Meglio di notte

28 settembre 2007

Meglio di notte



L'impatto dell'insufficienza renale cronica cresce annualmente in Italia a una media del 3%, si calcola che oggi siano sottoposti a trattamento dialitico oltre 45000 pazienti, dei quali oltre 6000 in Lombardia. E nei prossimi anni, come sottolineato da Francesco Locatelli, direttore del reparto di Nefrologia e Dialisi dell'Ospedale di Lecco, è ragionevole prevedere un incremento anche in considerazione della maggiore incidenza che il diabete e l'insufficienza cardiovascolare hanno sulle patologie renali. Si stima che ogni milione di abitanti vi saranno nei prossimi anni 170 nuovi pazienti. Dati da non sottovalutare, dal momento che il trattamento dialitico rappresenta la sola modalità attraverso la quale persone affette da grave insufficienza renale possono vivere e conservare aspettative di vita normali. E si tratta di un trattamento complesso, anche a livello psicologico, visto che per vivere in modo pieno e soddisfacente si deve dipendere da una macchina. Ogni studio finalizzato a migliorare la qualità della vita del paziente dializzato è il benvenuto, perciò. E' il caso di uno studio, appena pubblicato da Jama, nel quale sono stati messi a confronto un trattamento di emodialisi notturno frequente con quello tradizionale. Gli aspetti presi in considerazione vanno dalle modifiche sulla massa ventricolare sinistra alla qualità di vita complessiva, in un arco di 6 mesi totali. Con risultati importanti.

Insufficienza rischiosa
Il presupposto di partenza degli autori è quello inconfutabile dei numeri. E' vero, nonostante i progressi nella tecnica di dialisi e nelle terapie mediche, di malattie renali si muore sempre di più. In particolare per le ricadute cardiovascolari della malattia (di cui si parla in un pezzo a parte), che sono la principale causa di morte. Questo per una maggiore esposizione ai tradizionali fattori di rischio nonché dei fattori legati all'uremia, dall'iperfosfatemia all'infiammazione cronica. Tutti elementi che portano a un progressivo peggioramento della patologia vascolare e per i quali bisogna trovare rimedio. E l'emodialisi notturna, dicono gli autori, potrebbe essere un rimedio, stando almeno agli studi caso-controllo finora prodotti. Studi nei quali i pazienti monitorati sono passati a una emodialisi notturna di 5-6 volte a settimana, dimostrando progressi nella massa ventricolare, nella pressione sistolica, nel metabolismo minerale e, infine, nella qualità di vita, forse l'aspetto più rilevante. Risultati che i ricercatori su Jama hanno cercato di confutare attraverso un trial randomizzato. E le conferme sono arrivate.

I risultati
L'emodialisi notturna frequente migliora significativamente l'outcome primario, ossia la massa ventricolare sinistra. Nel complesso non migliora la qualità di vita, ma la migliora in riferimento specifico ai reni. E ancora sono stati riscontrati progressi nei valori pressori, e nel metabolismo minerale, compresa una riduzione nell'assunzione di farmaci antipertensivi e di leganti del fosforo. Solo la gestione dell'anemia non è migliorata in modo significativo. E' improbabile, dicono gli autori, che vengano realizzati studi per definire le differenze rispetto a outcome clinici come la mortalità, mentre anche gli aspetti economici sembrano vantaggiosi. Ecco perché, concludono, deve essere considerata l'idea di espandere i centri di emodialisi notturna, potrebbe valerne la pena. Un'ipotesi suffragata anche da Carmine Zoccali, presidente della Società Italiana di Nefrologia che ha dichiarato al Corriere della Sera: "In tutta Italia dovremmo diffondere di più la dialisi che migliora la qualità della vita dei pazienti ed è efficace ma assai più "dolce" per i reni rispetto ai metodi tradizionali».

Marco Malagutti

Fonte
Culleton BF et al. Effect of Frequent Nocturnal Hemodialysis vs Conventional Hemodialysis on Left Ventricular Mass and Quality of Life. JAMA. 2007;298:1291-1299.



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