Artificiale sì, ma di buona qualità

02 dicembre 2005
Focus

Artificiale sì, ma di buona qualità



L'Organizzazione mondiale della sanità lo dice chiaramente. L'allattamento raccomandato è quello al seno almeno per i primi sei mesi di vita del neonato. Non sempre è possibile, però, e non tutte le mamme fanno questa scelta. Si spiegano così le 6300 tonnellate di latte artificiale consumate ogni anno in Italia. Sul latte artificiale, peraltro, aleggiano molti pregiudizi: non si formano gli anticorpi, non si crea un legame intenso con il bambino, non c'è adeguata protezione dalle allergie. Leggenda o realtà? Per capirne di più abbiamo intervistato Gian Paolo Salvioli, ordinario di Pediatria e direttore dell'Istituto Clinico di Pediatria Preventiva e Neonatologia dell'Università degli Studi di Bologna. Meglio l'allattamento naturale o quello artificiale?

Al seno è un'altra cosa, però...
"Non ci sono dubbi - risponde convinto il professore. Come testimoniano organismi internazionali e società scientifiche, dall'OMS all'Accademia Americana di Pediatria, il latte materno rappresenta l'alimento ottimale per il lattante. Lo è sia per la composizione equilibrata, con il giusto mix di nutrienti, enzimi, ormoni, fattori di crescita, sia per il legame intenso che si crea tra madre e figlio. Fatta questa premessa ogni medaglia ha il suo rovescio e succede così che, sebbene le raccomandazioni parlino di allattamento al seno per i primi 5-6 mesi, spesso la donna non può più allattare come prima e il latte artificiale, liquido o in polvere che sia, diventa indispensabile". Ed esistono differenze o si tratta di prodotti di diversa qualità? "Le differenze ci sono. E quelle nei prezzi corrispondono a differenze nella composizione. Ora poi, finalmente, si è provveduto alle corrette equiparazioni con il resto d'Europa". A questo proposito va ricordato il recente provvedimento dell'Antitrust che ha sanzionato per quasi 10 milioni di euro i principali produttori di latte in polvere che hanno costituito un cartello per mantenere elevati i prezzi. Basti pensare che i genitori italiani sarebbero arrivati a pagare fino all'80% in più rispetto a quelli del resto d'Europa. "Negli ultimi vent'anni, peraltro - riprende il pediatra bolognese - la ricerca nel settore ha fatto progressi straordinari nel tentativo di rendere, per composizione e funzionalità, il latte in polvere sempre più vicino al latte materno". E ci è riuscita? "Direi di sì - afferma Salvioli. - Si va dall'arricchimento con particolari acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6) in grado di riprodurre meglio caratteristiche e funzioni del latte materno, all'aggiunta di prebiotici, zuccheri naturali che modificano la flora batterica ed esercitano un'azione protettiva. Il tentativo è di rendere il latte artificiale un alimento "vivo" come è il latte materno". Ma quindi che cosa manca al latte artificiale? "La differenza fondamentale - spiega il professore - riguarda la presenza di anticorpi e di sostanze come le citochine che hanno un ruolo protettivo per il neonato". E il problema dell'ipernutrizione del bambino esiste? "Assolutamente sì - afferma convinto Salvioli. - Chi accudisce il bambino ha il timore, spesso infondato, che mangi poco. Si finisce così per aggiungere nella preparazione un misurino colmo invece che "raso" come dovrebbe essere. Alla fine della giornata in questo modo il bambino ha avuto un apporto calorico sovrabbondante e il rischio è che si cominci ad avere problemi di sovrappeso già in età neonatale. In più, nell'allattamento al seno il neonato succhia e quindi compie un lavoro per nutrirsi, spesso con il biberon e il latte in polvere fa meno fatica".

Marco Malagutti



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