A rischio anche per il rene

23 febbraio 2007

A rischio anche per il rene



In Italia ci sono 15 milioni di ipertesi, 5 milioni di diabetici e 10 milioni di obesi. Tutte queste persone sono a forte rischio di nefropatie, cioè malattie che colpiscono i reni. Il 10% di questi 30 milioni di italiani è malato senza saperlo, perchè i reni sono un organo asintomatico, dunque ci si accorge troppo tardi di avere un problema. Di questo e di altri argomenti connessi si sta parlando al Congresso internazionale di nefrologia, in corso di svolgimento, dal 22 al 24 febbraio, ai Magazzini del Cotone di Genova. Il promotore dell'incontro è Giacomo Deferrari, Preside della Facoltà di Medicina dell'ateneo ligure. Per saperne di più sulla malattia renale e sulle ultime novità presentate al congresso ne abbiamo parlato con Roberto Pontremoli, professore associato di nefrologia a Genova, che del professor Deferrari è diretto collaboratore. Per cominciare che cosa si intende per disfunzione renale cronica e come si diagnostica?

Malattia renale cronica cioè?
"In base alla più recente classificazione adottata a livello internazionale" risponde Pontremoli "ormai ampiamente applicata nella pratica clinica (K/DOQI) si definisce disfunzione (o meglio malattia) renale cronica la presenza -da almeno tre mesi- di almeno uno dei seguenti due criteri:
  • alterazioni strutturali o funzionali dei reni (documentata istologicamente o con diagnostica per immagini) oppure segni di danno renale (cioè alterazioni ematiche o dell'esame urine) con o senza riduzione del filtrato glomerulare (FG)
  • una riduzione del FG al di sotto di 60 ml/min/1.73 m2 con o senza segni di danno renale

La diagnosi di malattia renale cronica può dunque essere fatta con esami diversi ematochimici, urinari e strumentali. Per verificare la salute dei propri reni in estrema sintesi consiglierei di misurare la pressione arteriosa, fare un esame delle urine, misurare la creatinina nel sangue e, infine, fare una ecografia renale" E qual è la diffusione della patologia? Esistono soggetti più a rischio? "Nella popolazione in generale circa il 10% delle persone hanno una qualche forma di danno renale. I sottogruppi di soggetti a maggior rischio sono gli ipertesi, i diabetici e gli obesi" A questo proposito quale è il legame con il rischio cardiovascolare? "La disfunzione renale" continua il nefrologo genovese "costituisce un importante fattore di rischio cardio e cerebrovascolare e solo negli ultimi anni se ne è compreso e valorizzato il significato in termini diagnostici e terapeutici. Un paziente con lieve insufficienza renale cronica ha una probabilità di sviluppare un evento cardiovascolare addirittura maggiore di quella di progredire fino all'uremia cioè allo stadio terminale della nefropatia"

Novità dal convegno
Ma veniamo al convegno quali sono le novità più importanti emerse dal congresso in svolgimento? "Oltre alle gia dette implicazioni diagnostico-terapeutiche del ruolo del rene" dice Pontremoli "come marker di rischio cardiovascolare (e quindi all'utilità di un maggior impiego della microalbuminuria e del FG nella pratica clinica), meritano di essere ricordate le novità nell'utilizzo dei farmaci antipertensivi (con particolare riguardo all'uso dei betabloccanti), l'uso delle statine nella protezione renale e cardiovascolare nel nefropatico e i rapporti tra obesità, insulino resistenza e rene". Infine esiste la prospettiva di utilizzo delle staminali? "Le cellule staminali" conclude "costituiscono un interessante e promettente campo di ricerca con importanti ricadute anche in nefrologia. In attesa che l'applicazione di queste tecniche diventi realtà clinica è fondamentale che continui a essere sviluppata e incentivata la cultura del trapianto di rene, a oggi la migliore forma di riabilitazione del paziente neuropatico".

Marco Malagutti



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