Il gene o il virus?

19 dicembre 2003

Il gene o il virus?



Da sempre ci si chiede se nella genesi della malattia conti di più l'ambiente o le caratteristiche dell'individuo. Contino di più, per esempio, inquinamento e alimentazione piuttosto che la genetica. Qualche esempio: dalle scoperte di Pasteur in poi molte malattie hanno trovato una spiegazione evidente, e una terapia efficace, nella ricerca del "microbo". Si era aperta un'era. Un'altra se ne apre con la scoperta del DNA, della genetica moderna, che proprio nel 2003 ha compiuto 50 anni. Genetica e dunque malattie genetiche, cioè determinate da alterazioni dei geni, che si ereditano e si trasmettono, sia pure con una certa variabilità. Il capovolgimento è forte, perché se l'ipotesi infettiva punta tutto sull'ambiente (un nemico che viene da fuori: virus, batterio ma anche agente tossico) veder prevalere le spiegazioni genetiche significa puntare tutto sul "difetto di fabbricazione" del singolo individuo. Il modello "genecentrico" ha tenuto e tiene bene, ma sembra non poter esaurire tutti i casi possibili. C'è senz'altro una serie di anomalie genetiche alla base dell'obesità, ma non tutti i portatori di queste caratteristiche diventano obesi. 

Il caso dell'oncologia
Questo alternarsi di modelli esplicativi si ritrova in oncologia, dove le diverse fasi si sono succedute molto nettamente. All'inizio tutte le spiegazioni puntavano al ruolo ambientale: le sostanze cancerogene e naturalmente gli agenti infettivi, a cominciare dai virus. In alcuni casi, come quello del carcinoma del collo dell'utero, la spiegazione è ancora valida e, anzi, il ruolo delle infezioni da Papillomavirus nel presentarsi della malattia è evidentissimo. Infatti in alcuni studi si è persino pensato di cambiare lo schema degli screening di popolazione: prima il test per verificare se c'è stata l'infezione e poi il Pap-test tradizionale che esamina le alterazioni cellulari.
Ma la genetica ha avuto la sua rivincita, per esempio, nel caso del tumore mammario dove sono state identificate alcune mutazioni genetiche (sui geni battezzati BRCA1 e 2) che aumentano enormemente la possibilità di essere colpite. Tutti i tumori hanno cause esclusivamente genetiche, dunque? No, perché per esempio il mesotelioma pleurico colpisce chi è stato esposto all'amianto ma non si hanno esempi di famigliarità. 

Non c'è mai un solo colpevole
Oggi però si apre un altro capitolo e in buona misura grazie anche a ricerche italiane. Uno di questi ricercatori italiani, il dottor Luigi Ricciardiello del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia dell'Università di Bologna riassume così la situazione: "Per lungo tempo l'azione dei fattori ambientali, infezioni comprese, è stata posta in un rilievo quasi assoluto poi si è passati all'accentuazione dei meccanismi genetici, ma genetici "per sé" ; oggi molte esperienze portano a individuare un passaggio intermedio, quello dell'azione virale". In altre parole è probabile, e in alcuni casi è provato, che i fattori genetici non siano semplicemente ereditati o che si autogenerino, ma che siano in misura diversa determinati da altri elementi estranei alla genetica. Il più recente degli studi condotti da Ricciardiello ha dimostrato proprio questo in una forma di tumore molto diffusa: quella del colon-retto. La stragrande maggioranza di questi tumori presenta particolari alterazioni genetiche delle cellule dell'area coinvolta dal tumore che sono una caratteristica molto particolare della lesione. Ed è nella spiegazione di come si formano queste anomalie che rientra in gara l'ambiente, nelle vesti del Polyomavirus. Questo virus ha la capacità di modificare il DNA anche di cellule che normalmente non offrono spazi al virus (non sono permissive, come si suol dire) e lo fa senza bisogno di replicarsi in un gran numero di copie. Per questo, tra l'altro, era sempre stato difficile provare il ruolo del virus: in sostanza colpiva e se ne andava senza lasciare traccia, o meglio lasciandone di molto ridotte che oggi sono state trovate solo grazie al fortissimo progresso delle tecniche di biologia molecolare. Questo meccanismo così "discreto" è stato battezzato "hit & run" cioè colpisci e fuggi e il nome dice tutto.
Questa scoperta, che magari non ha avuto titoloni da quotidiani, è però molto importante non soltanto nel merito dei tumori del colon, ma anche in senso generale. Cioè nel riaffermare che la presenza di una sola causa, nelle malattie, più che una regola sembra l'eccezione. Inoltre, venendo alla genetica, è utile a ricordare che non sempre una "cattiva eredità" di geni è una condanna....

Maurizio Imperiali


Fonti
Ricciardiello L. Induction of chromosomal instability in colonic cells by the human polyomavirus 
JC virus. Cancer Res. 2003 Nov 1;63(21):7256-62

Cuzick J et al. Management of women who test positive for high-risk types of human papillomavirus: the HART study Lancet 2003; 362: 1871-76
Franco EL. Are we ready for a paradigm change in cervical cancer screening? Lancet 2003; 362:1866




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