Cibi medicina

20 giugno 2008

Cibi medicina



"Questo fa bene, questo fa male", se fosse così netta la differenza tra cibi salutari e cibi malsani basterebbe stilare una semplice tabella con gli alimenti da evitare e attenersi perfettamente alle regole. La realtà, però, non è certo così semplice. Quando si parla di cibo, infatti, al di là di singole patologie che richiedono l'astensione da particolari alimenti, quel che conta è sempre la qualità e, soprattutto, la quantità. 

La qualità...
Secondo indicazioni dell'Istituto Nazionale della Nutrizione, a ogni pasto andrebbero consumati i cibi appartenenti a ciascuno dei 5 gruppi di alimenti presi in considerazione dall'INN:
  • Gruppo 1: cereali e tuberi (pasta, pane, riso, avena, orzo, farro, patate, ...);
  • Gruppo 2: frutta e ortaggi (compresi i legumi freschi);
  • Gruppo 3: latte e derivati (yogurt, formaggi, latticini, ...);
  • Gruppo 4: carne, pesce e uova;
  • Gruppo 5: grassi e condimenti (sia di origine vegetale, sia di origine animale), come l'olio d'oliva, il burro, la margarina, ...

...e la quantità
Una volta scelto il menù è importante, poi, regolarsi nella quantità, che riguardo agli alimenti è riferita soprattutto al valore calorico ed energetico di ogni prodotto. 
Il valore energetico si esprime in calorie, intese come calorie ordinarie (Chilocaloria o Grande caloria), ovvero l'energia termica occorrente per innalzare di 1° la temperatura (a livello del mare) di 1g di acqua distillata, portandola da 14,5° a 15,5°. In alternativa, il corrispettivo valore delle Chilocalorie (Kcal) può essere espresso in Kjoule (Kj), dove 1 Kcal equivale a 4,186 Kj.

Tenuto conto dei 5 gruppi e delle calorie concesse durante la giornata, quindi, si può parlare di dieta corretta e bilanciata, che da sola può rappresentare già un'ottima arma contro i disturbi di stagione e le malattie in genere. Il benessere sociale, però, ci porta sempre più ad un eccessivo e superfluo consumo di cibo, che la medicina e la scienza cercano sempre più di contrastare con l'introduzione di alimenti modificati e arricchiti, come i famosi Functional Food, alimenti con "aggiunte particolari", nati in Giappone negli anni '80, allo scopo di offrire cibi in grado di prevenire malattie e carenze nutritive. La scelta verso questi prodotti, però, dovrebbe rappresentare solo un passo alternativo all'impossibilità di seguire una dieta bilanciata; ed è su quest'ultima, pertanto, che bisognerebbe aumentare l'informazione e la sensibilità pubblica. Non tutti, infatti, sanno che, senza alcun trattamento chimico, la maggior parte dei cibi presenti sulle nostre tavole rappresenta già un valido aiuto alla prevenzione e, a volte, un sostegno alla cura di molti disturbi e malattie. Altri cibi, al contrario, si sono dimostrati dannosi se assunti quando si è colpiti da alcune malattie. In particolare, le ultime ricerche medico-scientifiche affermano che...

Il pesce fa bene alla prostata e agli occhi
La prima affermazione è di un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), che ha analizzato oltre 6.000 uomini dal 1967 al 2001 (con un'età media di 55 anni all'inizio dello studio). Dopo un'attenta analisi delle loro abitudini alimentari (assunzione di frutta, verdura, carne, pesce,...) e di vita (abitudine al fumo, al bere, all'attività fisica,...), è emerso che gli uomini che erano abituati a mangiare buone quantità di pesci grassi (come salmone e sgombro) avevano un rischio di tumore alla prostata fino a 3 volte inferiore rispetto agli uomini che non mangiavano pesci grassi. La ragione, secondo gli esperti, è da ricercare nella presenza di grassi Omega-3 contenuti in questi tipi di pesci, poiché sono sostanze che sembrano essere in grado di inibire lo sviluppo delle cellule cancerose della prostata. L'affermazione di una possibile correlazione tra consumo di pesce e occhi, invece, è di un gruppo di ricercatori della Harvard School of Public Health di Cambridge (Massachusetts). Secondo gli studiosi, infatti, l'assunzione regolare di pesce (in particolare, di tonno) allontanerebbe il rischio di cecità negli anziani, malattia meglio nota come degenerazione maculare legata all'età senile. Lo studio ha coinvolto 567 uomini e donne, i quali sono stati intervistati a lungo circa il loro consumo di pesce. Al termine della ricerca, i soggetti abituati ad assumere alte dosi di grassi animali (ma non pesce) hanno mostrato un aumento del rischio di malattia, mentre quelli abituati a buone dosi settimanali (2-3) di pesce hanno evidenziato una notevole riduzione del rischio di malattia. Anche in questo caso, i benefici del pesce sulla salute degli occhi sembrano dipendere dalla presenza di acidi grassi Omega-3 e, in particolare, del DHA: un acido grasso che sembra favorire la protezione e il mantenimento delle regolari funzioni della retina. 
Fonte studio 1: The Lancet 2001;357:1764-1766; 
Fonte studio 2: American Journal of Clinical Nutrition 2001;73:209-218.

Intero e scremato, il latte è un vero portento
Sia che si opti per quello scremato (per dieta o intolleranza), sia che si opti per quello intero, il latte non aumenta il rischio di danni cardiaci e, anzi, riduce il rischio di malattia in genere. Ad affermarlo sono alcuni studiosi dell'Università di Bristol (UK), dopo aver condotto una ricerca su 5.700 uomini scozzesi dai 35 ai 64 anni d'età, per un periodo di 25 anni. I soggetti, per tutta la durata dello studio, hanno fornito indicazioni circa le loro abitudini alimentari, il loro stile di vita e la salute fisica, sociale ed economica. Circa il 3% degli intervistati era abituato a bere più di 2/3 tazze di latte al giorno, il 52% una quantità inferiore a 2-3 tazze, ma più di 1 tazza al giorno e, infine, il restante 46% era abituato a bere meno di 1/3 di tazza di latte al giorno o non ne bevevo affatto. Dopo aver raggruppato i soggetti in base allo stile di vita e ai fattori socio-economici, è emerso che i soggetti abituati a bere latte in buone quantità avevano un rischio di malattia (non solo cardiocircolatoria) dell'8-10% in meno rispetto ai soggetti abituati a bere poco latte o a non berlo affatto. L'effetto benefico sembrerebbe dipendere dal calcio contenuto nel latte, poiché sembra essere in grado di contrastare la formazione di placche arteriose e di ridurre la pressione sanguigna (fattori predisponenti numerosi disturbi). Altra spiegazione al minor rischio di malattia, inoltre, sembra dipendere dalle abitudini di vita dei buoni consumatori di latte, meno portati in genere al vizio del fumo, del bere e con buone funzionalità polmonari.
Fonte: Journal of Epidemiology and Community Health 2001;55:379-382

Meglio la dieta senza salumi: falso!
Oggi i prosciutti e salumi messi in commercio sono molto meno grassi di quelli di una volta: è quanto affermato dall'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Non c'è nessun divieto, quindi, per questi gustosi alimenti, che, tra l'altro, contengono anche numerose sostanze benefiche, come: la vitamina B1, B2, B6 e alcuni minerali come selenio e zinco. Il veto è eccessivo anche per le donne incinte, che possono tranquillamente mangiare prosciutto crudo, poiché i controlli mirati e le lunghe stagionature garantiscono l'impossibilità di contrarre la toxoplasmosi. Naturalmente, come per ogni alimento, anche per i salumi vale la regola: mai superare le "dosi" consigliate! 
Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione - INRAN. 

Più olio, minor rischio cardiovascolare
E' quanto afferma l'Eurosciences Communication, in collaborazione con l'Istituto per la Ricerca sull'Arteriosclerosi dell'Università di Münster (Germania), dopo aver analizzato la dieta, la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo di 13.000 uomini d'età compresa tra i 40 e i 59 anni, residenti in Italia, Grecia, Ex Jugoslavia, Olanda, Finlandia, Usa e Giappone. L'assunzione di acidi grassi saturi e i livelli plasmatici di colesterolo sono stati misurati all'inizio dello studio, dopo 5 anni e dopo 10 anni. Al termine dell'indagine è emersa un'evidente correlazione tra rischio cardiovascolare e consumo di olio d'oliva. In particolare, la mortalità nei primi 15 anni era più bassa tra i consumatori d'olio d'oliva (con elevato rapporto acidi grassi monoinsaturi/acidi grassi saturi) e, cioè, tra i soggetti italiani, greci e jugoslavi. Negli Stati Uniti, invece, l'elevata assunzione di acidi grassi monoinsaturi era annullata dall'elevata assunzione di acidi grassi saturi, che favoriscono l'aterosclerosi e quindi ad un maggior rischio di mortalità per malattie cardiovascolari. Secondo questa e altre indagini più recenti, le diete ad alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi (come l'olio d'oliva) riducono il rischio di danni cardiovascolari sia in modo diretto protettivo (per effetto degli antiossidanti in esso contenuti), sia in modo indiretto riducendo alcuni fattori di rischio, come l'iperlipidemia e l'elevata pressione arteriosa.
Fonte: Dossier Informativi CEE/DG VI n. 2

Annapaola Medina

Fonti
Tutti i cibi dalla "A" alla "Z", Guida a una alimentazione sana e corretta - di Renzo Pellati, Mondatori

S.I.N.U. Società Italiana di Nutrizione Umana - Livelli di Assunzione Raccomandati di Energia e Nutrienti (LARN) per la Popolazione Italiana - Edra



 




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