Rieducare l'occhio

13 giugno 2008

Rieducare l'occhio



Una delle possibilità per i pazienti ipovedenti affetti da maculopatie è quella della riabilitazione visiva. E spesso non riceve la giusta attenzione. Il paziente con questa patologia, ha perso la normale visione centrale, per la formazione di una cicatrice, ma non è cieco in senso assoluto, ha, cioè, una residua capacità visiva periferica. Una capacità che va allenata e rafforzata per ristabilire al meglio l'autonomia visiva del soggetto. Un modo per migliorare anche la qualità di vita dell'anziano ipovedente. L'approccio è multidisciplinare. In genere se ne occupano l'oculista, l'assistente in oftalmologia-ortottista, l'ottico e lo psicologo, con il compito di controllare la refrazione, prescrivere un ausilio ottico e, soprattutto, istruire e preparare il paziente. Di un programma di riabilitazione del genere si è occupato uno studio degli Archives of Opthalmology. E sembra funzionare.

Come funziona la riabilitazione
In molti casi, e la degenerazione maculare senile è uno di questi, la visione danneggiata non può essere ristabilita completamente e la riabilitazione è la sola modalità per riguadagnare la funzione perduta. In genere, spiegano i ricercatori sulle pagine degli Archives of Opthalmology, un programma di riabilitazione contempla la valutazione della vista residua, l'identificazione delle necessità del paziente e degli obiettivi, un programma di consulenza, la prescrizione di dispositivi per l'ipovisione e la prescrizione di una terapia per istruire i pazienti su come utilizzare i dispositivi e su come fare gli esercizi quotidiani. In genere optometrista e oculista fanno la valutazione e stabiliscono il piano terapeutico, mentre un terapista occupazionale fa le valutazioni domiciliari sul paziente e stabilisce il programma di riabilitazione. Su quanto funzionino questi piani terapeutici si sono, fino ad oggi, effettuati pochi studi e gli effetti riscontrati nei pochi studi non sembrano particolarmente significativi. Negli Stati Uniti, sul fronte della riabilitazione visiva, è particolarmente attivo il Department of Veteran Affairs. Lo studio degli Archives of Opthalmology ha preso in considerazione i pazienti ipovedenti che hanno avuto accesso a uno dei centri gestiti dal Department of Veteran Affairs. Ne è nato un trial il Low Vision Intervention Trial (LOVIT), che ha valutato l'efficacia del programma di riabilitazione per veterani con riduzione della vista, moderata o severa, indotta da disturbi maculari.

L'esito del trial
I risultati sono positivi. I 126 pazienti presi in esame sono stati sottoposti a interviste telefoniche presso le loro abitazioni prima e dopo la loro partecipazione a un programma di riabilitazione visiva e messi a confronto con un gruppo controllo. L'intervento ha previsto l'esame della vista, il counseling e la prescrizione di un dispositivo per ipovedenti, a questo vanno aggiunte le sedute presso un terapista per imparare l'utilizzo dei dispositivi e l'apprendimento delle strategie da adottare quotidianamente per realizzare i compiti quotidiani. Il gruppo trattato ha evidenziato significativi miglioramenti rispetto al gruppo controllo, in particolare per la capacità di lettura così come per la funzione visiva complessiva. Il modello perciò funziona e si tratta del primo trial che certifica l'efficacia di un programma di riabilitazione per l'ipovisione. Quanto basta ai ricercatori per concludere che dieci ore di terapia siano giustificate per pazienti danneggiati in modo moderato e severo. Un tipo di trattamento che, per evitare il rapido declino, deve essere messo in atto il più rapidamente possibile.

Marco Malagutti

Fonti
Stelmack JA et al. Outcomes of the Veterans Affairs Low Vision Intervention Trial (LOVIT). Arch Ophthalmol. 2008;126(5):608-617.



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