Molto screening per nulla?

20 aprile 2007

Molto screening per nulla?



Mentre negli Stati Uniti si diffondono mode pericolose come quella di effettuare ecografie casalinghe, utilizzando speciali programmi del computer o quella di recarsi in appositi corner che sorgono addirittura nei supermercati, qui da noi in materia di gravidanza ci si barcamena con altri problemi. Quali? Su tutti spicca l’ipermedicalizzazione, con una prescrizione in eccesso di esami, ecografie e integratori, ben oltre la necessità e l’utilità dimostrate. E a dirlo, oltre a una recente inchiesta di Altroconsumo, è il Terzo Rapporto sull’evento nascita in Italia, realizzato dal Sistema informativo sanitario del ministero della Salute. Una ipermedicalizzazione problematica sotto il profilo dei costi ma anche dei rischi per le neomamme. Prima i dati però.

La denuncia di Altroconsumo
Dal quadro dell’inchiesta di Altroconsumo spicca il fatto che a circa metà delle donne intervistate sono state prescritte analisi del sangue oltre a quelle rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. Ma sono necessari molti esami di screening per rischi bassi, come l’amniocentesi in giovane età? E gli integratori consigliati nel 60% dei casi? La risposta è no. Così come troppe sono le ecografie. Se le linee guida nazionali ne prevedono tre, perché il 20% del campione ne fa addirittura 9 e, comunque, la maggior parte delle donne almeno 6? Sulla stessa lunghezza d’onda i numeri ministeriali. Nel 72,4% delle gravidanze in Italia si superano i tre esami ecografici, con una media di 4,5 ecografie per parto. Al primo posto sono le mamme liguri con 6,4 ecografie, seguite dalle abruzzesi (6), mentre agli ultimi posti sono le sarde (0,7) e le trentine. Altissima poi la percentuale di donne che si fa seguire da un ginecologo privato, spendendo per la gravidanza in media quasi 600 euro, chiaro segnale di sfiducia sul funzionamento delle strutture pubbliche. Tra i test più eseguiti quello sulla toxoplasmosi (98%), mentre tra  i meno eseguiti c’è quello sulla sifilide (33%). Il fatto è che le donne, come spiegava in un recente intervento Giorgio Rondini, Presidente della Società italiana di Neonatologia, vogliono avere un ruolo più attivo durante la gravidanza e al momento del parto, chiedono sempre maggiori dettagli, e sono certamente molto più informate di una volta. Ma subissarle di esami non è la maniera migliore per favorire una gravidanza, auspicabilmente, consapevole e serena. E i motivi sono più d’uno

Esami cari e (a volte) rischiosi
Un aspetto è quello delle spese superflue. Nei nove mesi che precedono la nascita, infatti, lievitano le spese sanitarie. E questo nonostante la gratuità delle prestazioni garantite dal Ssn. Intanto per le troppe ecografie, in media 80 euro nel privato, circa 46 con il ticket, poi per la tendenza ad avvalersi del ginecologo privato, scelto dal 75% delle gestanti, con un costo medio a visita di 70-100 euro. Per non parlare degli esami genetici. Una donna con meno di 35 anni che voglia effettuare un’amniocentesi, spende una cifra che parte da 500 euro, ma può arrivare a mille per pacchetti con analisi genetiche più approfondite. Ma il problema non è solo economico. Un fenomeno da non trascurare, per esempio, è quello dei falsi positivi. E la cronaca recente ne ha fornito esempi eclatanti. Esagerando con le analisi, come ha spiegato Michele Grandolfo dell’Iss, si rischia più facilmente di avere un’indicazione della presenza di un problema anche quando non c’è. Infine l’ultimo grido in fatto di ecografia è quella tridimensionale. Una sorta di ecografia-spettacolo che permette la visione in tempo reale dei movimenti del feto. Spopola negli Stati Uniti ma anche in Gran Bretagna e Francia dove centri privati effettuano sedute ecografiche anche di un’ora alle quali possono assistere familiari e amici. Peccato che l’abuso di ultrasuoni sarebbe da evitare in gravidanza. Così come è discutibile l’abitudine, denunciata nel 2004 al Congresso nazionale della Società italiana di radiologia medica, di collezionare foto del bebè sin dal pancione. Una cosa è certa e sempre più evidente: medicalizzazione non vuol dire sicurezza, né eccesso di esami vuol dire qualità. Forse è il momento di fare un passo indietro.

Marco Malagutti


Fonte

Adnkronos
Iss
Altroconsumo



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