La Legge 40 funziona, male...

13 luglio 2007

La Legge 40 funziona, male...



Si torna a parlare di procreazione medicalmente assistita (PMA) e a ragione, dal momento che il ministero della Salute ha divulgato i dati di confronto tra il periodo precedente e quello successivo all'introduzione della Legge 40. Quest'ultima, per riassumere i termini della questione, aveva istituito notevoli limitazioni alle operazioni possibili: divieto della diagnosi preimpianto, obbligo di trasferire in utero tutti gli ovociti fecondati, divieto di fecondazione eterologa (cioè con gameti diversi da quelli del partner). I dati non sono semplicissimi da interpretare, e nascondono qualche trabocchetto. Apparentemente,tutti gli indicatori sono al rialzo: più centri (169 nel 2005, mentre erano 120 nel 2003), più gravidanze (6235 nel 2005 contro le 4807 del 2003), più le donne trattate (27254 contro 17125). Ma il dato più importante è la percentuale di successo: mentre nel 2003 andava a buon fine il 24,8% degli interventi, nel 2005 la percentuale è scesa al 21,2%. Secondo la relazione del ministero questo 3,6% in meno corrisponde a 1041 gravidanze perse. La spiegazione è contenuta in un altro passaggio: "Il numero di trasferimenti effettuati con un solo embrione è passato dal 13,7% del 2003 al 18,7% del 2005, mentre più del 50% dei trasferimenti viene effettuato con tre embrioni contro il 44% del 2003. E' aumentata, dal 22,7% del 2003 al 24,3% del 2005, la percentuale di parti plurimi (gemellari, trigemini e multipli) - sottolinea la relazione - e sono aumentati dal 23,4% nel 2003 al 26,4% nel 2005 gli esiti negativi delle gravidanze, per aborti spontanei, morti intrauterine, gravidanze ectopiche correlate all'obbligo di impianto di tutti gli embrioni previsto dalla legge 40/2004". In una parola, grazie alla Legge si "lavora" peggio e quanto questo sia funzionale a un paese che dà la caccia all'errore in corsia, che vuole limitare le prestazioni inutili, e compagnia cantante, chiunque lo può giudicare.

E il peggio nemmeno si vede
Furente il commento di Carlo Flamigni, ginecologo, pioniere della PMA in Italia e membro del Comitato nazionale di bioetica. "Una dichiarazione di fallimento'' ha detto Flamigni ''dati cattivi, soprattutto perché la casistica dei centri italiani è selezionata. Le donne in condizioni più difficili e quelle in età più avanzata infatti si rivolgono ancora ai centri di fecondazione esteri".
Insomma, il peggio non lo si vede nemmeno. Ma l'Istituto superiore di sanità tende a minimizzare "Nonostante i limiti imposti dalla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, il calo del 3,6% delle gravidanze dimostra che il servizio offerto dai centri italiani è di buon livello" ha detto Giulia Scaravelli, responsabile del Registro nazionale sulla procreazione medicalmente assistita all'Istituto superiore di sanità. "Infatti, la qualità del servizio è alta. I centri che effettuano le tecniche, e gli operatori sono esperti. Si tratta di un settore all'avanguardia in Italia. Per cui - aggiunge - non c'è motivo di andare all'estero a meno che le coppie non abbiano bisogno di tecniche che sono vietate dalla legge, come la fecondazione eterologa o la diagnosi pre-impianto". I dati negativi però ci sono, ammette Scaravelli. "Le gravidanze calano indubitabilmente, anche se non quanto ci si sarebbe aspettato per i divieti imposti dalla legge". Secondo l'ISS anche i dati sui fallimenti vanno considerati negativi, ma non sarebbero eclatanti. Sì, d'accordo, ma se prima erano migliori...

Qualità? Non sempre
Quanto alla qualità del servizio, la stessa relazione dice chiaramente che "esistono, anche dopo l'applicazione della legge 40, ancora molti centri di II e III livello che svolgono un numero ridotto e in alcuni casi ridottissimo di procedure nell'arco di un anno. Per questo - commenta il documento - occorre migliorare la qualità dei servizi da offrire alle coppie, giacché l'esperienza nell'applicazione delle tecniche riveste un ruolo determinante. Inoltre - continua la relazione - data l'esistenza di differenze territoriali Nord-Centro-Sud da parte dei centri pubblici o privati, si evidenzia la necessità di un'ulteriore valutazione sui costi a carico delle coppie e sul fenomeno della migrazione delle coppie, da centro a centro, da regione a regione".
Per migliorare la legge si punta alla preparazione di nuove linee guida per la sua applicazione. Questo è un vecchio sistema italiano: le leggi magari zoppicano poi arriva un regolamento applicativo che cerca di metterci una pezza. Ma questa volta potrebbe andare diversamente: ''La revisione delle linee guida sulla legge 40 sarà pronta entro fine luglio, dato che quelle attuali scadono i primi di agosto" aveva detto Maura Cossutta, consigliere del ministro della Salute Livia Turco per i problemi della donna e del bambino. Per Cossutta i numeri "parlano chiaro e rappresenteranno un grande contributo alla revisione delle linee guida sulla legge che regola la fecondazione assistita. Resta il fatto che spetterà al Parlamento intervenire per modificare concretamente la normativa". E per una volta, niente ideologia: "Questa legge in realtà è un vero e proprio statuto dell'embrione, restrittivo e punitivo nei confronti della donna. E delle coppie, costrette a migrare nei centri esteri". L'ha detto Stefania Prestigiacomo, deputato di Forza Italia ed ex Ministro del governo Berlusconi.
Cossutta è stata buon profeta, visto che l'approvazione delle nuove linee guida si è avuta, secondo le agenzie, lo scorso 11 luglio. E anche se il loro contenuto non è ancora noto, purtroppo è quasi certo che i cambiamenti che potevano essere apportati non basteranno.

Maurizio Imperiali



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