Farmaci ma non per tutti

06 giugno 2008

Farmaci ma non per tutti



Alla fine del 2007 il 31% dei 9,7 milioni di persone che aveva bisogno dei farmaci antiretrovirali nei paesi a basso e medio reddito, li ha ricevuti. E' il dato che emerge dal rapporto congiunto Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), programma delle Nazioni Unite sull'Hiv (UNAIDS) e Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF). Un segnale di progresso evidente dopo anni di impegno, visto che 950000 persone in più hanno ricevuto le terapie antiretrovirali, portando complessivamente a tre milioni il totale di chi ha accesso a questa classe di farmaci. "Questi elementi rappresentano una importante vittoria per la salute pubblica - ha commentato Margaret Chan, direttore generale dell'OMS - e la prova che con impegno e determinazione tutti gli ostacoli possono essere superati. Le persone che vivono in contesti poveri di risorse possono tornare a una vita economicamente e socialmente produttiva grazie all'assunzione di questi farmaci". Un entusiasmo cui si unisce Peter Piot, direttore esecutivo di Unaids, "Questo rapporto evidenzia i progressi che si possono ottenere nonostante le difficoltà in cui versano i paesi, e rappresenta un importante passo in avanti verso l'accesso universale a prevenzione, trattamenti, cure e sostegno per l'Hiv". Ma come è stato possibile un simile risultato?

Le ragioni del successo
Le ragioni del risultato, raggiunto per altro con due anni di ritardo rispetto alle attese, sono varie. Per cominciare una maggiore disponibilità dei farmaci, dovuta in larga parte a una riduzione dei prezzi; un migliore sistema di distribuzione, che si adatta meglio ai differenti contesti nazionali. E ancora: regimi farmacologici standardizzati e semplificati, la decentralizzazione dei servizi e un uso appropriato del personale e delle infrastrutture. Quanto ai risultati, un capitolo importante riguarda i bambini e le donne. Alla fine del 2007 circa 500mila donne avevano accesso ai farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus ai propri figli, nel 2006 erano 350mila. Nello stesso periodo 200000 bambini ricevevano i farmaci antiretrovirali rispetto ai 127mila della fine del 2006. Risultati incoraggianti, come lo sono quelli relativi alla trasmissione da madre a figlio del virus.

I punti deboli
Ma non ci sono solo risultati positivi. La tubercolosi innanzitutto che è la prima causa di morte per le persone affette da Hiv nel mondo e in assoluto la prima causa di morte in Africa. In più viene segnalata una certa debolezza dei sistemi sanitari nei paesi maggiormente colpiti. In particolare dalla difficoltà di formare e trattenere gli operatori sanitari. A questi che sono gli aspetti più importanti vanno aggiunti anche i bassi tassi di mantenimento dei pazienti nei programmi farmacologici e un considerevole numero di persone che non è consapevole della propria sieropositività, o alle quali il contagio viene diagnosticato troppo tardi, per cui muoiono durante i primi sei mesi di cure. I progressi sono evidenti, perciò, ma non sono ancora terminati.

Marco Malagutti

Fonti
Three million now receiving life-saving HIV drugs, Joint News Release WHO/UNAIDS/UNICEF

Adnkronos, 3 giugno



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