Il braccio tradisce la mente

07 giugno 2006

Il braccio tradisce la mente



La finezza del movimento umano, la coordinazione e la precisione dei gesti sono il risultato di meccanismi complessi apice dell'evoluzione del cervello animale. Una complessità destinata, a livello individuale, ad andare incontro a invecchiamento e quindi a decadimento naturale sul quale però è sempre possibile intervenire, per rallentarlo, riconoscendone i segnali.

Movimenti semplici o complessi
Tutta la medicina preventiva si basa su questo principio e, laddove non è possibile ottenere una diagnosi certa precoce, è bene avere a disposizione segni da leggere e da interpretare. Molte patologie neurologiche, infatti, sono precedute da indizi, sintomi cognitivi o funzionali, che preannunciano, magari a distanza di anni, l'insorgenza della malattia conclamata. Molti studi per esempio hanno dimostrato che la prestazione fisica di un soggetto è strettamente associata alle sue capacità cognitive e che le due cose si influenzano l'un l'altra, e il declino della funzione motoria è associata a variazioni registrate nella materia bianca del cervello. E lesioni della materia bianca sono a loro volta associate ad atrofia dell'ippocampo, uno degli elementi caratteristici del morbo di Alzheimer. Anche un rallentamento dell'andatura può essere osservato prima che si sviluppi un decadimento cognitivo. Sulla base di queste evidenze molti esperti hanno iniziato a considerare l'ipotesi che la scarsa funzionalità fisica possa davvero rappresentare il segno di una demenza in sviluppo, dal momento che esistono stadi subclinici precoci che possono durare per anni.

Il passo lento è un segno
Oltre alla velocità del passo, altri segni che vengono presi in considerazione sono la capacità di equilibrio e la presa della mano, che in un gruppo di oltre 2000 pazienti si sono dimostrati predittivi di demenza o di morbo di Alzheimer. Si trattava di persone ultrasessantacinquenni che all'inizio dello studio non avevano segni di demenza, nell'arco di circa sei anni di monitoraggio, però, in alcuni casi si osservavano i sintomi di demenza o di morbo di Alzheimer. E la scarsa funzionalità fisica rappresentava un fattore di rischio. In particolare, nelle persone che apparentemente non avevano declino cognitivo, la scarsa capacità di mantenersi in equilibrio in posizione eretta era associata un rischio aumentato di demenza, mentre la presa debole della mano lo era ma nelle persone un leggero danno cognitivo. E comunque, indipendentemente dalla presenza di sintomi lievi, la velocità del passo e la generale funzionalità fisica erano associate alla futura demenza che si andava a sviluppare nel tempo. Questo significa anche che il rallentamento del passo e il poco equilibrio possono verificarsi durante una fase preliminare, prima che il danno cognitivo diventi evidente. Al contrario, la presa di mano debole compare quando il declino cognitivo ha già avuto inizio, vale a dire che camminare e mantenersi in equilibrio richiede un'integrazione dell'attività del cervelletto con quella motoria e sensoriale e non solo un'attività motoria come nel caso della stretta di mano. Questo significa che attività come camminare e mantenere l'equilibrio, più complesse, possono venire condizionate precocemente durante l'evoluzione della demenza, mentre un compito di semplice natura motoria come la presa, si conserva più a lungo nonostante l'avanzamento della malattia. Si tratta di conclusioni che necessitano di ulteriori conferme soprattutto per comprendere la ragione dell'associazione, tuttavia possono già fornire strumenti per intravedere una patologia difficile da diagnosticare, e impossibile da curare, diversi anni prima che si manifesti.

Simona Zazzetta


Fonti

Wang Li et al. Performance-based physical function and future dementia in older people. Arch Intern Med. 2006 May 22;166(10):1115-20



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