Prevenire il cancro: un bilancio

18 novembre 2004

Prevenire il cancro: un bilancio



La diagnostica strumentale consente di vedere il tumore una volta che ha raggiunto dimensioni sufficienti, ma dietro l'esito di un esame c'è la nascita e la crescita lenta e silenziosa del cancro. La cancerogenesi è un processo che dura molti anni: una cellula impazzisce, comincia a moltiplicarsi in modo anomalo e nessuno dei sistemi di controllo dell'organismo riesce a fermarla; il paziente è già malato ma non può saperlo perché non avverte alcun sintomo. 
Debellare i tumori significa scoprire i meccanismi, probabilmente molteplici, che fanno scattare la cancerogenesi, oppure riuscire a interromperla in maniera definitiva, quando ancora il tumore non è visibile.
Con la farmacoprevenzione è possibile usare dei farmaci capaci di interferire con la cancerogenesi; sono efficaci e sicuri, e si somministrano alle categorie a rischio, cioè a quelle persone che hanno una maggiore probabilità di sviluppare un certo tipo tumore. E' come con le terapie ipocolesterolemizzanti e antipertensive, ampiamente utilizzate per prevenire infarto, ictus e aterosclerosi. Come farmaci preventivi, pur senza avere gli effetti devastanti dei chemioterapici, vanno assunti per molti anni; in quest'ottica diventa quindi fondamentale poter stabilire un preciso rapporto tra rischio (di tumore e di effetti collaterali) e beneficio per il singolo paziente.
L'attenzione dei ricercatori è principalmente focalizzata sui "big killers" del millennio trascorso, cioè su quei tipi di tumore che, per gravità e diffusione, rientrano ancora tra le principali cause di morte, ma i carcinomi della mammella, del polmone, della prostata e del colon-retto ora cominciano a fare meno paura.

Alla ricerca del colesterolo...
Le ricerche più promettenti mirano allora a identificare i punti deboli del processo cancerogeno: molecole, enzimi, messaggeri colpendo i quali sia possibile compromettere la progressione del tumore. Senza dimenticare i marcatori: molecole preziose, ma ancora tutte da scoprire, che segnalano con grande anticipo la nascita del carcinoma (uno per tutti, il PSA per la prostata) consentendo di intervenire subito. Il marcatore svolge il ruolo del sintomo: dà l'allarme rivelando che la cancerogenesi è già in corso, quando ancora il tumore non si è manifestato, e quando il "sintomo" regredisce significa che la terapia utilizzata ha avuto l'effetto sperato.
Questo il futuro prossimo, ma accade anche che il passato venga in aiuto, quando si scopre che farmaci in uso da anni, per altre patologie, inibiscono la crescita di certi tumori. Si percorre così il cammino inverso, dall'effetto alla causa: il meccanismo d'azione del farmaco ci rivela anche i meccanismi della carcinogenesi.
È presto per dire che i tumori non hanno più segreti ma, forse, i ricercatori hanno individuato gli informatori giusti e si apprestano a farli "confessare".
Tra presente e futuro ecco l'identikit dei 4 big killers.

Tumore alla mammella
I molti tipi di carcinoma del seno possono rientrare in due grandi categorie, quella ormonosensibile (ER+) e quella non ormonosensibile (ER-). La suddivisione nasce dal fatto che, nel primo caso, le cellule cancerose possiedono recettori per gli estrogeni e, quindi, la loro moltiplicazione dipende anche dall'azione di questi ormoni. I farmaci preventivi usati per ora in Italia sono tre tamoxifene, raloxifene e anastrozolo, sono autorizzati solo per le loro indicazioni primarie e non per la prevenzione; tuttavia va detto che la loro efficacia, se sarà confermata, è comunque limitata ai tumori ormonosensibili.
Il tamoxifene è un antiestrogeno, compete per i recettori degli estrogeni impedendo l'azione degli ormoni endogeni. Somministrato a donne con elevato rischio di carcinoma mammario ha dimezzato l'incidenza del tumore; negli Stati Uniti è già autorizzato per la prevenzione. Il raloxifene è un modulatore selettivo dei recettori degli estrogeni; si utilizza per la terapia dell'osteoporosi ma sembra avere la stessa efficacia antitumorale del tamoxifene. 
L'anastrozolo, infine è un inibitore dell'aromatasi, enzima chiave nella sintesi degli estrogeni, già utilizzato per i tumori in fase avanzata. Ora è allo studio la sua efficacia preventiva che potrebbe risultare superiore al tamoxifene nelle donne in menopausa e in quelle isterectomizzate. 

Carcinoma del colon-retto
La localizzazione a livello intestinale rende questo tumore facilmente diagnosticabile. L'intestino, infatti, è facilmente accessibile per prelievi bioptici ed indagini di diagnostica per immagini, esami che possono salvare molte vite. Sull'uso dell'aspirina come farmaco preventivo i dati sono ancora discordanti, in uno studio sull'utilizzo cronico per 20 anni da parte di un campione d'infermiere si è osservata una riduzione del 30% del rischio di sviluppare un carcinoma colon-rettale. Uno studio analogo ripetuto su un campione di medici, invece, non ha mostrato benefici significativi. 
Altri studi hanno dimostrato che l'inibizione della ciclossigenasi 2 (COX-2) riduce il rischio di sviluppare un tumore all'intestino. Il celecoxib, un inibitori della COX-2 somministrato a soggetti affetti da poliposi adenomatosa familiare, ha ridotto del 30% la comparsa di nuovi polipi; gli Stati Uniti hanno già approvato il suo utilizzo nella farmacoprevenzione oncologica.
L'acido folico e il calcio infine prevengono il primo passaggio della cancerogenesi, quello da cellule epiteliali normali a epitelio iperproliferativo, mentre gli estrogeni: agirebbero da freno nella trasformazione degli adenomi da piccoli a grandi e invasivi, ma i dati sono ancora da confermare. 

Tumore della prostata
Il carcinoma prostatico è sensibile all'azione degli ormoni, in questo caso degli androgeni. Per questo motivo le terapie per evitare l'intervento chirurgico prevedono l'utilizzo di farmaci antiandrogeni (finasteride) o antagonisti del recettore adrenergico alfa-1 (alfozusina, terazosina). Tuttavia l'efficacia di questi farmaci non è considerevole: consente di rimandare nel tempo l'operazione, ma solo quando il tumore è benigno (ipertrofia prostatica benigna), e si accompagna ad effetti collaterali sgraditi (calo della libido, impotenza). In caso di carcinoma maligno si ricorre, invece, alla rimozione chirurgica e/o ad appropriate chemioterapie. In attesa dei primi risultati delle ricerche in corso, conviene, comunque, arricchire la propria dieta di vegetali ricchi di selenio e vitamina E; effettuare una visita urologica e il dosaggio del PSA almeno una volta all'anno dopo i 50 anni.

Tumore del polmone
Continua a essere il cancro più temibile perché raramente la diagnosi è precoce. Principale fattore di rischio è il vizio del fumo, tanto che smettere di fumare è già prevenzione. Non esistono ancora marker biologici capaci di rilevare la cancerogenesi in atto, unico mezzo di diagnosi è la radiografia del torace. E' stata individuata una mutazione del gene Fhit: sembra che i soggetti portatori di questa modificazione genetica abbiano un rischio maggiore di sviluppare un carcinoma polmonare. Il selenio sembra ridurre l'incidenza del carcinoma al polmone di quasi il 50%, ma saranno necessari altri studi per chiarire quale sia l'apporto ottimale di questo minerale nella farmacoprevenzione. Ancora tutti da verificare, invece, i potenziali vantaggi degli inibitori della COX-2, di iressa e del budesonide (un corticosteroide).

Elisa Lucchesini


Fonte
Farmacoprevenzione in oncologia- Milano 12 novembre 2001



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