Gli sbagli della legge

31 maggio 2005

Gli sbagli della legge



Il disegno di legge approvato dal Parlamento sembra aver posto notevoli vincoli all'utilizzo delle tecniche di fecondazione assistita. La Legge 40, dicono gli esperti, entra in contraddizione con altre norme e lascia aperti parecchi interrogativi. Ce lo ha confermato il professor Carlo Flamigni, docente di ostetricia e ginecologia all'Università di Bologna e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, che è sicuramente uno dei più autorevoli esperti sull'argomento. Per cominciare, però è opportuno inquadrare il problema. A chi sono rivolte le tecniche di fecondazione assistita e, soprattutto, qual è il loro grado di efficacia?

Quali tecniche?
"Le tecniche di fecondazione assistita - risponde Flamigni - prevedono il prelievo degli ovociti dalle ovaie della donna, la loro fertilizzazione in laboratorio (in provetta) con gli spermatozoi del partner e il trasferimento nell'utero, da 3 a 6 giorni più tardi, degli embrioni che si sono sviluppati. L'accesso a queste tecniche è riservato alle coppie sterili o infertili che non riescono, cioè, a iniziare la gravidanza. In questa percentuale va fatto rientrare anche quel 10 per cento di coppie la cui sterilità non è dimostrata, perché in qualche modo sfugge all'analisi. L'utilità delle tecniche di fecondazione assistita esiste anche per le coppie portatrici di malattie genetiche. Situazione nella quale la coppia è fertile ma molto probabilmente svilupperà un feto malato. E ancora le tecniche sono d'aiuto nei casi in cui uno dei due partner sia affetto da malattie infettive (per esempio il marito sieropositivo) con conseguente rischio di trasmissione al feto. Un fenomeno che non si verifica se l'incontro dei gameti avviene in vitro. Infine uno degli usi più discussi riguarda la selezioni di gameti su persone fertili con conseguente cessione a coppie sterili. Si parla in questi casi di maternità surrogata e l'offerta può essere dettata da mere ragioni economiche (utero in affitto) oppure si tratta di una vera e propria donazione. Oltre alle tecniche di fecondazione assistita tradizionale poi esiste anche la ICSI (Microiniezione intraovocitaria dello spermatozoo) nella quale lo spermatozoo viene iniettato direttamente nell'ovocita, che è riservata ai casi di sterilità maschile particolarmente severa". E si tratta di tecniche efficaci? " Non è facile quantificare", riprende il ginecologo bolognese. "I bambini nati con questa tecnica sono molti e nel complesso stanno bene. Gli unici dubbi riguardano la ICSI: si sono verificati, infatti, casi di anomalie cromosomiche e un aumento delle malattie rare. Un vantaggio di queste tecniche è dato dalla possibilità di congelare embrioni (almeno finché si poteva) che aumenta la probabilità di successo e evita di ripetere stimolazioni ormonali nella donna. Quanto alla FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento nell'utero) garantisce una buona percentuale di successi, che si aggira attorno al 25 per cento. Ma andrebbero fatti molti distinguo, per esempio in base all'età della donna. Chiaramente quanto più è giovane tanto maggiori sono le possibilità di successo". E su queste percentuali la legge avrebbe già esercitato la sua influenza. A un convegno svoltosi all'università statale di Milano, infatti, lo stesso Flamigni ha sottolineato che il calo di gravidanze, da che la legge è entrata in vigore, è stato del 6 per cento. Una percentuale che potrebbe sembrare bassa ma non lo è più se si considera la bassa probabilità di successo delle tecniche. Su 10000 bambini, ha puntualizzato Flamigni, ne nascono 7800. Pochi? Andrebbe spiegato ai genitori dei 2200 non nati. Ma a proposito di legge. Erano davvero così necessarie delle regole? Esiste davvero un far west come sostengono i fautori del testo?

Un pendio scivoloso
"A mia memoria", sottolinea il ginecologo, "da vent'anni a questa parte saranno stati dieci gli scandali. Cinque per maternità oltre i 60 anni, tre per maternità surrogate e gli altri due per gravidanze indotte in ragazze omosessuali. Un numero non così elevato se si pensa ai 7200 bambini nati nel 2003 e al numero di scandali che nello stesso tempo hanno investito settori come la politica o la religione. Direi che non è possibile da questi numeri generalizzare e parlare di far west nel campo della procreazione assistita". E quali sono i principali limiti della legge 40? "La prima cosa che mi viene in mente riguarda l'impossibilità di congelare gli embrioni. La limitazione a tre nel numero di embrioni prodotti e l'impossibilità di conservarli con il freddo, implica che per ogni fallimento la donna debba subire un nuovo trattamento ormonale. Poi c'è il problema delle malattie genetiche, l'impossibilità cioè di prevenirle con la diagnosi pre-impianto. Quindi il divieto alla donazione di gameti, al punto da proibire l'uso di embrioni sopranumerari per la ricerca. La legge poi è piena di situazioni paradossali, sono le cosiddette passerelle, escamotage per evitare i punti più sgradevoli. Per esempio la donna pur vincolata ad accettare l'embrione non è sanzionabile nel caso si rifiuti. Ma anche il no alla ricerca sulle cellule staminali, che proibisce la ricerca sugli embrioni, ma non sulle linee cellulari embrionali già pronte e arrivate da altri paesi". La legge si può aggirare perciò? "Un esempio è significativo", riprende Flamigni. "Non c'è chiarezza sul congelamento pre-embrionale. In Svizzera e Germania è possibile congelare ootidi, ossia l'ovocita fecondato e nel quale non è ancora avvenuta la fusione dei patrimoni genetici dei due gameti. Due modifiche al testo di legge presentate da Tomassini, presidente della Commissione sanità del Senato, e Amato vertono su questo aspetto. Sul quale anche la bioetica cattolica è divisa". Alla conferenza di Milano Flamigni ha parlato di paura del pendio scivoloso, a proposito della difficoltà di trovare una legge condivisa. Ora la palla passa al referendum.

Marco Malagutti



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