Senza fumo la prognosi migliora

30 novembre 2005

Senza fumo la prognosi migliora



Smettere di fumare è già di per sé un ottimo proposito ma diventa vitale quando subentrano patologie gravi come quelle tumorali. Sembrerebbe scontato per chi riceve una diagnosi di tumore, indipendentemente dall'organo colpito: dovrebbe essere un obbligo più che un proposito, ma così non è. Più della metà dei pazienti, infatti, non lo fa oppure riprende dopo un periodo di pausa. Certo la difficoltà a smettere e la dipendenza dalla nicotina giocano il loro ruolo, ma anche il sostegno e l'informazione offerte dai medici dovrebbero fare la loro parte. Eppure dall'American Cancer Society arriva questo segnale rivolto ai medici, ma che non può non interessare gli stessi pazienti. Viene denunciata, per esempio, una carenza di dati sulle variazioni dell'abitudine al fumo durante il trattamento o il monitoraggio successivo, in studi sulle neoplasie non direttamente correlate al fumo. Il che fa ipotizzare che gli stessi medici non attribuiscano il peso dovuto a questa cattiva abitudine. Mentre invece la letteratura dice tutt'altro.

Sigarette maligne
Sono, infatti, molte le evidenze scientifiche che sostengono che continuare a fumare dopo una diagnosi maligna influisce molto negativamente sull'efficacia del trattamento, oltre al fatto che aumenta il rischio di neoplasie secondarie. Per contro, infatti, ci sono molti studi che affermano che smettere di fumare più o meno al momento della diagnosi migliora l'esito della patologia rispetto a chi invece non ci è riuscito. Oltre alla perdita di efficacia del trattamento antitumorale, si osserva un acutizzazione degli effetti collaterali. Per esempio con la radioterapia o dopo l'intervento chirurgico, si osservano interferenze nella guarigione delle ferite e un peggioramento della sopravvivenza. E questo si verifica sia nei tumori correlati al fumo e sia in quelli non correlati. Il tutto si riflette poi sulla qualità della vita del malato, anche perché la funzionalità ordinaria fisica e psicologica viene danneggiata.

Incentivo a smettere
Tuttavia, la comunicazione della diagnosi rappresenta un momento particolare in cui il paziente risulta molto sensibile al problema e ricettivo alle possibili soluzioni, è una finestra di maggior consapevolezza dei rischi che si corrono. Non è un caso che il tasso di successo dei tentativi di smetter di fumare è del 70%, mentre quello che interessa i normali fumatori, cioè sani, è intorno al 20%. Il punto critico di questi trattamenti (farmacologici o comportamentali) è infatti la motivazione, e il peggioramento della malattia e gli esiti scarsi della cura possono essere un forte incentivo a smettere e/o a non riprendere. Le soluzioni disponibili sono diverse, la terapia sostitutiva della nicotina, i farmaci antidepressivi e gli interventi comportamentali, sono preziosi strumenti di cui usufruire. Chiaramente devono essere valutate anche le condizioni generali del soggetto perché, per esempio, la terapia farmacologica può essere controindicata per la chemioterapia, ed eventuali comorbidità, come l'abuso di alcool o la depressione, non possono essere ignorate quando si somministrano certi farmaci.E' fondamentale che il paziente abbandoni il prima possibile l'abitudine al fumo e prima di intraprendere il trattamento antitumorale, perché quanto più lungo è il periodo senza fumo che precede la chemio o l'intervento chirurgico, migliore sarà la prognosi.

Simona Zazzetta

Fonte
Gritz ER et al. Successes and failures of the teachable moment. Cancer. Early online 10.1002 cncr.21598

Gritz ER et al. Smoking, the missing drug interaction in clinical trials: ignoring the obvious. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2005 Oct;14(10):2287-93





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Tag: Tumori

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