Ginkgo biloba non previene l'Alzheimer

21 novembre 2008

Ginkgo biloba non previene l'Alzheimer



Ginkgo biloba è largamente usato nel mondo per i suoi potenziali effetti su memoria e deterioramento cognitivo. Un fatto confermato dai dati di mercato che negli Stati Uniti riferiscono di vendite annuali per oltre 249 milioni di dollari. Il presupposto scientifico è che l'effetto sia legato principalmente all'azione antiossidante anti-radicali liberi, il ginkgo, cioè, combatte lo stress ossidativo che è uno dei meccanismi in causa nell'insorgenza del deterioramento cognitivo. Sul suo effettivo ruolo, però, mancano le evidenze cliniche definitive e si alternano studi che ne riconoscono un minimo effetto ad altri che invece non riscontrano vantaggi sostanziali. Gli esperti, perciò, sottolineano da tempo come ci sia ancora molto da scoprire e come sia necessario per farlo nella maniera ottimale seguire una metodologia scientifica rigorosa. L'importanza per la salute pubblica di identificare strategie preventive per la demenza basate su evidenze cliniche ha condotto a due trial clinici a lungo termine, iniziati nel passato decennio e mirati a certificare l'efficacia del rimedio fitoterapico nel prevenire la demenza, uno negli Stati Uniti e uno in Europa. Il primo dei due, il Ginkgo Evaluation of Memory (GEM) study si è appena concluso. Il Ginkgo non ne esce molto bene.

Nessun effetto preventivo
Si tratta del trial più ampio e più lungo mai condotto sull'argomento. Sufficientemente ampio da poter certificare in modo accurato l'effetto dell'estratto della pianta sull'incidenza di demenza e i risultati frantumano le speranze di un suo effetto preventivo. Addirittura al termine dell'indagine si sono verificati più casi di demenza tra i partecipanti che hanno assunto ginkgo biloba rispetto a chi ha assunto placebo, benché non si tratti di una differenza statisticamente significativa. Un risultato che ha gettato nello sconforto i ricercatori, provenienti da diversi istituti sotto il patrocinio del National Institutes of Health e del National Center for Complementary and Alternative Medicine. Le aspettative, infatti, erano alte. Per lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati da JAMA, i ricercatori, provenienti da cinque diversi centri statunitensi, hanno radunato 3069 volontari ultrasettantacinquenni, la maggior parte in buona salute mentale, ma 482 con un disturbo cognitivo di media entità. Circa la metà dei soggetti reclutati ha ricevuto due dosi quotidiane da 120 mg di estratto di ginkgo, mentre l'altra metà ha ricevuto pillole di placebo, il tutto a doppio cieco, cioè nessuno sapeva cosa stesse assumendo. Il tutto è durato sei anni con verifiche semestrali sull'andamento cognitivo. Nel periodo preso in esame sono stati diagnosticati 523 casi di demenza, di questi 246 (16,1%) in chi aveva utilizzato placebo e 277 (17,9%) in chi aveva assunto ginkgo biloba. L'effetto non sembra rilevante, perciò. Non solo. Un editoriale che accompagna lo studio ventila possibili effetti dannosi Il trial, infatti, riporta casi di ictus emorragico anche se, di nuovo, il dato non è statisticamente significativo, mentre i pazienti con problemi cardiovascolari che hanno assunto il supplemento hanno avuto un aumentato rischio di demenza. Un fallimento su tutti i fronti, che rafforza una review Cochrane del 2007, di 35 trial clinici che aveva trovato inconsistenti e poco convincenti le evidenze che ginkgo avesse benefici significativi sui soggetti con un deficit cognitivo. I produttori tedeschi di un integratore a base della pianta non sono d'accordo e in una nota segnalano la diffusa mancata adesione alle dosi programmate nel trial. E segnalano come sia il caso di aspettare i risultati del trial europeo prima di giungere a conclusioni definitive.

Marco Malagutti

Fonti
Dekosky ST et al. Ginkgo biloba for Prevention of Dementia. JAMA. 2008;300(19):2253-2262.




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