L'erba cinese non giova al fegato

07 luglio 2004

L'erba cinese non giova al fegato



Il 50% dei pazienti colpiti da epatite C cronica trattati con la terapia a base di interferone iniettato e ribavirina orale, guarisce. Ciò significa che l'altra metà deve fare i conti con una malattia refrattaria al trattamento e, in ogni caso, con farmaci che possono avere effetti collaterali che ne limitano l'uso, in particolare se, in concomitanza, ci sono disturbi ematologici, renali, cardiaci o psichiatrici. Quindi oltre che inefficace può diventare anche poco e mal tollerata. Ma oltre ai sintomi della malattia epatica in stadio avanzato, che possono comparire in una minoranza di pazienti, ci sono anche sintomi aspecifici, come per esempio l'affaticamento.
Sintomi, tuttavia, che compromettono la qualità della vita rispetto ai soggetti sani e a quelli che soffrono di altre malattie del fegato.

10 piccole erbe cinesi
La mancanza di una terapia efficace e la diffusione delle medicine complementari ha portato a un aumento dell'uso di sostanze vegetali per trattare anche questo tipo di situazioni. Esistono un po' di studi realizzati nella regione asiatica e del Pacifico che suggeriscono la possibilità di trarre benefici dall'uso di medicine cinesi tradizionali, ma nessuno studio controllato (cioè contro placebo) è stato mai fatto sulla popolazione americana, per esempio.
Con questo obiettivo, un'equipe di ricercatori americani, ha proposto i risultati ottenuti con uno studio pilota a breve termine per esaminare l'efficacia e la sicurezza di erbe cinesi in pazienti colpiti dal virus dell'epatite C (HCV) e da affaticamento. Sono stati selezionati 45 pazienti avviati, a caso, a terapia con placebo oppure con una combinazione di 10 erbe (Radix astragali, Radix acanthopanax, Radix bupleuir, Radix et tuber curcumae, Rhizoma polygonum, Radix glycyrrhiza, Radix isatis, Radix paeoniae rubra, Radix salviae, Herba taraxaci). Entrambi i regimi sono stati somministrati con preparazioni orali di aspetto simile per 12 settimane.
Le principali misure quantitative sono state eseguite con un questionario a punteggi sulla qualità della vita e con il controllo dei livelli di transaminasi, ma sono anche stati monitorati gli effetti avversi.

Pochi risultati e insoddisfacenti
I risultati ottenuti indicano che i benefici non sono considerevoli: miglioramenti non sono stati osservati in nessuno dei due gruppi rispetto alla situazione iniziale né nei punteggi della qualità della vita né nei livelli di transaminasi, rimasti pressoché uguali.
Gli autori cautamente sostengono che saranno necessari ulteriori approfondimenti prima che i medici possano prescriverli per i pazienti con HCV. Alla mancanza di dati a supporto si aggiunge anche il rischio di epatotossicità propria di molti composti fitoterapici. Quelli testati nello studio erano stati scelti anche in funzione della presunta mancanza di effetti epatici avversi, ma può accadere che erbe o anche farmaci provochino in modo sporadico e senza una causa apparente effetti epatotossici. A maggior ragione i medici dovrebbero, in ogni caso, mantenere alta l'attenzione su questi pazienti in terapia.

Simona Zazzetta


Fonti
Jakkula M et al. A randomized trial of Chinese herbal medicines for the treatment of symptomatic hepatitis C. Arch Intern Med. 2004 Jun 28;164(12):1341-6




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