Cose da donne

23 dicembre 2005

Cose da donne



Apparentemente, le donne italiane, nel corso del 2005, non si può dire che siano state trascurate. Politici, opinionisti, media, epidemiologi e medici hanno parlato di loro, hanno indagato su di loro e, a volte, hanno deciso per loro. L'oggetto del contendere non era tanto il loro essere, ma la loro capacità riproduttiva e su questa sono stati in molti a voler dettare regole. Riuscendoci, anche.

Regole sulla fecondazione assistita
A luglio del 2005 tutti gli italiani sono stati chiamati alle urne per poter decidere se modificare una legge, la numero 40, che stabiliva determinate norme sulla fecondazione medicalmente assistita. Premesso che è utile regolamentare un ambito in cui il rischio di speculazione è reale, con la legge 40 è stata fondamentalmente sancita la tutela dell'embrione, in quanto essere umano, escludendo la sperimentazione, la selezione pre-impianto, il congelamento, la produzione di embrioni soprannumerari e la fecondazione eterologa. A eccezione del primo veto, gli altri rispettano pienamente la vita dell'embrione ma tengono poco conto della salute della futura madre e della coppia che ricorre alla riproduzione assistita. Per esempio, l'articolo 4 del testo di legge circoscrive il ricorso alle tecniche solo in caso di infertilità documentata. Ciò significa che le coppie portatrici di malattie geneticamente trasmissibili che potrebbero avvalersene, ricorrendo alla diagnosi genetica preimpianto, non solo non possono accedervi, ma nemmeno potrebbero avere la certezza di impiantare un embrione sano, secondo quanto sancito dall'articolo 14 (che obbliga l'impianto di tutti gli embrioni prodotti).
Obiezioni del genere, che riguardano il numero degli embrioni prodotti e l'obbligo all'impianto dopo la fecondazione dell'ovulo sono state sollevate da buona parte del mondo scientifico e non, perché sulla base di evidenze scientifiche e cliniche, se da una parte si vuol proteggere l'embrione dall'altra non si presta molta attenzione alla salute della madre. Esponendola a rischi evitabili. Il 12 e 13 giugno solo il 25,9% degli italiani è andato a votare, il quorum non è stato raggiunto e la legge 40 è rimasta così com'era.

L'interruzione di gravidanza
Fissate le regole con la legge sulla fecondazione assistita, l'autunno al femminile è proseguito con le polemiche su un'altro aspetto della capacità di procreare della donna, cioè la facoltà di decidere di non volere un figlio. Con la Legge 194 del 1978 questa facoltà diventa un diritto tuttora valido, e anche se ha rappresentato una conquista non ha certo modificato la drammaticità della scelta. Ha soltanto messo la donna nelle condizioni di poter fare la scelta senza correre rischi per la sua salute, rischio che, grazie ai progressi scientifici, è ulteriormente diminuito grazie all'introduzione della pillola Ru486. E proprio su questo farmaco verteva il contrasto tra il ministro della salute Francesco Storace e alcune realtà regionali, in particolare la Toscana e il Piemonte. Seguendo politiche diverse gli assessorati per la sanità regionali hanno introdotto l'uso della pillola scontrandosi con una politica ministeriale che aveva a cuore, sicuramente, anche la salute delle donne. Dalle polemiche che ne sono seguite, emergeva la sensazione che una parte del mondo politico e dell'opinione pubblica vedesse nella pillola abortiva un modo più semplice per abortire e sul quale era necessario esercitare un controllo stretto. Al punto che si pensa di modificare anche la norma che rende possibile l'importazione del farmaco dall'estero su richiesta del medico (che è quanto fatto in Toscana). E' stata colta l'occasione per riflettere in generale sul tema dell'aborto in Italia, puntando il dito sui consultori, dove sembra non si faccia abbastanza per prevenirlo. Strana impressione, dal momento che i dati mostrano un calo nelle percentuali, per lo meno tra le donne italiane. L'interesse maggiore del governo ora è monitorare quanto si fa per prevenire gli aborti, e stando a quanto detto da alcuni politici, anche capire il perché del calo di nuovi concepiti. Ma forse le ragioni di quest'ultimo dato vanno ricercate nelle politiche di sostegno familiare piuttosto che nel lavoro dei consultori familiari.

Simona Zazzetta




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