Stop all'omeopatia?

15 settembre 2004

Stop all'omeopatia?



"È un metodo immaginato, due secoli fa, a partire da preconcetti privi di fondamento scientifico. Ha vissuto finora come una dottrina a margine da ogni progresso". Così, in maniera non esattamente diplomatica, si è espressa l'Accademia di medicina francese, chiedendo alla Mutua la revoca del rimborso dei rimedi omeopatici. Attualmente, infatti, nel paese transalpino i pazienti vengono risarciti del 35% della spesa per rimedi omeopatici e fino all'anno scorso il rimborso era addirittura del 65%. Ma perché questa richiesta?

Non sono medicinali
La ragione non è eminentemente economica, dal momento che questo rimborso non incide in modo significativo sul budget del servizio sanitario francese. Basti pensare che nel 2003 l'omeopatia è costata 150 milioni di euro, pari a poco meno dell'1% del totale dei rimborsi per l'acquisto dei medicinali. La questione è piuttosto di natura scientifica. Secondo gli accademici, infatti, questi rimedi non rispondono in niente alla definizione di medicinale, né alla natura né alla destinazione. Inoltre i prodotti omeopatici non aderiscono al codice della sanità, secondo il quale un medicinale deve dimostrare un interesse terapeutico con una serie di prove farmacologiche e cliniche. Una procedura cui - puntualizzano i ricercatori - si attengono tutti i medicinali in vendita in Francia tranne i produttori di "sedicenti medicinali omeopatici". Ad essere messe in discussione, dunque, non sono produzione e commercializzazione di queste cure, a cui ricorre il 40% dei francesi, ma il loro inserimento nel prontuario dei farmaci mutuabili, definito addirittura aberrante. 

Il rimborso resta
Le risposte non si sono fatte attendere. Da una parte le aziende produttrici di medicinali omeopatici hanno fatto fronte comune sostenendo, per bocca dei Laboratoires Boiron, società francese leader nel mondo, che è falso sia che non si faccia ricerca su questi rimedi sia che non siano medicinali. Non solo. Il rischio è che i malati si convertano a principi attivi meglio rimborsabili, con conseguente aumento della spesa sanitaria per lo Stato. Inoltre è forte anche il pericolo di disoccupazione, considerato che sono 2800 le persone a rischio, di cui 2200 in Francia. Vorrà pur dir qualcosa, poi, se la disciplina ha conquistato il 40% dei francesi con particolare riguardo per alcune categorie come le donne in gravidanza, che possono farne uso senza rischi per il nascituro. Secca anche la replica del ministro della Sanità francese che ha dichiarato di non intendere eliminare il rimborso dei prodotti omeopatici da parte della mutua, così come auspicato dall'Accademia di medicina francese.Tre le ragioni indicate dal ministro al quotidiano Le Monde: prima di tutto sarà compito dell'Alta Autorità di Sanità - organismo che sarà operativo dal 1 gennaio 2005 nell'ambito della riforma della mutua - decidere quali siano i medicinali da rimborsare. In secondo luogo 10 milioni di francesi consumano prodotti omeopatici e 30 mila medici li prescrivono, per un ammontare di 70 milioni di euro l'anno, una cifra irrisoria nel mare delle spese farmaceutiche. Con il rischio, già sollevato dalla Boiron, di prendere, per effetto dell'eventuale revoca del rimborso, medicinali molto più cari. Infine, ha concluso il ministro, si tratta di un settore industriale molto importante, in particolare in Francia che assicura un terzo della produzione mondiale. Una ragione, quest'ultima, particolarmente pesante se messa a confronto con le velleità di rigore scientifico degli accademici francesi.

Marco Malagutti


Fonte
La Repubblica, 10 settembre 2004



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