Infertilità in crescita

01 luglio 2005

Infertilità in crescita



"Se le cose continueranno così, la sterilità in Europa raddoppierà nei prossimi dieci anni". Il vaticinio arriva da Bill Ledger, esperto di fecondazione della Sheffield University, intervenuto alla conferenza europea sulla fertilità di Copenhagen. E del resto anche i numeri italiani, emersi all'ultimo congresso nazionale Cecos (rete di 28 centri privati di procreazione medicalmente assistita), parlano chiaro. In Italia due coppie su dieci sono sterili e ogni anno ci sono più di 60 mila nuove coppie ad avere problemi d'infertilità. Al 30% viene diagnosticata una causa di sterilità attribuibile, equamente, sia all'uomo (40%) sia alla donna (40%), mentre nel 10-15% delle coppie non si riconoscono cause evidenti per spiegare l'incapacità di procreare. E a questo proposito il dato emerso da Copenhagen parla di sterilità come problema sempre più maschile. Per capire meglio come si sta evolvendo il problema ne abbiamo parlato con Giuseppe Benagiano, specialista in ginecologia e ostetricia e professore presso La Sapienza di Roma. La sterilità è veramente destinata a raddoppiare?

Figli sempre più tardi
"Si tratta di previsioni", risponde Benagiano, "e come tali non necessariamente infallibili. Riguardo alla sterilità maschile le previsioni di crescita fanno riferimento al peggioramento della qualità del liquido seminale che si è riscontrata negli ultimi 50 anni". E perché è successo? "Intanto", riprende il professore, "i numeri sono effettivamente inequivocabili ma è anche vero che i metodi di conta degli spermatozoi sono diventati nel tempo sempre più sofisticati, quindi non è detto che il confronto sia così veritiero. D'altro canto la spiegazione più rilevante del peggioramento della qualità e della quantità del seme maschile, sta nei cosiddetti endocrine disruptors, sostanze presenti nell'ambiente inquinato che hanno un effetto negativo. Tornando alle previsioni pessimiste non è detto che vengano confermate, io personalmente sarei ottimista. Un dato di cui tenere conto, però, è l'infertilità femminile e su questo versante le cose non possono che peggiorare". Perché? "A prescindere dall'effetto degli inquinanti" puntualizza Benagiano "esiste un dato di fatto incontrovertibile: le donne fanno figli più tardi". Lo stesso Ledger, del resto, ha segnalato come sia fondamentale offrire alle donne delle pause nella carriera, per permettere loro di avere figli prima di quanto non accada oggi, cioè quando sono più fertili. "E' un fatto di natura", sottolinea il ginecologo, "il fattore più importante per la sterilità è l'età. Se le donne per ragioni sociali fanno figli sempre più tardi...Ed è un fatto che la legge 40, quella messa in discussione dai recenti referendum, non considera assolutamente questo aspetto considerando alla stessa stregua donne di 20 e di 45 anni" E qual è l'età in cui comincia a scemare la fertilità? "Sicuramente l'età ideale è tra i 20 e i 25 anni. Prima e dopo si parla di momento sub-ideale. L'età, comunque, alla quale si osserva un cambiamento significativo sono i 37 anni è qui che si verifica l'impennata in basso. E l'impatto dell'età è veramente sostanziale. Mettendo insieme tutti i fattori, perciò, è legittimo temere che la sterilità possa aumentare". Certo, come sottolineano gli esperti, se i governi attuassero politiche che incoraggiano la donna ad avere figli prima si potrebbe invertire la tendenza. In Francia, per esempio, si prevede l'introduzione di benefici fiscali e sostegno per le donne che vogliono mettere su famiglia. E la Gran Bretagna sembra avviata a seguire la stessa politica. L'Italia, anche a giudicare dalla fantomatica legge 40, non sembrerebbe così all'avanguardia su questi temi. Ma tornando all'età è così importante anche per l'uomo? "Assolutamente no" - riprende Benagiano - "per gli uomini con l'età possono subentrare problemi di erezione o di desiderio sessuale, ma la capacità riproduttiva non viene intaccata dagli anni. E ci sono esempi famosi da Anthony Quinn a Charlie Chaplin. Un 70enne, del resto, produce spermatozoi che hanno al massimo tre mesi di vita mentre l'ovocita di una 40enne ha quarant'anni. E le statistiche lo confermano: se l'uomo è anziano e la donna giovane la fertilità non viene influenzata, se, caso peraltro piuttosto raro, avviene il contrario la capacità riproduttiva ne risente, eccome". La morale è chiara. Le donne non sono più così fertili dopo i 35 anni, ed è più facile fare il possibile per incoraggiarle ad avere un bambino naturalmente qualche anno prima, piuttosto che aspettare finché la provetta non sia l'unica possibilità. Tocca alle politiche sociali, perciò, fermare la tendenza e questo probabilmente rende tutto più complicato.

Marco Malagutti

Fonte
ESHRE 2005 Copenhagen




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