Pochi FANS per l'Alzheimer

16 maggio 2008

Pochi FANS per l'Alzheimer



Gli studi che suggerivano un ruolo dei farmaci antinfiammatori non steroidei, meglio noti come FANS, nel ridurre il rischio di Alzheimer? Per il momento meglio dimenticarli. A questa conclusione è giunto uno studio, pubblicato nell'edizione on line degli Archives of Neurology, secondo il quale a fronte di molte evidenze contrarie ne il celecoxib ne il naproxene sarebbero in grado di preservare la funzionalità mentale. Precedenti studi avevano attestato un potenziale ruolo dei farmaci antinfiammatori nell'inibire la produzione di alcune molecole coinvolte nel processo infiammatorio. Secondo alcuni con un ruolo generale, visto che il processo degenerativo alla base della malattia di Alzheimer è essenzialmente infiammatorio, secondo altri con un ruolo più specifico di inibizione diretta della sintesi della proteina beta-amiloide. Il nuovo trial clinico evidenzia come i FANS fino a quattro anni di assunzione non rallentano il declino della funzionalità mentale. L'unica evidenza, ma molto blanda, riguarda il naproxene ed è negativa visto che indurrebbe un leggero declino cognitivo.

Infiammazione e Alzheimer
La premessa dei ricercatori è che sull'onda dei molti studi disponibili, i processi infiammatori mediati dalle citochine possano avere un ruolo nell'innescarsi dei disturbi neurodegenerativi. Ma non tutti gli studi hanno mostrato un effetto benefico dei FANS sulla cognizione, ce ne sono addirittura alcuni che hanno trovato un loro ruolo deleterio. La morale, dicono gli autori, è che per il momento si sa molto poco sul ruolo dei FANS sulla performance cognitiva e clinical trial sono più che mai richiesti. A questo scopo lo studio ADAPT ha preso in considerazione oltre 2500 partecipanti anziani, normali dal punto di vista cognitivo. I pazienti hanno assunto naproxene sodico, celecoxib o placebo e hanno ricevuto verifiche annuali. Lo studio descrive le variazioni nelle performance neuropsicologiche durante i quattro anni di durata nello studio. La conclusione?

Benefici da confermare
Naproxene e celecoxib non vanno usati per la prevenzione dell'Alzheimer. Poche e scarsamente significative le differenze riscontrate rispetto al placebo, osservano gli autori. Nessun effetto positivo segnalato. E lo studio condotto è il primo a monitorare l'effetto dei FANS nella prevenzione primaria dell'Alzheimer in persone sane dal punto di vista cognitivo. Possibile che il risultato contrasti con le osservazioni epidemiologiche effettuate fino a oggi? Una possibilità è che i processi infiammatori siano troppo complessi per essere ricondotti a una logica univoca rispetto alla loro azione sui neuroni. In più va detto che i due farmaci testati non sono quelli che hanno mostrato un'azione sulla proteina beta-amiloide negli studi in vitro e in vivo sui topi, come per esempio l'ibuprofene. O magari nelle persone monitorate esisteva già una neuropatologia subclinica latente e quindi i FANS potrebbero essere efficaci a scopo preventivo, ma solo se somministrati con largo anticipo. Le ipotesi sono molte e ancora non si può dire che ci sia chiarezza sull'argomento. Ulteriori studi aggiungeranno elementi, nel frattempo, concludono gli autori, meglio non prescrivere FANS per prevenire l'Alzheimer, i rischi potenziali sono troppi e i benefici ancora tutti da confermare.

Marco Malagutti

Fonti
ADAPT Research Group. Cognitive Function Over Time in the Alzheimer's Disease Anti-inflammatory Prevention Trial (ADAPT). Arch Neurol. 2008;65(7)



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