Aprassia, le azioni silenziose

28 novembre 2008

Aprassia, le azioni silenziose



L'aprassia è un disturbo neuropsicologico del movimento volontario, definito come l'incapacità di compiere gesti coordinati e diretti a un determinato fine, sebbene siano mantenute inalterate la volontà del soggetto e la sua capacità motoria. In più come in molte malattie neurologiche, le persone affette da questo disturbo, in genere, non sanno di esserlo. Si tratta di un tipico disturbo post-ictus, che si manifesta nel 50% dei casi di ictus all'emisfero sinistro del cervello e in percentuale minima nei casi in cui è colpito l'emisfero destro. Ma si tratta di un fenomeno in via di comprensione. Ora un passo avanti significativo è stato fatto grazie a una ricerca italiana, pubblicata su Current Biology che ha coinvolto l'IRCCS Fondazione Santa Lucia e l'Università di Roma La Sapienza. Se, infatti, finora si pensava che l'unico senso coinvolto in questo processo patologico fosse la vista, cioè che fosse legato all'incapacità di riconoscere e comprendere le azioni altrui osservate, la nuova ricerca dimostra che l'aprassia compromette il riconoscimento delle azioni umane anche quando potrebbe avvenire attraverso il tipico suono da esse prodotto.

Le ricadute cliniche
Chi soffre di aprassia, dicono i ricercatori, non riesce, infatti, a riconoscere i suoni prodotti dalle azioni umane, come i passi di una persona che cammina o gli applausi. Difficoltà che sembrano essere in stretta relazione anche con la capacità di eseguire proprio quelle azioni. Il fatto singolare, poi, illustrato dalla ricerca, è che la cosa non si verifica quando si tratta di riconoscere suoni associati ad azioni non compiute da esseri umani come il ruggito di un leone o il volo di un elicottero. Non solo. La malattia colpisce in maniera selettiva un determinato distretto corporeo, come gli arti o la regione della bocca. Ebbene nel primo caso l'aprassia rende difficile la comprensione dei suoni prodotti, come appunto dei passi, nel secondo caso la difficoltà riguarda l'incapacità di riconoscere suoni prodotti con la bocca come il mangiare rumorosamente, per esempio delle patatine. Lo studio ha così consentito di identificare le regioni cerebrali implicate in questi disturbi; se la lesione è nelle strutture parietali la difficoltà è nel riconoscimento dei suoni legati ad azioni degli arti; se invece la lesione è nelle strutture frontali la difficoltà si estende ai suoni provocati da azioni della bocca. Lo studio, che si è avvalso dei finanziamenti del Ministero, è durato 36 mesi ed è stato condotto dalla sezione di neuropsicologia della Fondazione Santa Lucia, prendendo in esame pazienti ricoverati in questa struttura di riabilitazione neuromotoria dopo un ictus. I risultati ottenuti integrano altri precedenti dello stesso team di ricerca, sulle difficoltà gestuali e comunicative nella vita quotidiana e lavorativa del paziente aprassico. Ora le ricadute della ricerca italiana potrebbero essere importanti sia sul piano clinico che su quello applicativo. Il test sul riconoscimento delle azioni tramite l'udito, infatti, messo a punto dai ricercatori, può rappresentare un nuovo strumento neuropsicologico per la diagnosi dei disordini dell'azione in pazienti neurologici e, soprattutto, per lo sviluppo di trattamenti riabilitativi delle funzioni percettive, motorie e cognitive.

Marco Malagutti

Fonti
Pazzaglia et al., The Sound of Actions in Apraxia, Current Biology (2008), doi:10.1016/j.cub.2008.09.061




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