Il consultorio previene già

18 novembre 2005

Il consultorio previene già



Sembra che oggi si sia scoperto un fatto senza precedenti: in Italia si abortisce. Si è scoperto anche il responsabile: i consultori familiari. Che cosa farebbero i consultori? Qui gli addebiti sono differenziati, per il ministro della Salute, Francesco Storace, si sarebbero dimenticati che il nucleo della legge 194 (quella che legalizzava l'interruzione di gravidanza) prevede la prevenzione dell'aborto tra i compiti affidati ai consultori. Altri dicono che invece si stanno limitando a ratificare la volontà della donna che si presenta per abortire - come sostiene il Movimento per la vita. Questo genere di accuse non è una novità, però, dati alla mano, non è esattamente così, anzi è il contrario. Infatti, si legge in una relazione di Michele Grandolfo, epidemiologo dell'Istituto Superiore di Sanità, che "i consultori familiari sono stati spesso accusati di non fare molto per la prevenzione dell'aborto. Questa accusa è totalmente infondata perché nelle regioni dove era maggiore la presenza consultoriale si è avuta una più rapida diminuzione del tasso di abortività. E' una misura dell'efficacia dei consultori familiari nel determinare una maggiore diffusione di comportamenti più consapevoli nella gestione della sessualità. Certamente si poteva fare di più, ma avrebbe comportato un cambio radicale di prospettiva". La legge, è bene ricordarlo, stabilisce che in Italia è possibile ricorrere all'interruzione di gravidanza entro il terzo mese di gestazione per motivi di salute, economici, sociali e familiari e lascia, in ultima analisi, la scelta alla donna. Quindi, a rigore, la ratifica è contenuta nella lettera della legge. Peraltro, dai consultori familiari passa soltanto un terzo delle donne che accedono all'interruzione di gravidanza.

Una struttura atipica
Innanzitutto sono una struttura multidisciplinare, dove c'è lo psicologo, l'assistente sociale, il medico. Il punto dolente, peraltro, è proprio la componente medica, dolente nel senso che scarseggia. Inoltre, soffre anche di emarginazione in un sistema sanitario, come quello italiano, che è fortemente incentrato sulla cura più che sulla prevenzione (una caratteristica peraltro comune). Malgrado alcune evidenti carenze di organico e di mezzi, i consultori hanno però fatto egregiamente il loro lavoro, come del resto la stessa legge 194. Sì, perché in Italia il numero delle interruzioni di gravidanza è andato calando, e si deve fare attenzione a leggere le cifre: c'è un 25,9% di donne che hanno abortito che sono immigrate extracomunitarie, estranee per forza di cose all'attività di prevenzione dell'aborto che è stata fatta in questi anni. Depurando il dato da questa quota si vedrebbe che sulla popolazione raggiunta dall'opera di prevenzione l'abortività è scesa costantemente. Infatti, quando un fatto drammatico come l'aborto esce dalla clandestinità, viene esaminato e discusso alla luce del sole, è possibile anche indicare le vie alternative, intervenire per risolvere conflitti; se un fatto resta confinato all'area grigia del si fa ma non si dice, il massimo che può fare una donna in difficoltà è trovare chi gli risolve il problema, a modo suo.

Quindi, piuttosto che cercare una responsabilità dei consultori, bisognerebbe, dati alla mano, gli stessi della relazione sull'applicazione della Legge 194 che ha presentato il ministro al Parlamento, provvedere ad ampliare le loro possibilità di intervento. Del resto, questo obiettivo, sempre dati alla mano, era stato riconosciuto da una lunga serie di ministri a partire da Carlo Donat Cattin (1987, stanziamento di 25 miliardi), Elio Guzzanti (95-96), Rosi Bindi (Progetto per la salute materno-infantle, entrato nel Piano sanitario nazionale 200-2003), e anche Girolamo Sirchia, visto che la previsione del potenziamento della rete consultoriale (particolarmente carente al Mezzogiorno) è entrata tal quale nel decreto che istituisce i livelli essenziali di assistenza, cioè il minimo che le Regioni devono garantire per a salute dei cittadini. Né Guzzanti (già direttore dell'Ospedale Bambino Gesù) né Bindi possono certo essere definiti laici e abortisti, eppure...

Maurizio Imperiali




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