Tutti i numeri dell'aborto

18 novembre 2005

Tutti i numeri dell'aborto



Nel maggio del 1978, il Parlamento italiano ha approvato la legge 194 contenente "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'introduzione volontaria di gravidanza". Nel 1981, i risultati del referendum abrogativo, confermavano la legalizzazione dell'aborto, entro i 90 giorni dall'ultima mestruazione e anche dopo, in caso di pericolo per la salute psicofisica della donna. Il primo obiettivo della legalizzazione era l'eliminazione dell'aborto clandestino, stimato intorno ai 350 mila interventi l'anno, oltre alla riduzione del ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) come metodo contraccettivo. Al fine di sorvegliare l'andamento del fenomeno, la legge prescrive che il Ministro della salute presenti una relazione annuale sull'applicazione della legge stessa. A ottobre 2005 è stato reso noto il rapporto che raccoglie i dati definitivi per il 2003 e quelli generali del 2004.

In aumento nel 2004
Nel 2004 sono state notificate quasi 137 mila IVG e, sebbene vi sia stato un decremento del 41,8% dal 1982 (anno in cui, con oltre 234 mila casi, si è registrato il picco più alto), il numero di aborti eseguiti in Italia è aumentato di 4500 unità, rispetto al dato definitivo del 2003 (circa 132 mila). In particolare, il contributo maggiore all'aumento della tendenza è stato dato dalle regioni del centro (+6%) e del nord (+4,8%), mentre nel sud e nelle isole è stato registrato un leggero calo (-0,1%). Per avere una più corretta valutazione della tendenza, si utilizza il tasso di abortività, che rappresenta il numero di IVG per 1000 donne in età feconda (15-49 anni), e che è passato da 9,6 per 1000 del 2003, al 9,9 per 1000 del 2004 con un incremento del 2,6%.

I dati del 2003
Dal 1983 al 2003, i tassi di abortività sono diminuiti in tutti i gruppi di età, con riduzioni meno marcate per le donne con meno di 20 anni (-12,5%), inoltre, dal 1995, è stato osservato un leggero aumento per le classi di età 20-24 e 25-29 anni. La distribuzione per titolo di studio segue un andamento già rilevato negli anni precedenti con prevalenza di donne in possesso di licenza media inferiore (46.4%) e superiore (40,4%). Per quanto riguarda lo stato occupazionale si è evidenziata una prevalenza del 48,9% di donne con un lavoro, mentre il 27,1% è casalinga e il 10,1% studentessa. Un dato rilevante è quello relativo alle donne straniere, che hanno praticato l'aborto in Italia, e che sono passate da quasi 9 mila nel 1995, anno in cui si è iniziato sistematicamente a rilevare l'informazione sulla cittadinanza, a 29 mila nel 2002, con un aumento complessivo del 226,3%, per arrivare a circa 32 mila del 2003. Nel corso degli anni è quindi andato crescendo il numero degli interventi effettuato da donne con cittadinanza estera e nel 2003 tali interventi hanno rappresentato il 25,9% del totale delle IVG, mentre, per esempio, nel 1998 tale percentuale era del 10,1%. Il tasso di abortività tra le donne straniere è stato stimato tre volte maggiore rispetto alle donne italiane e ciò condiziona negativamente il quadro dell'interruzione volontaria di gravidanza in Italia. Il sistema complesso di richiesta, la scarsità di mediatori culturali e lo scarso coordinamento fra consultori e ospedali spiegano il perché stia tornando alla ribalta una pratica che sembrava debellata, l'aborto clandestino, la cui stima si aggira intorno ai 20 mila casi l'anno.

L'interpretazione del fenomeno
Dai dati che emergono dalla relazione del Ministero sembrerebbe che gli obiettivi principali della legalizzazione dell'aborto siano stati raggiunti. Infatti, si è verificata oltre a una diminuzione dei tassi di abortività, anche una significativa riduzione della tendenza al ricorso all'aborto clandestino; ciò sta a significare che l'interruzione volontaria di gravidanza non viene considerata come una scelta d'elezione (non si sarebbe verificata una riduzione dei tassi di abortività in quanto la legalizzazione avrebbe reso più facile e sicura la pratica abortiva), ma come un'ultima possibilità, in seguito al fallimento o all'uso scorretto dei metodi di contraccezione. Tuttavia, gli effetti benefici della legge 194, non si sono verificati in modo equo per tutte le donne, ma hanno interessato principalmente le più istruite, quelle con maggiori contatti sociali, con relazioni sessuali stabili e residenti in aree geografiche con maggiore presenza di servizi consultoriali e di attività di promozione della salute. Risulta quindi necessario attuare strategie per coinvolgere le fasce di popolazione più difficili da raggiungere, iniziando da un maggiore coinvolgimento e una migliore integrazione della popolazione femminile immigrata. È, inoltre, necessaria una più intensa attività di informazione e prevenzione e un potenziamento dei servizi, invece di scoraggiare il ricorso all'aborto rendendo difficile la vita alle donne che prendono questa drammatica e difficile decisione. L'Italia, infatti, è uno dei pochi paesi al mondo dove l'IVG viene fatta per l'85,2% dei casi in anestesia totale, nonostante sia più costosa e meno sicura rispetto a quella locale.

Ombretta Bandi

Fonte

Relazione del Ministro della salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza. Dati preliminari 2004, dati definitivi 2003




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