C'è un cibo per ogni malattia

16 novembre 2005

C'è un cibo per ogni malattia



Che il cibo possa essere una medicina non è una novità. Ne parlava Ippocrate e, in Oriente, la cultura del cibo funzionale esiste da secoli. I cinesi, per esempio, sin dall'antichità, hanno compreso che i cibi hanno effetti sia preventivi sia terapeutici e che sono parte integrante della salute. Ora però questo concetto, anche per evidenti ragioni di mercato, è entrato prepotentemente anche nella nostra cultura. Si parla così di carciofi o gorgonzola salva salute e sono gli stessi consumatori, come confermano le statistiche, ad aver indotto questo cambiamento prospettico nel ruolo del cibo: non più semplice mezzo di sussistenza ma strumento cruciale per la salute e la prevenzione delle malattie. D'altro canto, sono considerevoli anche i progressi tecnologici dell'industria alimentare, che hanno reso possibile la produzione di cibi salutari, e di pari passo si evolvono anche le norme regolatrici. Di questo nuova propensione verso il cibo medicina si è occupata la CNN, nell'edizione on line.

Un marketing sofisticato
Sovrappeso? Diabetici? Ipercolesterolemici? Esiste il cibo che fa per voi! Così il network televisivo statunitense rappresenta un'ideale messaggio pubblicitario, non lontano dalla realtà. E' un dato di fatto che il consolidarsi delle malattie croniche ha creato una nuova potenziale nicchia di mercato, in più è in corso un mutamento culturale che rende i problemi di salute fortemente connessi allo stile di vita. L'industria alimentare ha così realizzato come questi stili di vita possano influire sui consumi. Il caso emblematico presentato è quello di una donna 49enne sottoposta a cinque bypass dopo un infarto. La paziente in questione, dicono quelli della CNN, recandosi dal suo droghiere di fiducia potrà trovare cereali per la colazione in una specifica sezione denominata "heart-healthy", sano per il cuore. Come non acquistarli? E non sono i soli prodotti che vanno in questa direzione. Del resto se gli americani con problemi cardiaci sono oltre 70 milioni rappresentano 71 miliardi di dollari nel potere di acquisto annuale. E che dire del popolo dei diabetici? Quasi 21 milioni con un potere di acquisto di 14 miliardi di dollari. Senza dimenticare che quasi i due terzi degli americani adulti sono sovrappeso o obesi. Le persone con malattie croniche, tra l'altro, sono quelle che con più probabilità seguono diete specifiche e spesso ne risentono anche i familiari. Cioè se la mamma ha un disturbo si modifica la dieta di tutta la famiglia. La paziente suddetta, per esempio, fa i suoi acquisti anche per marito e figlio, perché non soffrano del suo stesso destino. Se saltano all'occhio gli aspetti speculativi e le strategie del marketing si fanno sempre più sofisticate, con un numero crescente di cibi medicina, va anche detto, come fanno i membri dell'American Dietetic Association, che fare scelte salutiste nei consumi alimentari è di per sé una buona cosa. I tranelli, però, non mancano. E quello più eclatante riguarda la semplificazione eccessiva del mercato. In più la disinformazione è all'ordine del giorno. Non basta, perciò, guardare attentamente le confezioni per poi fraintenderle o farsi ingannare dagli slogan. Difficile perdere un chilo in due giorni o dimezzare il colesterolo in un attimo, per intendersi.

Marco Malagutti


Fonte
Food marketers target chronic illnesses, Cnn Health. 10 novembre



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