Salutari compagnie

13 ottobre 2004

Salutari compagnie



Chi non avesse un animale domestico farebbe bene a procurarselo in fretta, considerati i suoi poteri taumaturgici. Secondo tre studi presentati a Glasgow, infatti, alla X Conferenza mondiale sulle interazioni uomo-animale, tenere in casa un animale da compagnia fa bene alla salute, migliora l'umore e rende più buoni. Possibile? 

Il primo fu Ippocrate
Non è una novità assoluta. L'intuizione del valore terapeutico degli animali risale all'antichità e nel corso dei secoli ha assunto sempre più importanza. Già Ippocrate, 2400 anni or sono, valutava gli effetti benefici che si traevano da una lunga cavalcata e la consigliava agli amici per combattere l'insonnia e ritemprare il fisico e lo spirito in situazioni che oggi definiremmo di stress. Si è arrivati poi a un decreto legislativo del 6 febbraio scorso, con il quale è stata riconosciuta ufficialmente la cosiddetta 'Pet Therapy', all'interno del Servizio Sanitario Nazionale. Un decreto grazie al quale sono stati abbattuti numerosi vincoli pratici e pregiudizi, che impedivano il loro accesso in ospedali, istituti e case di riposo. Il termine indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. Si distingue tra attività svolte con l'ausilio di animali oppure terapie effettuate con l'ausilio di animali. Le prime hanno l'obiettivo primario di migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone (anziani, ciechi, malati terminali eccetera). Le seconde, invece, sono attività terapeutiche vere e proprie, finalizzate a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici obiettivi.

Interazioni uomo-animale
A Glasgow è stato presentato un sondaggio condotto su oltre undicimila australiani, cinesi e tedeschi, secondo il quale i padroni di un animale si ammalano raramente. Nei cinque anni dello studio, infatti, chi aveva un animale ha effettuato dal 15% al 20% di visite mediche in meno rispetto ai non proprietari. In particolare i più sani sono risultati gli intervistati che già da tempo vivevano con un animale. Al secondo posto quelli che lo avevano avuto solo per il periodo della ricerca e all'ultimo quelli che non avevano mai posseduto un animale o che non ne avevano uno da molto tempo. Un'altra ricerca simile, condotta su 20 proprietari di cani utilizzati per la 'pet therapy', maschi e femmine, ha dimostrato che dopo cinque minuti passati con il proprio animale il livello di stress dei padroni diminuiva nettamente. Ma i vantaggi non si limitano alla salute. Un altro studio condotto nel Regno Unito da Cats Protection, ha coinvolto 700 proprietari di gatti. Ebbene, l'82% dei più anziani ha riferito che l'animale lo aveva aiutato a superare periodi di stress, il 62% ha detto che grazie a un micio era riuscito ad affrontare meglio momenti di solitudine e il 75% ha confessato di aver preferito a volte la compagnia del proprio gatto a quella degli amici o del partner. Sempre sui pazienti anziani uno studio condotto presso l'Istituto geriatrico Ca' d'industria e Uniti luoghi pii di Como ha evidenziato virtù anti-Alzheimer degli animali da compagnia. Dopo un programma terapeutico che prevedeva l'impiego di cani, nei pazienti risultavano migliorati la soglia di attenzione, la capacità di interagire con gli altri malati, il comportamento, l'umore e le capacità verbali. Infine il risultato più sorprendente riguarda i ruolo della pet therapy per gli adolescenti a rischio. La ricerca, americana, ha dimostrato come il 100% dei detenuti adolescenti che ha potuto partecipare a un programma di recupero, coadiuvato dalla presenza di un cane, non era più ritornato in carcere. Non solo. Alcuni giovani con problemi comportamentali come la perdita di controllo o il disprezzo per l'autorità sono stati abbinati a cani "difficili", che sono riusciti a insegnare ai padroncini ribelli il senso di responsabilità, di pazienza e di compassione. E se si affidasse a un cane la direzione dei riformatori?

Marco Malagutti


Fonte
Adnkronos Salute, 7 ottobre



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