Alzare il livello di guardia

09 maggio 2008

Alzare il livello di guardia



Se per alcune malattie esiste il rischio di stigmatizzazione, questo rischio investe in pieno le patologie del fegato, per lungo tempo associate a una vita dissoluta fatta di consumo e abuso di alcool e di droghe. Ed è tuttora così, ma al quadro epidemiologico va aggiunta tutta la casistica di patologie epatiche provocate da stili di vita meno clamorosamente scorretti, ma pur sempre scorretti. Con un riferimento particolare a una condizione patologica, la steatosi epatica, finora considerata benigna, ma che ora sta assumendo una dimensione più ampia e una natura meno innocua.

I rischi non si fermano all'organo
Gli stessi medici e specialisti si sono resi conto che spesso la scoperta della steatosi, cioè della presenza di accumulo di grasso nelle cellule del fegato, epatociti, avviene casualmente, durante ecografie eseguite per altri obiettivi o alla lettura di un innalzamento di enzimi specifici (transaminasi) nel sangue. La maggior parte di chi ha il cosiddetto fegato grasso sta bene, non accusa sintomi specifici, o lamenta sintomi aspecifici quali dolenza nella zona addominale destro corrispondente all'organo e senso di pienezza post-prandiale. Poca attenzione quindi a un'alterazione del fegato che, quando non è causata da alcool, e per questo chiamata steatosi epatica non da alcool (NAFLD), si presenta prevalentemente in soggetti obesi, che già presentano un quadro predisponente allo sviluppo di sindrome metabolica, e solitamente abitudini alimentari a rischio. La steatosi epatica è associata a sovrappeso corporeo nella stragrande maggioranza dei casi, mentre alterazioni di tipo metabolico sono riscontrabili in percentuali variabili dal 9 al 12% per il diabete e dal 20 al 40% per le dislipidemie. Il livello di interesse per questa condizione è in aumento, anche perchè nel 15-25% dei casi la NAFLD evolve nella forma più grave, la steatoepatite non alcolica (NASH) in cui si aggiunge anche uno stato infiammatorio dell'organo. La NASH, oltre a rimanere un fattore di rischio per la sindrome metabolica, è associata al rischio di sviluppo di cirrosi epatica, epatocarcinoma fino all'indicazione per il trapianto d'organo.

Meglio giocare d'anticipo
Viste le complicanze, la strategia migliore è sempre giocare di anticipo con una diagnosi precoce basata sull'esame obiettivo del medico e sull'esclusione di altre patologie del fegato. Non ci sono parametri biochimici che consentano di riconoscere con sufficiente accuratezza NAFLD, ma l'alterazione di accompagna a elevazione delle transaminasi a livelli di trigliceridi e colesterolo oltre la norma. A volte sono presenti iperglicemia o iperinsulinemia. Tuttavia un elevato numero di soggetti può presentare normalità degli indici epatici, una maggiore sensibilità e specificità la offre l'ecografia epatica altamente indicativa per la presenza di grasso nel tessuto epatico. La terapia fortemente raccomandata resta quella comportamentale che deve comprendere l'aumento dell'attività fisica e la modifica delle abitudini alimentari che dovrà portare, nei casi di obesità, a un calo del peso di non più di 1 kg alla settimana (un calo troppo rapido può sviluppare insufficienza epatica). Le possibilità evolutive cliniche della NAFLD, dal danno d'organo alla sindrome metabolica e quindi ai rischi cardiovascolari, suggeriscono di procedere con uno screening sistematico della steatosi per individuare la popolazione a elevato rischio di complicanze. Questo significa ricercarla attivamente nei pazienti a rischio elevato (soprattutto obesi e diabetici), di documentarne se possibile l'eziologia e le eventuali condizioni cliniche associate, di intervenire attivamente e rapidamente sui fattori che possono averla determinata.

Simona Zazzetta

Fonti
Grattagliano I et al. Steatosi e statopatite non alcolica (NAFLD, NASH). Inquadramento e trattamento in Medicina Generale. Società Italiana di Medicina Generale. Numero 6, 2006

43° European Association For The Study Of The Liver. Milano 23-27 aprile 2008


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