A contatto anche di notte

27 aprile 2007

A contatto anche di notte



Argomento molto controverso, quello delle lenti a contatto portate a lungo. Da sempre, almeno da quando esistono le lenti morbide, c'è sempre stato chi sosteneva di poterle portare anche di notte, o comunque per un numero di ore molto superiore alle canoniche otto raccomandate. Gli oculisti erano a volte scettici, a volte più concilianti e, a ragione, si invocava la variabilità individuale. L'arrivo delle lenti idrogel siliconico, quelle usa e getta, per intendersi, ha di gran lunga ridotto le preoccupazioni degli specialisti, e l'ultima generazione, quella delle usa e getta ad alta permeabilità all'ossigeno, sembrava aver fatto piazza pulita di tutte le obiezioni. Ma sembrava soltanto, perché comunque gli studi registravano una certa quota di infiammazioni corneali a seguito dell'uso continuo della lente. Un po' perché bisogna capirsi su che cosa si intenda per infiammazione, un po' perché in larga misura si trattava di studi retrospettivi, o che non rispettavano la routine classica di chi porta le lenti a contatto, il dubbio restava.

Tre anni di follow-up
Ricercatori statunitensi, quindi, hanno pensato bene di seguire nel tempo un campione di persone giudicate idonee a portare lenti a contatto di idrogel silicone ad alta permeabilità (il materiale in questione era il Lotrafilcon A) per periodi fino a 30 giorni (e notti) al mese per un periodo di tre anni. Lo scopo non era soltanto controllare in quanti casi si verificava un'infiammazione, ma anche se era possibile isolare dei segni premonitori della comparsa dell'infiammazione. Per inciso, in passato erano stati proposti diversi fattori di rischio: la giovane età, il fumo di sigaretta, precedenti disturbi oculari, l'elevata miopia, oltre naturalmente a un certo numero di riscontri obiettivi come arrossamenti, congiuntiviti eccetera. Lo studio ha coinvolto 317 pazienti, di età variabile dai 12 ai 71 anni, prevalentemente donne e con un 12% di fumatori, la maggioranza aveva già portato lenti a contatto di vario tipo, qualcuno invece era alla prima esperienza. L'infiammazione, infine, era definita come infiltrazione nella cornea da parte di cellule infiammatorie, e i controlli sono stati condotti dopo una settimana di porto delle lenti e poi ogni sei mesi. Nell'arco di tre anni, il 10% del campione aveva sperimentato un'infiltrazione corneale, cioè in totale 27 casi. Però, se si restringe il campo agli episodi evidenti e caratterizzato da sintomi denunciati dai pazienti, il numero scendeva al 3,1%. Insomma un bilancio positivo, soprattutto considerando la scarsa gravità degli eventi.

Rischi molto contenuti
Quanto ai fattori di rischio, questo studio non confermava alcune convinzioni precedenti: età e fumo non avevano un peso significativo, gli unici indizi che potevano far prevedere l'infiammazione erano la comparsa di macchie sulla cornea e gli arrossamenti al margine tra cornea e sclera. Questo arrossamento è di solito un segno di scarsa ossigenazione, quindi relativamente raro quando si usano le lenti di idrogel ad alta permeabilità. Quanto alle macchie della cornea, precedenti studi le hanno associate più alla combinazione tra prodotti per la pulizia della lente e lenti di idrogel, come dire che si rischia qualcosa di più a levarle e metterle piuttosto che indossandole in modo continuo e la sostituzione quando è il momento.

Sveva Prati


Fonti

Predictive Factors for Corneal Infiltrates With Continuous Wear of Silicone Hydrogel Contact Lenses. Szczotka-Flynn L et al. Arch Ophthalmol. 2007;125:488-492.

 

 






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