La compressa tre in uno

06 giugno 2008

La compressa tre in uno



Secondo le ultime stime l'infezione da Hiv ha cessato di essere un'epidemia, diventando un'infezione endemica a trasmissione prevalentemente sessuale. Un dato di cui ci si dovrebbe rallegrare, visto che 4mila nuove infezioni l'anno possono considerarsi poche. Il fatto è che basterebbe poco per azzerarle e che l'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che entro il 2030 sarà la malattia più contagiosa. Un problema non risolto, perciò. A questi dati si aggiunge un fenomeno nuovo, appena denunciato sulle pagine di Repubblica dall'infettivologo dell'Ospedale Sacco Mauro Moroni. E', infatti in crescita in maniera impressionante, la percentuale degli eterosessuali adulti, dai cinquant'anni in su che scoprono di aver contratto il virus. Un dato che in Lombardia raggiunge proporzioni allarmanti, visto che si contano 1500 nuove infezioni l'anno, 750 delle quali a Milano. Di questi 750 casi milanesi il 44% riguarda eterosessuali e quelli che hanno più di 50 anni arrivano al 20%. Il fatto è, spiega lo stesso Moroni, a margine di una conferenza stampa svoltasi a Milano, che la diminuzione della mortalità negli ultimi dieci anni ha fatto scendere la soglia di attenzione da parte dell'opinione pubblica rispetto ai rischi per il contagio. L'infezione non fa più paura e si è ridotta la percezione della severità clinica. Però, rimane un residuo del 10% di mortalità, nel quale confluiscono soggetti che non si curano o si curano male. Nel gruppo anche i pazienti che non prendono i farmaci con la necessaria aderenza. Rispetto a questo problema una novità potrebbe essere rappresentata da un farmaco presto sul mercato e presentato ufficialmente in un incontro a Milano.

L'importanza dell'aderenza
Si tratta del primo e unico farmaco "tre in uno", che riunisce cioè tre molecole antiretrovirali in un'unica compressa. Le tre molecole, di efficacia e stabilità provata, sono efavirenz 600 mg, emtricitabina 200 mg e tenofovir disoproxil fumarato 245 mg. Il vantaggio, in particolare per l'aderenza alla terapia, risulta evidente. Un breve excursus storico può essere utile a rendere l'idea. Se fino ad alcuni anni fa la terapia antiretrovirale comportava per i pazienti l'assunzione di un cocktail di farmaci che poteva arrivare a comprendere fino a 25 compresse al giorno, con l'inevitabile compromissione della qualità di vita, la nuova molecola permette una sola pillola in un'unica somministrazione quotidiana. Un traguardo considerevole. E' chiaro, infatti, che più è complesso lo schema terapeutico, sia in termini di numero di pillole che di dosi giornaliere, minore potrà essere il livello di aderenza". "L'aderenza è uno dei fattori principali per il successo della terapia, insieme ad altri concomitanti come la potenza del farmaco, il profilo di tollerabilità e la resistenza al virus", sostiene Andrea Antinori dell'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. "La differenza in termini di efficacia e inefficacia si gioca oggi soprattutto sul terreno dell'aderenza. Occorre recuperare quel 25-35% di pazienti che sappiamo aderire in modo sub-ottimale alla terapia". I progressi sono stati molti e oggi i pazienti sieropositivi hanno una spettanza e una qualità di vita non tanto dissimile dalle persone sieronegative. Ma la strada è ancora lunga.
Marco Malagutti

Fonti
Conferenza stampa, Bristol-Myers Squibb e Gilead Sciences, Milano 21 maggio



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