Dieta? Basta seguirla

12 gennaio 2005

Dieta? Basta seguirla



La popolarità delle diete è in costante aumento ma di pari passo aumentano anche le controversie che le riguardano. Dai libri alle riviste popolari, dai dibattiti televisivi ai documenti delle autorità sanitarie è tutto un rincorrersi di argomentazioni a favore di una dieta piuttosto che un'altra o a proposito della sicurezza delle diete stesse. Dai primi modelli dietetici come la Weight Watchers, effettuati sotto rigoroso controllo medico e basati sulla riduzione di porzioni e calorie, si sono sviluppate molte alternative. Del resto l'obesità è definita un'emergenza sanitaria e urgono riscontri sia per il medico sia per il paziente su benefici, rischi, efficacia e sostenibilità delle diete più popolari. Riscontri che per ora mancano. La rivista statunitense JAMA pubblicato una ricerca nella quale differenti regimi dietetici sono stati confrontati per un anno. Due i parametri presi in considerazione perdita di peso e riduzione del rischio cardiaco. I risultati? Il problema principale non è la dieta ma la costanza nel seguirla.

La ricerca
I ricercatori statunitensi hanno preso in esame 60 persone dai 22 ai 72 anni di età e portatori di fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione e dislipidemia. I soggetti presi in considerazione stavano seguendo quattro delle diete più in voga negli Stati Uniti: la dieta Atkins che sacrifica i carboidrati, la vegetariana Ornish che punta a limitare i grassi, il metodo Weight Watchers che si basa sul controllo delle quantità e delle calorie e, infine, la dieta a zona che si basa sul rapporto calorico 40-30-30 per carboidrati, proteine e grassi. Dal confronto è emersa una complessiva scarsa efficacia di tutti i regimi dietetici in termini di riduzione del peso corporeo. I ricercatori hanno, infatti, osservato che con la Atkins la perdita media di peso era di circa 2,5 kg in un anno, poco più di tre chili con la Weight Watchers e 3,5 e mezzo sia con la dieta a zona che con la Ornish. Nessuna dieta quindi ha portato a cali di peso statisticamente significativi e non è stato così possibile osservare differenze sostanziali tra i diversi regimi alimentari. Non solo. Tutti i soggetti coinvolti hanno avuto problemi di ipertensione, elevato colesterolo o diabete. Ma perché risultati così deludenti?

Una questione di aderenza
Secondo i ricercatori il problema non è tanto rappresentato dal valore intrinseco delle diete. Circa il 25% dei partecipanti allo studio ha perso in un anno circa il 5% del peso corporeo iniziale e circa il 10% dei partecipanti ha perso più del 10% del peso corporeo: si tratta così di diete che possono ridurre il peso corporeo e i fattori di rischio cardiovascolare. Il problema riguarda, invece, l'aderenza alla dieta. Ossia le diete funzionano ma solo per i soggetti che le seguono in modo corretto. Non tanti a giudicare dai risultati dell'indagine. Urgono perciò - concludono i ricercatori - tecniche pratiche per aumentare la percentuale di aderenza alla dieta. Una modalità - suggeriscono - potrebbe essere presentare un ventaglio più ampio di opzioni dietetiche, per centrare meglio le preferenze alimentari dei singoli pazienti ma anche il loro stile di vita e i profili di rischio cardiovascolare. L'ipotesi dei ricercatori è che se i pazienti esaminati avessero potuto scegliere la loro dieta, probabilmente i risultati sarebbero stati migliori. Allo stesso modo sono necessari studi nei quali l'associazione tra fattori di rischio cardiovascolare e dieta siano prese in esame in modo più specifico.

Marco Malagutti

Fonte
Dansinger ML et al. Comparison of the Atkins, Ornish, Weight Watchers, and Zone Diets for Weight Loss and Heart Disease Risk Reduction: A Randomized Trial. JAMA. 2005;293:43-53.



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