Dimmi come mangi

23 gennaio 2009

Dimmi come mangi



Diversi studi hanno evidenziato importanti correlazioni tra l'apporto dietetico negli adolescenti e le consuetudini familiari rispetto alle modalità di consumo dei pasti, con una valenza positiva per quei contesti nei quali è abitudine che la famiglia pranzi riunita.
Poco invece si è indagato sulle modalità di fruizione, e quindi di alimentazione, nei giovani adulti, quando lo schema dietetico appreso nell'infanzia inizia a risentire di fattori socioambientali esterni, legati alle nuove abitudini di vita acquisite per motivi di lavoro o di studio. Un gruppo di epidemiologi dell'università del Minnesota ha progettato un sondaggio, di cui sono ora disponibili i risultati, per indagare la natura sociale dei pasti, gli effetti esercitati dall'avere poco tempo a disposizione e la regolarità dei pasti nei giovani adulti. La tipologia di campione coinvolto nello studio ha reso possibile chiarire anche le caratteristiche sociodemografiche di quella fascia di giovani adulti che dichiara di andare a cena fuori con altre persone oppure di "mangiare di corsa", due tipi di comportamenti dei quali i ricercatori hanno analizzato le ricadute sull'orientamento rispetto ai pasti e sul relativo apporto dietetico.

L'identikit a pranzo
Lo studio si è svolto tra il 2003 e il 2004, periodo nel quale sono stati distribuiti e compilati 1.687 questionari sulle abitudini alimentari, da altrettanti partecipanti con età media di 20,5 anni e una maggioranza femminile (66%). Dal punto di vista sociologico, la maggioranza dei soggetti intervistati ha dichiarato di apprezzare e valutare positivamente il fatto di mangiare in compagnia, ciononostante il 35% dei maschi e il 42% delle femmine ritiene di non avere il tempo di sedersi a tavola per consumare un pasto regolare. Dal punto di vista nutrizionale, è risultato che cenare in compagnia di altre persone si associa con parecchi indici di un miglior apporto dietetico, per esempio un elevato consumo di frutta e verdura, in particolare di verdure a colorazione verde e arancione. Al contrario, mangiare di fretta è significativamente abbinato a un maggior consumo di soft drink, fast food, grassi totali e grassi saturi, e a un minor apporto di diversi alimenti salutari.

I motivi dell'errore
La maggior parte degli adulti, che si trova nella fascia d'età di quelli che hanno partecipato alla ricerca, trascorre tutta la giornata fuori casa, che sia per motivi di studio o di lavoro poco cambia. In entrambi i casi, infatti, il giovane medio percepisce di avere meno tempo di quello che gli servirebbe per portare a termine le sue incombenze quotidiane. Diviene così frequente sottrarre tempo al pranzo, dato che mangiare è, entro certi limiti, un'attività che si può compiere anche davanti a un libro o un PC. Naturalmente la scelta dei cibi ricade a questo punto su prodotti più economici e, soprattutto, "portabili" facili da ingerire senza posate, in piedi e magari con una mano sola. E cosa c'è di più adatto al take away se non il fast food?
Così facendo, però, si perde la qualità di ciò che si mangia e il piacere della convivialità, senza contare che, comunque, pranzare di corsa non favorisce certo una buona digestione.
Per guadagnare poche decine di minuti si priva l'organismo di una giusta pausa, che garantirebbe in realtà una migliore efficienza delle successive ore di lavoro o studio e, a lungo termine, si danneggia la salute.

Elisabetta Lucchesini

Fonti
Larson NI et al. Making Time for Meals: Meal Structure and Associations with Dietary Intake in Young Adults. J Am Diet Assoc 2009; 109: 72-79



Cerca nel sito


Cerca in


Ricette  |  Farmaci  |  Esperto risponde  |
Schede patologie


Cerca il farmaco
Dizionario medico


Potrebbe interessarti
L'esperto risponde