Colpito fino al midollo

29 febbraio 2008

Colpito fino al midollo



Un'incidenza di 5 casi ogni 100.000 abitanti negli uomini e di 4,2 nelle donne, rende il mieloma multiplo una malattia rara ma pur sempre il secondo tumore del sangue più diffuso dopo il linfoma non-Hodgkin. Per altro si tratta di una patologia del sangue che colpisce soprattutto le persone nella fascia di età compresa tra i 50 e i 70 anni e l'innalzamento dell'età media della popolazione, ha portato in tutto il mondo a un aumento della sua incidenza. In Italia, le persone affette da mieloma multiplo sono 8.500 e, ogni anno, si registrano 3.500 nuovi casi.

Microambiente fuori controllo
La malattia, le cui cause sono note e per quale si ipotizza una componente genetica, si sviluppa nel midollo osseo ed è dovuta alla crescita incontrollata di un particolare tipo di cellule chiamate plasmacellule, forma matura dei linfociti B e deputate alla produzione degli anticorpi. Le plasmacellule monoclonali, uguali tra loro proprio perché derivanti dalla stessa cellula madre, producono una grande quantità di una proteina chiamata Componente monoclonale o Componente M, una forma particolare di immunoglobulina che contribuisce alla comparsa dei sintomi tipici della malattia (dolore alle ossa, astenia e debolezza, infezioni, insufficienza renale). La gravità e il quadro clinico delle manifestazioni variano da soggetto a soggetto e dipendono dalla velocità di proliferazione delle plasmacellule, dal loro numero totale e dalla quantità di proteina M prodotta, ma il tempo medio di sopravvivenza dei pazienti dalla diagnosi per ora è di circa tre/quattro anni.

Ogni età ha la sua cura
E' considerata una condizione da cui non si guarisce ma che può essere curata per prolungare la sopravvivenza e il tempo di progressione della malattia, prevenire le ricadute, alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti. La scelta terapeutica dipende in genere dall'età del paziente in quanto i pazienti anziani (>65 anni) non sono in grado di sopportare chemioterapie ad alte dosi e il trapianto di cellule staminali a cui vengono invece sottoposti soggetti più giovani (65 anni). Una strategia aggressiva ma impegnativa che necessita di ospedalizzazione e comporta effetti collaterali invalidanti per i pazienti e non è detto che la risposta ci sia. Esistono, infatti, pazienti resistenti o che rispondono solo in parte, in questa popolazione di malati e negli ultrasessantacinquenni hanno riportato risultati di efficacia i farmaci immunomodulanti (Immunomodulatory Drugs - ImiDs), capostipite dei quali è la talidomide.

L'era post- talidomide
E' stato il primo farmaco a essere scoperto attivo nel mieloma multiplo refrattario alla chemioterapia ma è tristemente noto per il basso profilo di sicurezza che negli anni '60 fece nascere circa 10 mila bambini con malformazioni. Tuttavia, la talidomide ha offerto l'evidenza che un farmaco può avere un considerevole effetto antiproliferativo attraverso la sua azione sul microambiente midollare, dove inibisce la produzione di citochine pro-infiammatorie, diminuisce l'espressione di molecole di adesione e inibisce l'angiogenesi. Il mieloma multiplo è, tra le neoplasie ematologiche, quella in cui la talidomide ha ottenuto i risultati migliori: in pazienti con malattia refrattaria o recidivata dopo chemioterapia è in grado di dare da sola risposte nel 30% dei casi; l'associazione con cortisonici aumenta sia la percentuale delle risposte che la loro durata. Risultati più promettenti sono stati raggiunti successivamente studiando un seconda molecola della stessa classe, la lenalidomide, che ha dimostrato un'efficacia più potente e con un profilo di tollerabilità migliore rispetto alla talidomide e senza i suoi effetti avversi. Agisce attraverso molteplici meccanismi che hanno come bersaglio non solo le cellule tumorali ma anche il microambiente che le circonda. Gli effetti collaterali sfavorevoli più significativi della lenalidomide sono la mielosoppressione (soprattutto neutropenia ma anche piastrinopenia) e il rischio di formazione di trombi venosi. Nel 2003 ha ricevuto la designazione dall'EMEA di farmaco orfano nell'indicazione mieloma multiplo, nel marzo 2007 ha ricevuto il parere favorevole del Comitato per i prodotti per uso umano (CHMP) dell'Agenzia europea per i medicinali (EMEA), nel giugno 2007 l'approvazione dell'EMEA e ora anche dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA). La malattia resta ancora inguaribile, ma un farmaco orale, che si può assumere anche a domicilio garantisce ai malati una qualità della vita migliore, e una maggiore sopravvivenza.

Simona Zazzetta

Fonti
Conferenza stampa: Milano, 19 febbraio 2008



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