Emicrania nemica del cuore

04 maggio 2007

Emicrania nemica del cuore



L’emicrania è una malattia le cui origini e i cui meccanismi aspettano ancora un chiarimento definito. Un dato certo, dal punto di vista fisiologico, è che esiste un coinvolgimento del sistema neurovascolare, così come, dal punto di vista epidemiologico, l’emicrania si associa a un peggior profilo di rischio cardiovascolare. Infatti nelle persone emicraniche si riscontra spesso ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ma anche altri elementi che favoriscono gli incidenti vascolari, come i fattori protrombotici, cioè che favoriscono la formazione di trombi. Tuttavia, per quanto plausibile, un nesso evidente tra emicrania e malattia cardiovascolare non era stato rintracciato, mentre era consistente quello con gli eventi cerebrovascolari (ictus ischemico). Questo fino al completamento del Women Health Study, che ha dimostrato, nella popolazione femminile studiata, un rapporto tra l’emicrania, in particolare quella con aura, e le malattie del cuore ischemiche, comprese le coronaropatie. Un rapporto che si è rivelato soltanto a lungo termine, in media 10 anni, ma che sfugge nei follow-up più brevi. Vale solo per le donne? In effetti finora non c’erano stati studi che dimostrassero una relazione analoga nella popolazione maschile, ma questo poteva dipendere anche dal fatto che l’emicrania è più diffusa nelle donne (negli Stati Uniti è di 3 a 1) e quindi occorre un campione molto grande per mettere a fuoco l’eventuale rapporto.

Un campione di medici maschi
E un campione numeroso è la caratteristica del Physicians' Health Study, che tra il 1981 e il 1984 aveva coinvolto  22071 medici maschi americani, apparentemente in buona salute e senza precedenti di coronaropatia, cancro e altre malattie gravi. Esaminando dopo un follow-up medio di 16 anni questa popolazione, ecco che l’apparente immunità maschile si è dissolta. Tra i 20084 partecipanti presenti al controllo dopo 60 mesi, 1449 (7.2%) riportavano di soffrire di emicrania, e 434 la segnalavano come frequente. Nell’arco di tempo considerato, tra i partecipanti si sono verificati 2236 eventi ischemici cardiovascolari gravi, 750 ictus ischemici, 1046 infarti del miocardio, e 866 decessi per cause cardiovascolari. Inoltre si è dovuto ricorrere all’angioplastica in 2257 casi e sono state poste 2625 diagnosi di angina. Incrociando i dati, tra coloro che non soffrivano di emicrania, l’incidenza annuale degli eventi caardiovascolari era di 8,5 ogni 10000, mentre tra gli emicranici saliva a 10,4, sempre ogni 10.000. Nel dettaglio, l’infarto colpiva 3,6 persone ogni 10.000 tra quelle senza emicrania, e 4,9 nella popolazione sofferente. Non c’era però un rapporto tra l’emicrania e altri eventi cardiovascolari come la morte per ischemia coronarica o l’angina o, ancora, il ricorso all’angioplastica.

La soluzione è prevenire
Più sfumato il caso dell’ictus, la cui frequenza aumentava in funzione dell’emicrania solo tra i 45-55 anni, ma non tra le persone più anziane. Quindi, un aumento della possibilità di incidenti cardiovascolari analogo a quello riscontrato tra le donne, almeno in base ai risultati del Women’s Health Iniziative. La spiegazione del rapporto, però, non c’è o almeno non ce n’è una esauriente. Si è pensato che molto dipenda dal fatto che all’emicrania si accompagnano elementi pericolosi per il cuore come l’obesità e l’ipercolesterolemia, solo che anche considerando questi aspetti nell’analisi statistica, l’emicrania continua a conferire un rischio ulteriore. C’è anche la possibilità che la disfunzione vascolare che all’origine dell’emicrania abbia un effetto sinergico sulle alterazione vasali all’origine dei trombi. C’è infine la possibilità che è alla base dell’emicrania e degli incidenti cardiovascolari esista una predisposizione genetica comune (un medesimo polimorfismo). Insomma, non c’è ancora niente di  certo, se non il fatto che chi soffre di emicrania, uomo o donna che sia, farà bene ad adottare uno stile di vita adeguato.

Maurizio Imperiali


Fonte

Kurth T et al.Migraine and Risk of Cardiovascular Disease in Men. Arch Intern Med. 2007;167:795-801.




 



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