L'omeopatia è anche pubblica

23 maggio 2003

L'omeopatia è anche pubblica



Negli Stati Uniti un ospedale su sei offre anche prestazioni, ma meglio sarebbe dire reparti veri e propri, di medicina complementare e alternativa. Una cifra che segna un raddoppio rispetto al 1998. Sono dati ufficiali, frutto del censimento annuale condotto dall'American Hospital Association. Niente di simile in Italia, quanto a diffusione, ma qualche segnale di crescita dell'offerta c'è. Per esempio, per quando riguarda l'omeopatia c'è un dato abbastanza inedito presentato da Omeoindustria, l'associazione che raggruppa i produttori del settore. Infatti il 10 per cento degli enti ospedalieri e delle azienda sanitarie locali offre la possibilità al paziente di usufruire in ambito pubblico delle prestazioni omeopatiche. In totale sono 48 i centri pubblici in cui è possibile essere curati secondo la dottrina di Hahnemann, le regioni più rappresentate 12 ciascuna per Toscana e Campania, 6 nel Lazio e 8 in Lombardia, regione nella quale è stato avviata una sperimentazione 
di integrazione tra medicina ufficiale e terapie complementari. 

Due anni di esperienza nella patologia addominale
Proprio in Lombardia, presso l'Ospedale Luigi Sacco, polo universitario, è presente uno dei primi ambulatori di omeopatia pubblici, di cui si occupa il dottor Salvatore Piraneo. "Sono ormai due anni che questa struttura è attiva " dice Piraneo "e che produce regolari rapporti sull'attività alla Regione. Il nostro protocollo prevdeva inizialmente di occuparci della patologia addominale, malattie ano-rettali poi le coliti specifiche e aspecifiche. In questo campo sono stati ottenuti risultati positivi, pur se su una casistica non enorme, risultati ottenuti anche in situazioni complesse come le coliti ulcerose e il Morbo di Crohn, con sei casi trattati. In questi pazienti la terapia omeopatica " è riuscita a controllare la sintomatologia in tempi abbastanza brevi, mentre è presumibile che per osservare il regresso delle lesioni sia necessario un periodo più lungo". Uno dei vantaggi dell'esercizio delle prestazioni complementari nelle strutture sanitarie pubbliche è che i casi sono seguiti esattamente come quelli trattati tradizionalmente, quindi le affermazioni sul successo o l'insuccesso della terapia sono documentabili. "In questi ultimi tempi" prosegue il medico omeopata " stiamo trattando anche parecchi casi dermatologici: la psoriasi è molto presente, ma abbiamo affrontato con successo anche un caso di pemfigo bulloso". Quest'ultima è una malattia che si manifesta con la comparsa sulla superficie del corpo di grandi vesciche, che possono provocare anche gravi disidratazioni. "Di solito in molte malattie dermatologiche l'unica risorsa sono gli steroidi (cortisonici, ndr) che sono farmaci non privi di effetti collaterali nel lungo termine". 

Un'ora di visita per conoscere il paziente
Quando viene avviata la terapia omeopatica, peraltro, i rimedi tradizionali non vengono sospesi di colpo, ma progressivamente ridotti nell'arco di un paio di settimane. Peraltro, come spiega l'omeopata, al rimedio si giunge dopo un'attenta anamnesi del paziente, che serve a stabilire sia la natura e la gravità dei sintomi sia la sua costituzione individuale, cioè il terreno su cui si presenta il disturbo. Improntata al pragmatismo, infatti, l'omeopatia non parte dalla definizione della malattia in senso astratto, ma dalla natura della persona e dalle caratteristiche dei sintomi. Dopodiché vi sono due possibilità: la somministrazione di un singolo rimedio (la scuola unicista cui appartiene anche Piraneo) o più di uno. La prima visita è fondamentale quindi e difatti richiede almeno tre quarti d'ora.
Come si accede al servizio? E sufficiente telefonare al centralino del Poliambulatorio dell'Ospedale Sacco (02.38200503) e prenotare la visita. Visto che dal 2001 le prestazioni omeopatiche non sono più coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, non occorre l'impegnativa del medico di famiglia e il paziente paga direttamente la somma di 19 euro.
Intanto la sperimentazione lombarda prosegue e si avvicina la II fase, nella quale verranno inseriti altri protocolli cioè il trattamento, sia tra i pazienti ambulatoriali sia tra quelli ricoverati, di altre patologie oltre a quelle citate qui. Successivamente, nella terza fase, partiranno veri e propri studi clinici controllati in collaborazione con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che da tempo promuove lo studio scientifico dei rimedi tradizionali e complementari in tutto il mondo.

Maurizio Lucchinelli


 



Cerca nel sito


Cerca in


Farmaci  |  Esperto risponde  |


Cerca il farmaco


Potrebbe interessarti
Camminare, il segreto per una vita più lunga e in salute
Apparato respiratorio
22 novembre 2017
News
Camminare, il segreto per una vita più lunga e in salute
Il sesso non mette a rischio il cuore
Cuore circolazione e malattie del sangue
20 novembre 2017
News
Il sesso non mette a rischio il cuore
L'esperto risponde