Il nuovo volto del virus

25 febbraio 2005

Il nuovo volto del virus



Il numero di sieropositivi cresce al ritmo di "3500 l'anno, uno zoccolo duro sotto il quale non riusciamo a scendere". Dalle recenti dichiarazioni di Mauro Moroni, direttore della cattedra di Malattie infettive dell'università degli Studi di Milano, trapela una tendenza preoccupante. A questo va aggiunto che "l'Aids è sempre più una malattia a trasmissione sessuale; nella maggior parte dei casi - ha sottolineato ancora Moroni - l'infezione viene contratta durante il rapporto sessuale, per lo più eterosessuale, ma anche omosessuale, benché in misura minore che a inizio epidemia". In un simile contesto desta ulteriore preoccupazione la notizia giunta la settimana scorsa da New York, dove è stata identificata una forma rara e particolarmente aggressiva del virus HIV. Ma di che cosa si tratta?

Raro e aggressivo
Il nuovo virus è stato scoperto in un uomo sulla quarantina, del quale non è stata rivelata l'identità, che ha avuto rapporti sessuali non protetti con centinaia di uomini. Si tratta di un virus super-mutato e super-resistente, insensibile ai farmaci antiretrovirali oggi disponibili. Fin qui niente di clamoroso, visto che il fenomeno della resistenza ai farmaci è noto da tempo. La novità sostanziale è che si tratta di un paziente mai trattato prima, nel quale, quindi, la modificazione non può essere avvenuta per effetto delle terapie. Si può supporre, perciò, che il virus fosse mutato ancora prima di infettare il suo ospite. Il caso - denunciato da funzionari dell'assessorato alla sanità della metropoli statunitense - non può che contrastare la crescente percezione che l'HIV sia una malattia cronica e arrendevole, commenta un articolo del New York Times. Negli ultimi 10 anni, di fronte a una paura che va scemando, si stanno cercando nuove modalità per comunicare, in particolare alla comunità gay, la necessità di prevenire l'HIV. Secondo un indagine del 2003 sui cittadini newyorkesi sessualmente attivi, solo il 45% degli uomini che ha avuto rapporti omosessuali ha dichiarato di aver fatto ricorso al preservativo, sebbene presentassero fattori di rischio associati all'infezione in misura tre volte superiore alla popolazione generale. Non solo. Il nuovo virus pone anche un problema rispetto alle persone per le quali sottoporsi a un test HIV rappresenta uno stigma. Per queste, infatti, commentano gli esperti statunitensi, l'efficacia della terapia ha sempre rappresentato un elemento di persuasione. Ma se non gli si può più garantire l'efficacia della terapia? A rendere, infine, sempre più critica la situazione due aspetti: il crescente ricorso nella popolazione gay a metanfetamine in cristalli, droghe che consentono di mantenere la performance sessuale per svariate ore, e i sempre più numerosi contatti tra sconosciuti, favoriti da Internet. Si attendono, comunque, i prossimi sviluppi scientifici rispetto al nuovo virus. Secondo molti l'allarme potrebbe essere esagerato perché potrebbe trattarsi di un caso isolato. In linea con questa opinione Moroni, secondo il quale "bisogna ancora capire se si tratta di un episodio isolato o se davvero si è selezionata una nuova popolazione virale più aggressiva e più resistente alle cure". Speriamo abbia ragione lui.

Marco Malagutti

Fonte
New York Times, 12 febbraio



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