Poco sonno, poca salute

20 marzo 2009
Focus

Poco sonno, poca salute



Gli effetti della carenza di sonno sulla salute sono decisamente trasversali e spaziano dal rischio di depressione, alla regolazione dell'appetito e del consumo di cibo, dalla mancanza di concentrazione alle patologie di natura infiammatoria, in particolare nel genere femminile. Ma non risparmiano nemmeno il cuore, o quanto meno i maggiori fattori di rischio cardiovascolare: diabete, ipertensione e obesità, colpendo anche per fasce di età e, ancora una volta, per genere. Le evidenze raccolte in questa direzione hanno, infatti, interessato i cardiologi che in occasioni della 49esima Cardiovascular Disease Epidemiology and Prevention Conference, dell'American Heart Associatione (AHA) hanno presentato diversi studi condotti per documentare il rischio e definire le popolazioni più a rischio.

Glucosio intollerato
Un primo studio promosso dai National Insitutes of Health ha verificato che le persone che dormono meno di sei ore per notte, hanno maggiori probabilità di sviluppare alterazione della glicemia a digiuno (fasting gluscose), condizione che può evolversi in diabete di tipo 2. In particolare, i ricercatori hanno stimato che nell'arco di sei anni, chi aveva abitudini di sonno del genere era 4,5 volte più esposto al rischio rispetto a chi dormiva da sei a otto ore. Le valutazioni sono state fatte sulla base dei dati raccolti dal Western New York Health Study su una popolazione di 1455 partecipanti tra i quali sono stati individuati 91 casi di alterazione della tolleranza al glucosio. Al basale, con esami condotti tra il 1996 e il 2001, la glicemia a digiuno era di 100 mg/dl ma saliva a 125 mg/dl nei controlli eseguiti tra il 2003 e il 2004. Con un rapporto 1:3, sono stati confrontati i dati relativi alla quantità di sonno mediamente dormito con quelli di 273 soggetti senza problemi di glicemia, usando una scala che permettesse ai soggetti di darne una misura sufficientemente esatta (ben più economica di una polisonnografia). In sostanza, sono state trovate 25 persone che dormivano poco, cioè meno di sei ore (short-sleepers), 24 che dormivano tanto, cioè più di otto ore (long-sleepers) e 314 che dormivano una quantità moderata di ore, cioè tra sei e otto (mid-sleepers). A parità di età, indice di massa corporea, livelli di insulina e di glucosio, ipertensione, depressione e storia familiare di diabete, l'associazione si riscontrava solo tra gli short-sleepers rispetto ai mid-sleepers. "Lo studio supporta la crescente evidenza - spiega Lisa Rafalson, autrice e responsabile della ricerca - di associazione tra sonno inadeguato con esiti avversi sulla salute".

Donne e bambini
Negli studi presentati alla conferenza dell'AHA, è stato evidenziato che la mancanza di sonno sortisce effetti negativi su due sottopopolazioni: bambini e donne. Su una popolazione di quasi mille studenti, tra nove e 14 anni, sono stati valutati i comportamenti legati al sonno, con questionari compilati dai genitori, e l'indice di massa corporea. Alla domanda se il bambino aveva uno o più problemi di sonno, le risposte possibili erano "spesso", "mai" o "talvolta". Nel campione, il 22% presentava soprappeso, il 10,2% era obeso e i problemi di sonno ricorrevano talvolta nel 36%, sovrapponendo i dati emergeva che chi i problemi li presentava spesso aveva il 62% di possibilità in più di essere obeso rispetto alle altre due categorie di frequenza. Dati significativi, ma che gli stessi autori dichiarano non spuri da eventuali effetti confondenti dati da altre variabili non considerate nel modello. Anche le donne escono danneggiate dalla scarsità di sonno. In un'osservazione, condotta su circa tremila soggetti, tra uomini e donne di mezz'età e senza problemi cardiologici, sono stati valutati livelli pressori, e altri fattori predittivi, come l'attività fisica, l'abitudine al fumo, la salute del coniuge, il reddito e l'educazione. La durata del sonno inferiore alle sei ore era associata a un significativo aumento della probabilità di avere la pressione alta solo nelle donne e non negli uomini, rispetto a una durata moderata tra sei e otto ore. L'effetto diventava ancora più marcato nelle donne in fase premenopausale nel confronto con donne in fase postmenopausale.

Simona Zazzetta

Fonti
American Heart Association



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