L'Alzheimer dilaga

19 settembre 2008

L'Alzheimer dilaga



Novecentomila casi in Italia con 80 mila nuovi malati ogni anno. I numeri, visto l'allungamento della vita media, potrebbero crescere ancora andando a toccare, in circa 10 anni, la quota di 113 mila pazienti. Il carico dell'assistenza pesa molto, troppo spesso a carico delle famiglie che nel 41% dei casi sono costrette ad assumere una badante spendendo circa otto e 15 mila euro l'anno. Se invece non si possono permettere una tale cifra, sono le donne a supplire alla mancanza di servizi pubblici dedicati: se i malati sono uomini, ad assisterli sono le mogli nel 54% dei casi. Quando la malattia colpisce le donne, invece, a prendersi cura di loro sono le figlie nel 60% dei casi. L'aggiornamento della descrizione della situazione nazionale della malattia di Alzheimer è stato fornito lo scorso 17 settembre durante il convegno "Per non dimenticare chi dimentica", promosso dall'Associazione italiana malattia di Alzheimer (AIMA), dalla Società italiana geriatria e gerontologia (SIGG) e dalla Società italiana di neurologia (SIN).

Parlare del futuro delle famiglie
"E' noto che parlare di Alzheimer non significa solo parlare della malattia che rappresenta molti aspetti della fragilità e della non autosufficienza ma descrive anche quanto bisogna ancora fare per costruire la cosiddetta "medicina del territorio". Quell'insieme cioè di servizi capillari e di strutture che portino la sanità lontana dagli ospedali e vicino ai pazienti". A parlare così è Patrizia Spadin, Presidente dell'AIMA. "In questo campo - ha proseguito Spadin - se facciamo riferimento ai dati disponibili abbiamo un riscontro alla teoria secondo la quale gli anziani non autosufficienti aumenteranno del 62% entro il 2025. Una situazione che può solo far immaginare iniziative istituzionali che facciano crescere l'offerta dei servizi a disposizione delle famiglie con malati a carico". All'incontro era presente anche il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio che ha proposto sgravi fiscali "per venire incontro alle esigenze delle famiglie, le associazioni di volontariato hanno spesso richiesto agevolazioni per l'assunzione di una badante. "Siamo aperti al dialogo sulla questione" - ha assicurato Fazio - stiamo lavorando anche su "progetti di formazione specifica per le persone che assistono i malati di Alzheimer, dunque sia i parenti che le badanti". Una formazione resa necessaria spiegata anche dai dati presentati da Ketty Vaccaro responsabile settore Welfare del Censis, che ha curato un'indagine sul tema: "spesso le ragazze assunte per assistere l'anziano "convivono con lui (24% dei casi) mentre nel 16,5% dei casi abitano altrove. Si tratta soprattutto di donne straniere: il 32% del campione contro l'8,2% di italiane".

La via della terapia
Il morbo di Alzheimer è particolarmente subdolo perché spesso rimane silente per anni ma soprattutto perché la ricerca non è ancora stata in grado di stabilire la causa della malattia. Non esistono quindi, al momento, trattamenti preventivi o terapeutici. Tuttavia esistono farmaci che possono agire sui sintomi, attenuandoli o rallentandone l'evoluzione mirando al miglioramento della qualità della vita del paziente e di coloro che lo seguono. Nella fase lieve-moderata della malattia, sono indicati gli inibitori dell'acetilcolinesterasi. Si tratta di farmaci che influenzano, potenziandolo, l'effetto di un neurotrasmettitore chiamato acetilcolina, una sostanza preposta alla trasmissione dei segnali da cellula a cellula, venendo quindi coinvolta nei meccanismi che presiedono alla memoria e al ragionamento. Questi farmaci, disponibili in Italia dal 1998, agiscono inibendo il naturale riassorbimento dell'acetilcolina prolungandone l'attività. L'innovazione in campo terapeutico è rappresentata dalla memantina, che agisce limitando l'attività di un altro neurotrasmettitore, il glutammato. In questo caso si tratta una sostanza di tipo eccitatorio che nella malattia di Alzheimer è stato dimostrata capace di innescare la morte nei neuroni. Questo farmaco non è attualmente rimborsato dal SSN in conseguenza del fatto che l'Agenzia Italiana Del Farmaco (AIFA) ha deciso di rivalutare i dati disponibili sulla memantina "per fissare il giusto grado di gravità della malattia fino al quale utilizzarlo" e probabilmente anche per riaprire la discussione sull'eventuale ingresso in fascia A, fra i medicinali garantiti dal Sistema sanitario nazionale. Il sottosegretario Fazio ha aggiunto di aver avuto un colloquio in materia con il direttore generale dell'Aifa, Guido Rasi. La memantina ha avuto un iter controverso - ha ricordato il sottosegretario - e in Gran Bretagna è stata bocciata dal National Institute for Clinical Excellence (NICE), mentre l'Agenzia europea sui medicinali l'ha approvato per i soli casi di Alzheimer da moderatamente gravi a gravi".

Gianluca Casponi

Fonti
Conferenza stampa "Per non dimenticare chi dimentica. Politiche e strategie per la cura dell'Alzheimer"; Roma 17 settembre 2008



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