Pericolo aspartame?

10 maggio 2006

Pericolo aspartame?



La notizia non è da poco. L'aspartame, dolcificante artificiale utilizzato in migliaia di prodotti dietetici, sarebbe cancerogeno. A sostenerlo uno studio condotto su ratti dall'equipe di ricercatori del Centro di ricerca sul cancro della Fondazione europea di oncologia e scienze ambientali "B. Ramazzini" di Bologna. Le evidenze sugli animali sarebbero molte, sostengono i ricercatori bolognesi, e lo studio è di imminente pubblicazione sullo European Journal of Oncology. I detrattori ovviamente, a cominciare dai produttori del dolcificante, non mancano. Ma che cosa dice lo studio?

L'accusa
Lo studio ha preso in esame 1800 ratti (900 maschi e 900 femmine ) sottoposti a una dieta in cui vi fossero dosi di aspartame paragonabili a una quantità nell'uomo di 0, 4, 20, 100, 500, 2500 e 5000 milligrammi per chilo, a partire dalle otto settimane di vita fino alla morte naturale. Una volta avvenuto il decesso ogni animale è stato sottoposto a un'accurata autopsia, per un totale di oltre 30mila preparati analizzati. I risultati? I primi test della ricerca, affermano i ricercatori, dimostrano che l'aspartame somministrato ai ratti per tutta la vita, induce un aumento dell'incidenza di linfomi e leucemie. Due le evidenze principali. Innanzitutto l'aspartame induce un aumento dose-correlato, statisticamente significativo, dell'incidenza di linfomi e leucemie nelle femmine; tale aumento statisticamente significativo è stato osservato anche alla dose di 20 mg/kg di peso corporeo, una dose inferiore a quella ammessa per l'uomo dalla normativa vigente (50-40 mg/kg di peso corporeo). Come non bastasse l'aggiunta del dolcificante al cibo induce una diminuzione dell'assunzione di cibo correlata con la dose del composto, senza però determinare una differenza del peso corporeo tra gli animali trattati e non trattati. In pratica oltre a essere cancerogeno non fa neanche dimagrire.

La difesa
Il problema non sarebbe da poco, considerato che il dolcificante sintetico, lanciato dalla Monsanto nel 1981, in sostanza una miscela di due aminoacidi, l'acido aspartico e la fenilalanina, si trova in oltre seimila prodotti: bevande, gomme da masticare, dolciumi, caramelle, yogurt e farmaci come sciroppi e antibiotici per bambini. E il suo consumo, solo in Europa, è di 2000 tonnellate all'anno. D'altro canto va detto che un editoriale comparso sul British Medical Journal ha sostenuto come non esistano conferme dei presunti danni da aspartame e che la sua associazione a diverse malattie non sia nient'altro che una leggenda metropolitana. In più secondo Federchimica, in rappresentanza dei produttori di additivi alimentari, e Aiipa, l'Associazione italiana industrie prodotti alimentari, l'aspartame è uno degli ingredienti meglio e più diffusamente studiati al mondo. Tutti gli studi effettuati finora, continuano le associazioni di categoria, concludono che si tratta di un ingrediente alimentare sicuro. In risposta, come ha dichiarato il responsabile della ricerca Morando Soffritti all'Espresso, è bene sottolineare che molti degli studi effettuati risalgono a diversi anni fa e non sono stati condotti seguendo quelli che oggi vengono considerati gli standard di qualità minima, applicati, invece, dall'equipe bolognese durante la ricerca. Inoltre secondo l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, i dati ottenuti sui topi e sui ratti in merito alla cancerogenicità di una sostanza sono altamente predittivi anche per l'uomo. C'è davvero da preoccuparsi allora? I risultati dell'esperimento sono stati comunicati al ministero della Salute e all'Istituto superiore di sanità. E nella seconda metà di giugno anche all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e al National Cancer Institute del governo americano. Si attendono risposte istituzionali, perciò, ma nel frattempo l'Efsa invita alla cautela, visto che per il momento non dispone di una base scientifica per raccomandare variazioni nella dieta dei consumatori per quel che riguarda l'aspartame.

Marco Malagutti





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