L'omeopatia anche in corsia

20 giugno 2008

L'omeopatia anche in corsia



Se gli esami per conoscere l'esatto disturbo che affligge il nostro intestino sono sempre gli stessi (ricerca di sangue occulto nelle feci, rettoscopia, colonscopia, ...) diversa può essere la terapia da seguire. Alla tradizionale cura farmacologica, infatti, oggi sembra possibile affiancare il trattamento omeopatico. Disposto a scommettere sull'efficacia di questa metodologia terapeutica è Salvatore Piraneo, responsabile dell'ambulatorio omeopatico per la cura dei pazienti affetti da patologie del basso intestino all'ospedale Sacco di Milano. Nonostante la mancanza di norme che riconoscano l'omeopatia come possibile via terapeutica in medicina, il dottor Piraneo è riuscito comunque a ottenere dalla Regione Lombardia l'approvazione per la creazione di un innovativo servizio ospedaliero basato sull'omeopatia. A illustrare in modo approfondito che cosa comporti tutto questo è proprio Salvatore Piraneo, ideatore del progetto, medico chirurgo e, ovviamente, esperto in medicina omeopatica. 

Può riassumerci le differenze, anche di approccio, 
tra omeopatia e medicina tradizionale?
 
La principale caratteristica che distingue la medicina "formale" dall'omeopatia è l'approccio di base: la prima cerca di individuare e curare il singolo disturbo; la seconda, invece, considera il disturbo come un sintomo ultimo, derivante da disagi nella personalità del paziente. In pratica, l'omeopata considera ogni disturbo come una malattia che colpisce tutta la persona, la quale, pertanto, deve essere curata in ogni suo aspetto, da quello fisico a quello psicologico. Secondo la teoria dell'omeopata in genere questa scienza olistica ha lo scopo di stimolare tutte le difese immunitarie del paziente, analizzando anche le parti più profonde della persona così da "scovare" tutto ciò che, direttamente o indirettamente, può dare origine ai sintomi lamentati dal paziente. 

Da dove è nata l'idea di aprire un ambulatorio 
di omeopatia in ospedale?

Da medico chirurgo con numerosi anni di esperienza nella medicina tradizionale, non posso certo dichiarare che la medicina ordinaria sia errata o inefficace. Con l'avvicinamento alla branca olistica e la maturità raggiunta in questi ultimi anni nel settore, però, posso sicuramente affermare che la medicina tradizionale presenta molti limiti, primo fra tutti quello di curare la persona solo in base alla malattia diagnosticata, senza approfondirne la vera origine "interiore". Secondo l'omeopatia, invece, la vera causa è da ricercare nel "nucleo" più interno della persona; oltre alle indagini di rito, infatti, l'omeopata non dimentica di analizzare eventuali sogni ricorrenti, paure, fobie, hobby e tutto ciò che possa nascondere un minimo di disagio o predisposizione al disturbo. Non è stato facile, però, convincere prima la struttura ospedaliera e, poi, la Regione Lombardia. A differenza di molti altri Paesi (come Francia, Grecia, Inghilterra, Sud America, Messico, Brasile, Argentina e India) e di altre terapie olistiche (come l'agopuntura), l'omeopatia in Italia è ancora vista con diffidenza e considerata dai più come un metodo di cura incerto e ben lontano dalla medicina vera e propria. La Lombardia, però, ha deciso di darci fiducia, grazie soprattutto alla pianificazione di programmi di introduzione graduale delle medicine alternative. Finalmente, quindi, abbiamo le carte in tavola per dimostrare l'efficacia dell'omeopatia. In particolare, sono due le caratteristiche che rendono importante questa "avventura": la disponibilità di una struttura ospedaliera (che mette a disposizione dell'ambulatorio tutti gli altri settori specialistici eventualmente necessari alla terapia), nonché il ragionevole costo del servizio in convenzione con il servizio sanitario nazionale (per la terapia, infatti, basta pagare il ticket della mutua: lire 32.000).

L'ambulatorio è già stato approvato o è ancora 
sotto osservazione?

Quello che stiamo realizzando (ufficialmente dal 21 settembre 2001) è considerato, al momento, uno STUDIO OSSERVAZIONALE, che si concluderà nel momento in cui la Regione Lombardia avrà giudicato e, eventualmente, approvato tutti i censimenti che gli forniremo. In pratica, la Regione dovrà giudicare i risultati delle terapie omeopatiche di 100 pazienti alla volta, comodamente schedati a computer per dati anagrafici, disturbi, esami effettuati e terapie seguite. 

Perché la limitazione del servizio ai disturbi 
del basso intestino?

Quando abbiamo ottenuto l'autorizzazione da parte della Regione per la realizzazione dell'ambulatorio, ci è stato fornito anche un protocollo da seguire. In quest'ultimo è specificamente previsto che l'utilizzo dell'omeopatia avvenga solo per i disturbi del basso intestino (come emorroidi, condilomi, stitichezza, diarrea, ...); ciò, probabilmente, proprio per l'elevata correlazione che può esistere tra questa zona del corpo e lo stato psicologico della persona in generale. 

Cos'è, di preciso, un rimedio omeopatico?
Quando parliamo di "farmaco omeopatico" intendiamo un unico prodotto (flaconcino) che racchiude un mix di prodotti (naturali o sostanze chimiche) mirati alla cura di un disturbo a seconda della sua origine interiore. In pratica, si tratta di sostanze ottenute a partire dall'estratto alcolico (tintura madre) della sostanza stessa, successivamente sottoposta ad una diluizione progressiva. Superato un certo livello di diluizione (dodicesima diluizione centesimale o numero di Avogrado, 10-23) non rimane più alcuna traccia della sostanza di partenza. Dopo ogni diluizione il rimedio viene sottoposto ad un secondo procedimento (detto di succussione o dinamizzazione), che consiste in una agitazione vigorosa della sostanza. Quello che si ottiene, infine, è il cosiddetto prodotto omeopatico, comunemente presentato sottoforma di gocce o di granuli da sciogliere a livello sub-linguale. 

Chi può esercitare l'omeopatia?
Personalmente, credo che l'omeopatia, come qualsiasi altra scienza medica a servizio del paziente, debba essere svolta esclusivamente da persone con una formazione approfondita e accreditata, risultante da un'istruzione medico-tradizionale, seguita da specializzazioni in scuole di omeopatia attendibili e autorevoli. 

Ci sono categorie di pazienti ai quali la terapia 
omeopatica è sconsigliata?

No, in linea generale tutti possono essere sottoposti ai rimedi omeopatici, compresi i bambini! In via cautelativa, però, l'omeopatia è ancora sconsigliata alle donne in gravidanza per la mancanza di studi sugli eventuali effetti teratogeni (a danno del feto).

Qual è l'iter di una visita omeopatica?
Il primo incontro prevede una visita generale del paziente. Nel nostro caso, essendo all'interno di una struttura medico-ospedaliera, è possibile effettuare tutti gli esami diagnostici direttamente nell'ospedale. Tra gli esami richiesti, è sempre prevista la rettoscopia per escludere eventuali patologie gravi. A questo punto si può passare alla vera e propria "fase omeopatica" (che dura almeno 1 ora), il cui scopo è di far trasparire tutte le emozioni, le paure, i vizi, le preferenze e i pensieri del paziente stesso, nonché i minimi sintomi fisici, come un semplice mal di testa (anche saltuario) o lievi stati d'ansia. Durante la seduta, inoltre, vengono considerate anche le abitudini alimentari, che, per quanto insignificanti possano sembrare, nascondono in realtà importanti lati del proprio carattere. Non è raro, infatti, che dietro alla semplice preferenza di cibi caldi o freddi, solidi o liquidi, possano emergere particolari lati del carattere. Il rimedio che si va a prescrivere, quindi, dovrà essere composto da un mix di sostanze mirate alla persona nel suo complesso. E' facile capire, quindi, l'importanza degli incontri tra medico e paziente: da un lato il medico non deve aver fretta di prescrivere o abbandonare dei farmaci omeopatici prima di aver assodato che la persona si sia aperta completamente; dall'altro, il paziente deve avere fiducia nel proprio medico, lasciandosi andare a confessioni e sfoghi, come se sfogliasse le pagine del diario della propria vita, cercando di non trascurare nulla.

Quanto conta l'effetto placebo?
L'omeopatia è spesso accusata di avere un altissimo effetto placebo; in realtà la percentuale di effetto placebo riscontrata è del 30-40% circa. Del resto, ciò che può indurre a potenziare gli effetti dei prodotti omeopatici sono le stesse particolarità che influenzano un paziente sottoposto a terapie tradizionali, ovvero: entrare in una struttura sanitaria, parlare con un medico e il semplice assumere qualcosa di farmacologico prescritto da un esperto. Inoltre, nel caso si tratti di effetto placebo è facile accorgersene per tempo, poiché dopo pochi giorni gli effetti benefici tendono sempre a regredire. 

Chi desiderasse mettersi in lista o avere maggiori
informazioni che cosa deve fare?

Per prenotare una visita presso il mio ambulatorio di medicina omeopatica (che, al momento, è attivo una volta alla settimana) può fare domanda direttamente all'ufficio prenotazioni dell'ospedale Sacco di Milano (centralino: 02-39041). Per avere qualche delucidazione in più sul servizio, invece, può telefonare al numero: 02-39043448 e mettersi in contatto direttamente con me. 

Annapaola Medina




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