La salute in un filo d'erba

11 giugno 2004

La salute in un filo d'erba



La medicina non convenzionale trova sempre più spazio negli ambiti tipicamente vincolati a quella tradizionale, basti pensare che su 63 studi scientifici italiani su farmaci e terapie portati a termine, 15, cioè uno su quattro, interessava l'uso terapico di piante e agopuntura.
Tendenza confermata da una recente ricerca dell'ISTAT: il fenomeno interessa il 15% degli italiani. 
Alla luce della maggior attenzione da parte delle strutture sanitarie, alcune Regioni italiane tra cui la Lombardia, hanno deciso di promuovere studi osservazionali ufficiali che daranno l'opportunità di definire le dimensioni e gli ambiti dell'impiego di terapie non convenzionali nell'ambito di strutte pubbliche e accreditate. L'intento è stato presentato in una conferenza stampa da Pier Giorgio Spaggiari, Presidente della Commissione Regionale Tecnico-Scientifica medicine Complementari Lombardia.

Garanzia di qualità
L'obiettivo è rimuovere la confusione che vige in un mercato svincolato da regole e protocolli scientifici, spesso basato sul sentito dire, spesso affidato a non professionisti.
I metodi che verranno presi in considerazione dagli studi, saranno, sicuramente l'agopuntura, già attualmente riconosciuta dalla medicina ufficiale, l'omeopatia, la fitoterapia, l'omotossicologia, trattamenti manuali (massaggi, manipolazioni). Per questi ultimi, per quanto persista un certo scetticismo, sono stati inclusi in quanto già in uso come coadiuvanti di altre terapie. Se al termine delle osservazioni si otterranno risultati positivi, verranno promossi studi clinici classici, vale a dire una sperimentazione clinica controllata in doppio cieco, normalmente usata per testare i farmaci tradizionali. Grazie a questa operazione sarà possibile, nel caso di risultati positivi e coerenti, attribuire un valore qualitativo e quantitativo al metodo esaminato e di conseguenza garantire il consumatore/paziente.

Erbe medicinali
All'incontro milanese ha preso parte anche Elisabetta Agradi, direttore della facoltà di Botanica Farmaceutica, la quale ha voluto testimoniare l'importanza di questa branchia scientifica che fonda le sue basi nella fitochimica e nella farmacologia. "La fitochimica identifica la composizione chimica della pianta medicinale e isola i principi attivi - spiega la dottoressa Agradi - sarà la farmacologia ad attribuire alla sostanza isolata un valore farmacologico". Molte sostanze oggi usate usualmente in farmacologia sono state "scoperte" grazie a questo metodo: la digitale dalla Digitalis purpurea, la stricnina dall'Ignatia amara, gli oppiacei dal papavero, sono solo alcuni esempi. In realtà, la botanica farmaceutica vuole recuperare il valore del fitocomplesso cioè della pianta (o parti di essa) integra in cui le numerosissime componenti presenti sinergizzano con il principio attivo per effetto terapeutico finale, per esempio contribuendo al meccanismo d'azione". Ne è esempio la Gynostemma pentaphyllum, una varietà di questa pianta è stata recentemente oggetto di studio e di sperimentazione scientifica su pazienti (20 per ogni specialità) con malattie cardiologiche, ortopediche e neurologiche. Per ora non si sa molto su questa pianta ma è stata riconosciuta la presenza di saponine, sostanze molto simili a quelle presenti nel ginseng.

Simona Zazzetta


Fonti
Conferenza stampa. La salute ben piantata. 8 giugno 2004, Milano




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