La vista va difesa

07 ottobre 2005

La vista va difesa



Venticinque milioni di italiani, quasi uno su due, hanno problemi di vista. Sempre in Italia, un bambino su quattro non vede bene, compromettendo il rendimento scolastico, e un adolescente su tre non si protegge gli occhi quando pratica sport a rischio come basket e tennis. Di più. Una persona ogni cinque secondi nel mondo diventa cieca e lo stesso destino tocca a un bimbo al minuto. Sono questi i numeri con i quali è stata annunciata la VI giornata mondiale della vista. In tutto il mondo, dicono gli specialisti, vi sono 160 milioni di persone affette da patologie oculari, di cui oltre un milione e 600 mila solo in Italia e 9 su 10 nei paesi in via di sviluppo, 45 milioni sono completamente cieche, delle quali un milione e mezzo sono under 15, con costi diretti superiori a 25 miliardi di dollari l'anno. Può bastare? Sono chiare le ragioni per cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità abbia lanciato un programma, ribattezzato "Vision 2020: the right to sight", con il quale intende sradicare nel mondo la cecità evitabile. Già perché se non bastassero questi numeri a preoccupare, l'OMS teme per il 2020 un raddoppio. Basti pensare che è candidato a sviluppare un disturbo l'88% di chi usa regolarmente un computer per lavoro, per studio o per gioco. E la situazione pare più preoccupante che mai per i paesi in via di sviluppo.

Quali cause
E le cause? Le principali cause di cecità sono diverse tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo. Nelle aree povere del globo l'imputato numero uno è il deficit di vitamina A, con circa due milioni di bimbi colpiti. Nell'adulto le ragioni sono altre e spaziano dalla cataratta non operata al tracoma, fino all'oncocercosi, detta anche "cecità dei fiumi", un'infezione causata da una piccola mosca. Nei paesi occidentali le ragioni sono altre come la cataratta non operata, che riguarda addirittura 20 milioni di persone, il glaucoma, la degenerazione maculare senile e la retinopatia diabetica. Ma va detto che anche un miope grave, per il quale la correzione visiva non sia completa, è da considerarsi ipovedente o al limite della cecità. La situazione italiana segue il passo del resto del mondo. Un dato, però, significativo riguarda la popolazione anziana, tra i 65 e i 90 anni, per la quale la cecità aumenta di 20 volte. Il problema, dicono gli esperti, è legato sia all'allungamento della vita media sia alla riduzione del tasso di natalità. Si spiega così perché la degenerazione maculare senile, patologia che provoca l'offuscamento della visione da parte di una macchia centrale, sia la prima causa di cecità nel mondo industrializzato, e questo nonostante la terapia abbia fatto passi da gigante. Problemi che si possono evitare? Gli esperti pensano di sì o quantomeno si possono ridurre i rischi. E per farlo bastano alcuni accorgimenti nello stile di vita e nell'alimentazione. Si tratta di consigli banali come evitare le radiazioni ultraviolette dirette o indirette, non fumare, bere alcolici moderatamente, limitare i grassi saturi e mangiare frutta e verdura. La visita dell'oculista, infine, dovrebbe essere effettuata periodicamente, in particolare dopo i 60 anni quando sarebbe bene sottoporsi alla visita almeno ogni anno.

Marco Malagutti

Fonte
Conferenza stampa "Vista sul mondo", Milano 8 settembre

 




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