Linfonodi all'erta ovunque

07 settembre 2005

Linfonodi all'erta ovunque



Il linfonodo sentinella è una tecnica diagnostica che ha raggiunto la notorietà presso il pubblico per il suo impiego nei casi di tumore del seno. Tuttavia questa non è la sola applicazione della metodica, anzi. La tecnica è adottata da tempo anche per un altro tumore molto diffuso, il melanoma cutaneo. Per chi non fosse al corrente, si chiama linfonodo sentinella quello più vicino alla sede del tumore e che, in caso di disseminazione delle cellule tumorali, inevitabilmente viene invaso per primo. A questo punto, asportandolo ed esaminandolo è possibile capire se il tumore ha già cominciato a "viaggiare" o se è ancora confinato alla lesione primaria. Per stabilire quale sia il linfonodo sentinella si ricorre a sostanze marcate radioattivamente che consentono di rendere "visibile" il percorso dei vasi linfatici. In caso di negatività del linfonodo sentinella di solito si evitano misure più invasive, come la dissezione dei linfonodi dell'area (tutti), se invece il linfonodo sentinella risulta invaso si procede a eliminare tutti gli altri e, eventualmente, attuare una terapia più aggressiva.

Nessun caso sotto il millimetro
Proprio al valore della biopsia del linfonodo sentinella nel melanoma è dedicato uno studio statunitense, che ha voluto vedere quanto l'indagine fosse affidabile in termini di prognosi. In altre parole, si trattava di valutare se effettivamente il linfonodo negativo era indizio di minori possibilità di ricadute nella stessa area o di metastasi a distanza e, viceversa, se aver riscontrato l'invasione del linfonodo sentinella autorizzava il ricorso a trattamenti anche sperimentali. Inoltre è stato valutato quali caratteristiche del tumore predicevano a loro volta la positività del linfonodo. Su 260 casi consecutivi trattati, il 15% dei pazienti presentava il linfonodo sentinella positivo. Nessuno di questi riguardava tumori di spessore inferiore a 1 mm, mentre il numero di positivi era abbastanza simile nelle altre tre categorie in cui viene classificato il melanoma, cioè da 1,01 a 2 mm, da 2,01 mm a 4 mm e da 4,01 mm in su. In effetti questo dato è leggermente diverso da quelli di altri studi precedenti, dove il numero di linfonodi positivi si alzava a partire dai 2mm di spessore in su.

Se è positivo niente mezze misure
Tra i pazienti con il linfonodo positivo la percentuale di ricadute era del 46%, in media nell'arco di 8 mesi dalla prima diagnosi. Anche quando il linfonodo sentinella è "a posto" qualche ricaduta ci può essere, ma in numero ridotto: il 14% dei casi, e soprattutto in pazienti con tumori più sviluppati (da 2 mm in su). E' chiaro che più una lesione è spessa, tanto più è probabile che il linfonodo sia stato interessato, così come l'evento è più probabile quando la lesione è ulcerata e quando le cellule tumorali si replicano più in fretta. Insomma la conclusione dello studio è che eseguire la biopsia del linfonodo sentinella serve sempre e, in caso di esito negativo e di tumore iniziale (meno di 1 mm), non è necessario passare all'asportazione di tutti i linfonodi. D'altra parte, in caso di positività è praticamente obbligatorio procedere alla dissezione dei linfonodi, perché un buon numero delle ricadute registrate nello studio riguardava persone che avevano rifiutato la dissezione. E' sempre meglio non essere invasivi, d'accordo, ma anche il medico pietoso...

Maurizio Imperiali


Fonte
Berk DR et al. Sentinel lymph node biopsy for cutaneous melanoma: the Stanford experience,1997-2004. Arch Dermatol. 2005 Aug;141(8):1016-22




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