Questione di dosi

14 settembre 2007

Questione di dosi



Ma quali sono gli additivi permessi? Le prime norme in materia risalgono agli anni '50 e '60, epoca nella quale le autorità nazionali e internazionali diedero il via a programmi di ricerca per stabilire se gli additivi alimentari fossero tossici, cancerogeni, mutageni o teratogeni. Norme diverse, peraltro, da paese a paese, in considerazione delle diverse interpretazioni dei dati scientifici. I dolcificanti artificiali, per esempio, non sono permessi in tutte le nazioni. I requisiti fondamentali richiesti agli additivi sono due: utilità e sicurezza. Ma oltre all'utilità tutti gli additivi alimentari devono essere sottoposti a una valutazione di sicurezza rigorosa. Ed è il Comitato Scientifico dell'Alimentazione Umana della Commissione Europea a occuparsene.

La dose ammissibile
Le valutazioni si basano sull'analisi di tutte le informazioni tossicologiche disponibili, compresa l'osservazione e i test su uomini e animali. E' dalle cavie, perciò, e dagli esami effettuati in laboratorio che si stabilisce quale sia la soglia massima di additivo tollerabile. Questa soglia, definita "livello effetto zero", viene poi divisa per 100 per tenere in considerazione le possibili differenze tra i dati estrapolati dall'osservazione degli animali rispetto a quelli adeguati per gli umani. Si fissa così la dose giornaliera ammissibile (DGA), la quantità di additivo che può essere assunta senza rischi. E, secondo l'Eufic (The European Food Information Council), eccedere occasionalmente non dovrebbe dare problemi, visto il margine di sicurezza calcolato. La classificazione è andata man mano definendosi fino ad arrivare agli additivi attualmente permessi. In più la Commissione Europea ha stabilito specifiche norme di purezza degli additivi e quali sono le categorie alimentari nelle quali sono permessi. Ma oltre alla classificazione e alla sicurezza, un aspetto particolarmente importante dal punto di vista regolamentare è quello dell'etichettatura e della pubblicità.

Questione etichetta
Niente di eclatante. Tutti gli additivi sono riportati in etichetta insieme agli altri ingredienti e riconoscibili attraverso una sigla, formata da una E (ossia Europa) seguita da tre cifre, con cui si possono identificare le singole sostanze e la categoria alla quale appartengono. Gli additivi compresi tra E100 ed E199 sono i coloranti mentre gli altri additivi sono compresi tra E200 ed E499. Gli additivi indicati in etichetta sono tutti autorizzati dall'Unione Europea e sono utilizzati dai produttori solo se necessario e secondo le dosi prescritte. In Italia, sono ammessi una ventina di coloranti, oltre a un centinaio di altri additivi. Quanto alla pubblicità le regole sono le solite. Le affermazioni riportate in etichetta devono essere veritiere e precise, ma anche l'immagine di un alimento riportata su una confezione non può risultare più ricca in colore di quanto non sia il contenuto effettivo, poiché non deve trarre in inganno il consumatore. Un cenno alla situazione italiana, infine. L'Italia come gli altri paesi UE deve sviluppare un sistema di sorveglianza dell'assunzione di additivi da parte della popolazione. A tale scopo vari progetti di ricerca sono svolti in collaborazione tra Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione e l'Istituto Superiore di Sanità. Senza demonizzare l'uso degli additivi, comunque, la regola che vale è quella del buon senso. Tra due prodotti della stessa tipologia è meglio quello senza additivi e lo stesso vale, forse di più, per i coloranti.

Marco Malagutti

Fonti
Ministero della Salute

Eufic



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