Psico-oncologia

20 giugno 2008

Psico-oncologia



"Non esiste il cancro, ma un soggetto affetto da cancro": con questa affermazione Riccardo Torta, Professore di Psicosomatica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Torino e Responsabile del Servizio di Psiconcologia dei Dipartimenti di Neuroscienze e Oncologia presso l'Ospedale San Giovanni Battista (Torino) ha cercato di far capire, durante un incontro tenutosi a Milano il 29 novembre scorso, che ogni paziente ha una forma di malattia unica, in nessun caso uguale a quella di altri pazienti e, pertanto, necessita di un mirato e personale approccio terapeutico. A fianco dell'obiettività di una diagnosi di tumore (o di qualsiasi altra malattia), infatti, esiste sempre anche un fattore psicologico, più o meno rilevante, che interagisce con il disturbo fisico. L'idea che la psiche sia un mondo a parte, infatti, appartiene al passato: oggi numerose ricerche scientifiche hanno ormai dimostrato che accanto a un disturbo organico vi è quasi sempre anche un disturbo psichico e viceversa. Non solo: è stato accertato che, in presenza di malattia, una terapia che tenda a trascurare la psiche può ostacolare notevolmente l'esito delle cure e, a volte, persino peggiorare l'infermità. Questo concetto rappresenta un vero e proprio cardine nel campo dell'oncologia, tanto che negli ultimi anni si è andata a delineare una nuova disciplina che mira a curare i disturbi psicologici dei malati di tumore: la psiconcologia.

Gli obiettivi della psiconcologia 
Quando gli viene diagnosticato un tumore, il malato entra in un vero e proprio stato di "crisi": un drammatico "cambiamento" caratterizzato da tre momenti principali:
  1. l'incontro con il problema, in cui il paziente prende consapevolezza del suo stato di malattia e dell'eventualità della propria morte; è in questa fase, così, che cambia il rapporto con se stessi e con gli altri, poiché muta la visione della vita stessa; 

  2. il cambiamento dell'atteggiamento di familiari e parenti, che si mobilitano per cercare di aiutare al meglio il paziente; 

  3. un'alterazione del proprio equilibrio attraverso l'individuazione di soluzioni adattive, conseguenti all'accettazione o meno della malattia.

In questo complesso alternarsi di pensieri, atteggiamenti e volontà del paziente affetto da cancro, il ruolo della psiconcologia è proprio quello di "guidare" il malato e i familiari non soltanto all'accettazione e alla "convivenza" con la malattia, ma soprattutto servirà al paziente per aumentare la stima di sé, aumentando le sue difese immunitarie e, quindi, incrementando le possibilità di successo della terapia. Per esempio, è stato ampiamente dimostrato (Morris e Al. 1993) che nella popolazione con patologie mentali (come ansia, depressione, schizofrenia e disturbi del comportamento alimentare) vi è un aumento della mortalità pari a 3,5 volte in più rispetto alla popolazione generale non depressa con la stessa patologia organica; tale dato si riscontra particolarmente in caso di malattia cardiocerebrovascolare, oncologica e dismetabolica. Il compito dello psiconcologo, quindi, è approfondire l'impatto psicologico e sociale che la malattia oncologica ha sulla vita del paziente e della sua famiglia. Il cancro, infatti, più di ogni altra malattia richiede al paziente un continuo sforzo fisico e mentale di adattamento e senza l'aiuto di un'équipe esperta sarebbe difficile preservare nel malato un'integrità psichica e fisica, continuamente minacciata dal ricordo delle esperienze passate, dalla percezione di una vicina minaccia di morte e dalla sensazione di non avere le forze per risollevarsi. 

I principali disturbi della psiche in oncologia
Nei malati di tumore il rischio di seri risvolti psicologici non è certo raro, ma il considerarlo una cosa "normale" comporta, a volte, una sottovalutazione dei sintomi e un loro mancato trattamento. Per questo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l'American Psychiatric Association hanno stilato una lista dei più comuni disturbi psicologici in oncologia e i loro criteri di valutazione. 

Distrubi dell'adattamento
Per disturbi dell'adattamento si intendono tutti quei disturbi in cui, in assenza di una particolare vulnerabilità individuale, un evento stressante (come la diagnosi di un cancro e i trattamenti da affrontare) rappresenta il fattore causale ed esclusivo di insorgenza dei sintomi, che si presume non sarebbero altrimenti emersi. Tali sintomi sono in grado di influire negativamente sull'adattamento del soggetto alla malattia e sul funzionamento psicofisico generale del malato. In particolare, i segni possono essere: depressione, ansia, irritabilità, aggressività, collera, labilità emotiva e/o disturbi della condotta (comportamenti inadeguati). I disturbi dell'adattamento rappresentano i quadri di sofferenza psicologica più frequenti nei pazienti con cancro (30-35% dei casi). Se non trattati, questi sintomi possono cronicizzare o aggravarsi sconfinando in disturbi psicopatologici più seri, come depressione persistente e disturbi d'ansia generalizzata. 

Disturbi d'ansia
In oncologia l'ansia può essere parte di una sintomatologia complessa, ma in alcuni casi può rappresentare la causa principale di una serie di disturbi fisici e mentali. In particolare, l'ansia può manifestarsi con sintomi di tipo psicologico (paure, sensazioni di presagi vissuti in chiave pessimistica, ...) e/o con sintomi di tipo somatico (sudorazione, tachicardia, sensazione di ostruzione polmonare e sintomi di nausea e vomito anticipatori, ancora prima di fare la chemioterapia). L'ansia in forma acuta si manifesta principalmente nelle prime fasi della malattia, subito dopo l'avvenuta diagnosi del tumore; i sintomi sono: insonnia, pensiero continuo della malattia, rievocazione di immagini intrusive (come accade quando si è vissuto un evento catastrofico e per questo si parla di Sindrome Post-traumatica da Stress). L'ansia ad andamento cronico, invece, è caratterizzati da tensione, problemi ad addormentarsi o a mantenere il sonno, preoccupazione costante per la malattia (che può diventare vera e propria ipocondria), angoscia per il futuro, difficoltà nei rapporti interpersonali dovuti soprattutto al senso di vergogna, diversità e inadeguatezza. I disturbi d'ansia colpiscono circa il 10-15% dei malati di tumore. La nausea e il vomito anticipatori, invece, sono presenti nel 40-50% dei casi. 

Disturbi depressivi
La depressione è uno dei disturbi più frequenti in oncologia. Secondo alcuni studi, la sua prevalenza è compresa tra il 6% e il 30% dei casi, a seconda dello stadio della malattia e del contesto psicosociale in cui vive il paziente. La diagnosi, però, è spesso complicata; nei pazienti oncologici, infatti, non possono essere presi in considerazione alcuni sintomi tipici della depressione (come la perdita di peso, l'astenia e la mancanza di appetito) poiché tipici anche della neoplasia. Per evitare "falsi positivi", quindi, è necessario basarsi su criteri affettivo-cognitivi, come: la demoralizzazione, l'impotenza, il senso di inutilità, la disperazione, il senso di colpa e i pensieri sul suicidio. 

Disturbi della sessualità
La terza importante classe di problemi che possono colpire i malati di cancro è senz'altro quella dei disturbi della sessualità, come la mancanza del desiderio, l'assenza di orgasmo, i disturbi dell'erezione e di eiaculazione. 

Disturbi psichiatrici su base organica
Meglio noti come stati confusionali, questi disturbi si presentano con una prevalenza compresa tra il 5% e il 40%, a seconda del tipo di cancro, dello stadio della malattia e delle terapie effettuate. I sintomi degli stati confusionali (detti anche delirium) sono caratterizzati da: disturbi della memoria e dell'attenzione, disorientamento nel tempo e nello spazio, agitazione psicomotoria (o rallentamento psicomotorio), disturbi del comportamento, disturbi del pensiero (delirio) e della percezione (allucinazioni). In alcuni casi, l'aggravamento del delirium può portare anche alla diagnosi di demenza. 

Disturbi psicotici
Poco frequenti, salvo in situazioni in cui il paziente presenta una storia di grave sofferenza psicopatologica, caratterizzata da intensa agitazione, disturbi del comportamento, deliri ed allucinazioni in assenza di un interessamento organico. Tali sintomi possono essere l'espressione di disturbi affettivi o dello spettro schizofrenico (con episodi psicotici transitori, schizofrenia). Questi pazienti necessitano di un intervento psichiatrico strutturato di tipo sia farmacologico (neurolettici), sia gestionale (ricovero psichiatrico). 

Come si è visto, quindi, l'interesse della psichiatria nel campo dell'oncologia è tutt'altro che piccolo ed è strettamente legato al carattere e all'ambiente in cui vive il malato stesso. Nella scelta dell'équipe per la cura del paziente, quindi, è di fondamentale importanza anche la presenza di uno psiconcologo, che aiuti a spiegare e rallentare i processi psichici che possono insorgere nei pazienti nell'adattamento alla malattia, cercando di migliorare il più possibile la qualità di vita del malato e di chi gli sta vicino. 

Annapaola Medina


Fonti
SIPO - Società Italiana di PsicOncologia

UNAMSI - Unione Nazionale Medico Scientifica d'Informazione- Conferenza Stampa, Milano 29 novembre 2001

Prevenzione tumori - rivista dell'ANPO (Associazione Nazionale Prevenzione Oncologica)



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