Un ago in meno non guasta mai

19 luglio 2006
Focus

Un ago in meno non guasta mai



Si ricorre all'amniocentesi per diversi motivi: se ci sono rischi di anomalie genetiche o cromosomiche, se l'età della madre non è più giovanissima, se ci sono infezioni virali, se ci sono anomalie di sviluppo del tubo neurale. Ma dall'analisi del liquido amniotico prelevato è possibile valutare se la gravidanza può essere complicata dall'incompatibilità materno-fetale causata dagli antigeni Rh.

Incompatibilità in famiglia
La premessa perché ci possa essere il rischio è che il gruppo sanguigno materno sia caratterizzato dal fattore Rh negativo. In questo caso diventa in primo luogo necessario conoscere il fattore Rh del padre, se è positivo ci sono maggiori probabilità che il feto sia Rh positivo e questa evenienza rappresenta un rischio per la progenie. La sigla Rh fa riferimento agli antigeni esposti sulla superficie dei globuli rossi. Durante il parto o a causa di un aborto gli antigeni Rh positivi del feto possono entrare nella circolazione materna e il sistema immunitario della madre reagisce producendo anticorpi contro gli antigeni fetali Rh positivi, che rimangono nel sangue materno. Tali anticorpi non agiranno contro il feto che li ha provocati, ma avranno un effetto negativo nella successiva gravidanza: attraversano, infatti, la placenta e aggrediscono i globuli rossi fetali distruggendoli. Per prevenzione, quindi, vengono somministrate le immunoglobuline specifiche a madri Rh negative che partoriscono un bambino Rh positivo. Questo previene l'immunizzazione e quindi la comparsa dell'incompatibilità nelle gravidanze successive. Se ciò non avviene per trascuratezza o in dosaggi non appropriati, e non si interviene con un trattamento, nella seconda gravidanza può verificarsi una progressiva anemia fetale. Tra gli antigeni Rh positivi fetali, gli RhD sono i più fortemente immunogeni e gli anticorpi anti-RhD provocano emolisi nel feto. Inoltre possono formarsi eccessivi accumuli di fluido negli spazi extracellulari fino alla morte del feto. Nei casi meno gravi nascono neonati con un grado minore di anemia, ma la distruzione dei globuli rossi in corso da origine a iperbilirubinemia può avere effetti negativi a livello cerebrale.

Sensibile e accurato
Proprio per la gravità delle conseguenze, la verifica prenatale delle condizioni del feto permette di intervenire e prevenire, e l'amniocentesi è una valida possibilità. Sostanzialmente si misura nel fluido amniotico, prelevato durante la procedura, la quantità di bilirubina, come misura indiretta della distruzione dei globuli rossi, mediante una lettura spettrofotometrica. Ma l'amniocentesi per sua natura rimane una tecnica invasiva e, per quanto consigliata in alcune circostanze, non esente da rischi. Il tentativo di cercare un metodo di misurazione non invasivo ha portato finalmente a risultati incoraggianti con l'uso dell'ecodoppler introdotto con queste finalità nel 2000.
Si tratta di una tecnica per immagini e misura il picco di velocità del flusso sanguigno nell'arteria cerebrale media del feto per predire l'anemia fetale. In un feto anemico la bassa viscosità del sangue e l'aumentata gittata cardiaca contribuiscono a incrementare la velocità del sangue nell'arteria monitorata dall'ecodoppler. L'ulteriore conferma della sua efficacia come metodo di diagnosi prenatale è stata raccolta in un campione di 165 feti. I risultati dei due test sono stati confrontati con l'incidenza dell'anemia fetale e in effetti non solo i due metodi erano comparabili ma l'ecodoppler si dimostrava migliore per diversi aspetti. Quanto a sensibilità, quella dell''ecodoppler arrivava all'88% mentre per la spettrometria del liquido amniotico arrivava al 76%. Rispettivamente, l'accuratezza era dell'85% e del 76% e la specificità era dell'82% e del 77%.
Una sensibilità superiore del 12% e un'accuratezza superiore del 9% sono argomenti validi per sostenere l'ipotesi di poter sostituire l'amniocentesi con l'ecodoppler dell'arteria cerebrale del feto per poter gestire l'immunizzazione verso i globuli rossi durante la gravidanza. Ma questo è solo l'inizio e i centri specializzati non sono certo pronti a un cambiamento repentino in termini di attrezzature e di formazione. Ma l'idea di abbandonare l'ago e di affidansi a una sonda innocua è un bel traguardo da raggiungere. Soprattutto per chi sotto al punta dell'ago ci finisce.

Simona Zazzetta

Fonte
Oepkes D et al. Doppler ultrasonography versus amniocentesis to predict fetal anemia. N Engl J Med. 2006 Jul 13;355(2):156-64.



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