Midollo salva-vita

25 giugno 2004

Midollo salva-vita



Il trapianto di midollo osseo (Tmo) consiste nel trasferimento di cellule staminali ematopoietiche nel paziente ricevente. Le nuove cellule, differenziandosi potranno rigenerare le cellule del sangue del paziente malato, ristabilendo un normale equilibrio ematologico e immunologico. Esistono due tipi di TMO:

  • il TMO autologo, ottenuto con il trapianto di cellule staminali prelevate dal paziente stesso, dopo opportuno trattamento;

  • il TMO allogenico, ovvero il trapianto di midollo tramite il prelevamento di cellule staminali sane da un donatore.

Questo tipo di trapianto si compone di due fasi principali: la distruzione delle cellule midollari neoplastiche del paziente (per mezzo di particolari farmaci e/o radiazioni) e, successivamente, l'infusione (per endovena) di cellule staminali sane prelevate dal donatore, al fine di ricostituire il patrimonio midollare del paziente. Quest'ultima operazione avviene come una semplice trasfusione di sangue, grazie alla capacità delle stesse cellule staminali di trovare da sole la strada per colonizzare la zona interessata e produrre, così, le differenti cellule del sangue.

La compatibilità
Nel caso di Tmo allogenico, sussiste un problema di compatibilità, necessaria affinché il trapianto riesca. Tutto dipende dagli antigeni, particolari molecole grazie alle quali il sistema immunitario è in grado di riconoscere le proprie cellule, rifiutando quelle estranee. Nell'uomo il meccanismo che regola il processo di "riconoscimento" dei vari elementi interni è chiamato HLA, da "Human Leucocyte System A". Per stabilire se due soggetti sono compatibili o meno a un trapianto di midollo si fanno particolari indagini volte a determinare il tipo di antigeni di entrambi i soggetti e del loro HLA. I test possono essere sia diretti (esaminando il DNA con tecniche di biologia molecolare), sia indiretti (tramite tecniche sierologiche per individuare gli antigeni). Questi test sono noti anche con il nome di "tipizzazione tissutale" o di "tipizzazione HLA". La probabilità di trovare compatibilità nei determinanti HLA è maggiore tra i fratelli (25%), mentre è molto rara tra individui di famiglie diverse.

L'importanza della donazione
Per capire l'influenza che può avere la presenza di un volontario in più o in meno nel registro dei donatori di midollo osseo basta soffermarsi su due dati in particolare:

  • nell'ambito familiare, per quanto possa sembrare strano, non è così facile trovare un donatore compatibile (questa compatibilità, infatti, si verifica una sola volta su quattro)

  • in Italia, ogni anno, circa un migliaio di persone (e nel 50% dei casi si tratta di bambini) potrebbero trovare beneficio dal trapianto di midollo osseo, che, in molti casi, rappresenta l'unica alternativa per continuare a vivere.

E' evidente, quindi, che ogni soggetto in più disposto a donare il proprio midollo aumenta, sebbene in minima parte, la possibilità di trovare la giusta combinazione "donatore-ricevente".
Attualmente tale probabilità, considerato l'elevato numero di combinazioni possibili (polimorfismo) di HLA, in rapporto alla frequenza delle caratteristiche (fenotipo) considerate, può oscillare da 1 su 1.000 a 1 su 100.000. 

Il giorno del trapianto...
Una volta trovato il soggetto compatibile e consenziente alla trasfusione di midollo, il prelievo del tessuto sano del donatore avviene in anestesia generale o epidurale. Sotto anestesia (in media 45 minuti), con un ago, viene prelevata dalle ossa del bacino, la quantità di midollo osseo necessaria al trapianto (variazioni di valori in base all'età e al peso del paziente; in media 1.000 cc.). Durante il prelievo, in genere, è trasfusa un'unità di sangue, precedentemente prelevata al paziente stesso alcuni giorni prima dell'intervento (questo per evitare rischi di infezione da trasfusione, essendo la parte trasfusa il suo stesso sangue). Subito dopo il prelievo il donatore è tenuto in costante osservazione per 12-24 ore prima di tornare a casa, dove poi è consigliato un periodo di riposo di almeno 4-5 giorni. Unico rischio per il donatore, in genere, è quello anestesiologico, quantificabile in circa 1:30.000 / 1:35.000. Per quanto riguarda il dolore, invece, il paziente avverte generalmente solo una lieve dolenza nella zona del prelievo, che, però, già all'uscita dall'ospedale tende a ridursi notevolmente e a scomparire in pochi giorni. Dopo circa due settimane dal trapianto, il midollo prelevato al donatore si ricostruisce e l'organismo del soggetto, quindi, non rischia alcuna carenza o anomalia. Va ricordato, in conclusione, che per il nono anno consecutivo l'Ail, l'Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, promuove la campagna europea per la lotta a queste malattie.. La campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi di quest'anno ha come tema "Il futuro che c'è - La nuova sfida contro i tumori del sangue" e conta anche su una nuova iniziativa. Fino al 25 giugno sarà potenziato il numero verde Ail - problemi ematologici (800-226524 sempre attivo dal lunedì a venerdì dalle 10 alle 17.30) al quale ci si potrà rivolgere per chiarimenti sulle malattie o sui centri di terapia. In occasione della "Settimana europea contro leucemie, linfomi e mieloma" al numero verde risponderanno alcuni degli ematologi italiani più famosi.

Annapaola Medina


Approfondimenti 

  • Il sito dell'AIL



 



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