Rare ma curabili

05 luglio 2006

Rare ma curabili



Nell'ambito delle malattie ereditarie le mucopolisaccaridosi (MPS) sono patologie rare con pesanti conseguenze fisiche e anche mentali che possono ridurre l'aspettativa di vita già in età infantile; le possibilità di cura di recente però sono aumentate, con una novità che pone il nostro paese in prima fila. Il dinamismo della ricerca nel settore fa sperare in ulteriori prospettive di miglioramento, come ha mostrato un Simposio internazionale su MPS e malattie affini che si è tenuto a Venezia, durante il quale è stata anche annunciata la scoperta di autori ceco-canadesi di un gene responsabile, siglato TMEM76, atipico in quanto relativo a una nuova classe di proteine coinvolte nel trasporto cellulare. Le MPS sono infatti dovute all'accumulo di grosse molecole, i mucopolisaccaridi, all'interno di strutture cellulari dette lisosomi (appartengono alle patologie da accumulo lisosomiale), a causa della mancanza degli enzimi di degradazione per via di deficit genetici; l'ereditarietà è di tipo recessivo e portatori delle alterazioni sono sia i maschi sia le femmine, tranne per la MPS II (o sindrome di Hunter) legata ala cromosoma X nella quale le femmine sono solo portatrici. La conseguenza dell'accumulo sono sofferenza e poi morte delle cellule, con danno progressivo per svariati organi e apparati, da ossa e articolazioni a occhio e orecchio, da fegato e milza ai sistemi cardiovascolare e respiratorio, anche quello nervoso centrale (SNC) che però non è colpito in tutte le forme; i sintomi sono lievi nel neonato e ancora nei primissimi anni può essere difficile porre la diagnosi, in seguito peggiorano e a seconda della gravità della forma determinano un ritardo psicomotorio e una serie di disturbi che possono portare alla morte già nell'infanzia, mentre in altri casi si arriva all'età adulta.

Network europei e mondiali
La frequenza di queste forme nel nostro paese è circa 1 su 100.000 nati vivi; le MPS I (o sindrome di Hurler), II e III (o sindrome di Sanfilippo), associate a grave ritardo mentale, secondo l'associazione MPS Italia che ne tiene il registro conterebbero rispettivamente 60, 99 e 110 persone affette, alle quali si aggiungono 69 malati di MPS IV (sindrome di Morquio), 9 di tipo VI (sindrome di Moroteaux-Lamy) e 68 con malattie correlate. Nell'aprile di quest'anno è stato creato l'European MPS Network che riunisce 17 paesi per favorire lo sviluppo in campo diagnostico e terapeutico e dall'anno scorso si è costituito l'International MPS Network cui fanno capo le associazioni di genitori e pazienti di 24 nazioni; il nostro paese aderisce a entrambi con l'AIMPS (Associazione italiana mucopolisaccaridosi e malattie affini).

Terapia sostitutiva e...
Sul fronte della diagnosi delle MPS, che dovrebbe essere precoce per aumentare le chanche di riuscita dei possibili trattamenti, in assenza di una storia familiare l'obiettivo è la messa a punto di un valido programma di screening neonatale, mentre sono in sviluppo test ematici sull'attività enzimatica e urinari sulla concentrazione dei mucopolisaccaridi. Sul versante della terapia le possibilità sono legate al trapianto di midollo osseo (il primo riuscito fu nel 1981) e da qualche anno alla sostituzione dell'enzima mancante. Proprio in questi giorni, il 17 giugno, l'AIFA ha permesso la terapia sostitutiva con l'enzima iduronato-2-solfatasi mancante nella sindrome di Hunter, a carico del SSN, ancor prima dell'autorizzazione da parte dell'EMEA (la registrazione è in fase avanzata negli Usa e in Europa); l'anno scorso l'Italia è stato il primo paese europeo a consentire la terapia sostitutiva nelle MPS I e VI con il SSN. I risultati clinici mostrano miglioramenti della qualità di vita, specie quando non è coinvolto il SNC. Il problema è infatti, nelle forme a coinvolgimento neurologico, riuscire a far passare l'enzima mancante attraverso la barriera emato-encefalica, un sistema di difesa del cervello da "aggressioni" esterne: per questo si sperimentano anche la somministrazione intracerebrale diretta, o quella di virus modificati o di cellule staminali che lo producono.

...trapianto
L'altro approccio consolidato della terapia è il trapianto di midollo, che è stato limitato finora dalla scarsità di donatori compatibili e dai trattamenti detti di condizionamento per ripulire il tessuto dalle cellule malate. Questi ostacoli sono stati ridotti in questi anni dalla possibilità di ricorrere anche a donatori non del tutto compatibili, grazie alle terapie antirigetto, e dai migliori protocolli di condizionamento. Uno studio europeo retrospettivo avrebbe però mostrato la validità del trapianto essenzialmente nella MPS I e non nelle II e III, per motivi ancora da definire; inoltre questo trattamento va effettuato in fase precoce di malattia, come dovrebbe avvenire in modo ottimale anche per la terapia enzimatica sostitutiva.

Elettra Vecchia


Fonte
Simposio Internazionale sulle mucopolisaccaridosi e malattie affini, Lido di Venezia 29 giugno-2 luglio





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