30 volontari per la ricerca

02 aprile 2004

30 volontari per la ricerca



Uno dei modi per aiutare la ricerca è partecipare agli studi clinici, soprattutto quando si tratta di sperimentazioni volte a trovare trattamenti per malattie che non ne hanno o ne hanno di efficacia limitata. A maggior ragione quando si tratta di studi condotti dagli enti pubblici che si occupano della ricerca in campo medico, come l'Istituto Superiore di Santà. Proprio l'ISS cerca, entro il giugno 2004, 30 volontari per ampliare lo studio finalizzato a dimostrare l'efficacia dell'indinavir, farmaco anti-retrovirale normalmente utilizzato nel trattamento dei pazienti con infezione da HIV, nella terapia del sarcoma di Kaposi non correlato all'HIV.

Lo studio è coordinato da Barbara Ensoli, direttore del reparto AIDS del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell'ISS, cui si deve anche la sperimentazione del vaccino italiano contro l'HIV. Questa ricerca è cominciata nel giugno 2003 con l'arruolamento fino a oggi di 19 pazienti che dovranno raggiungere quota 50 entro, appunto, il prossimo giugno. Quella attuale è la fase II della sperimentazione clinica che coinvolge 10 centri presenti su tutto il territorio nazionale, finanziati dallo stesso ISS.

"Abbiamo deciso di ampliare il campione di pazienti perché i primi risultati sono stati incoraggianti - spiega Barbara Ensoli - grazie alla molteplice attività anti-angiogenica, anti-tumorale e anti-infiammatoria dell'indinavir, non correlata ai suoi effetti sull'HIV". Non è la prima volta che un farmaco che nasce con un'indicazione mostra di avere effetti anche in situazioni diverse e vista la difficoltà a trovare nuovi farmaci sono di solito occasioni da indagare fino in fondo.
"Lo studio - prosegue Ensoli - che prevede la somministrazione orale di compresse di indinavir, serve a dimostrare che questo inibitore della proteasi dell'HIV può rappresentare una terapia innovativa nel trattamento del sarcoma di Kaposi classico, fornendo una possibile alternativa alle chemioterapie comunemente utilizzate per questo tipo di tumore, ma caratterizzate da elevata tossicità, dalla necessità di ricovero ospedaliero e incapaci, oltretutto, di indurre remissioni durature della malattia". 

Il sarcoma di Kaposi è un tumore che colpisce in particolar modo soggetti provenienti da alcune aree geografiche come l'Italia meridionale, la Sicilia, la Sardegna e la valle del Po. Generalmente le sue prime manifestazioni compaiono a livello della cute degli arti inferiori sotto forma di noduli o placche violacee intensamente vascolarizzate.
Negli stadi più avanzati le lesioni tendono a interessare tutto l'ambito cutaneo con possibile compromissione anche di organi interni, quali linfonodi, apparato gastroenterico, respiratorio e osseo. Il suo decorso è lento, ma si accompagna a complicanze quali linfedema degli arti inferiori, linforrea, ulcerazione e sanguinamento delle lesioni, impotenza funzionale degli arti, soprattutto quelli inferiori, con grave compromissione della qualità della vita dei pazienti. 
Le terapie finora in uso per il sarcoma di Kaposi non riescono a contrastare la tendenza alla recidiva di questa malattia quando il trattamento viene sospeso, per cui questi pazienti sono candidati a "curarsi" tutta la vita. 

Chi fosse interessato ad avere informazioni sullo studio può contattare la dottoressa Maria Gabriella Grosso al numero 06 49903605 o inviare una email a grosso@iss.it.

Comunicato stampa ISS



 



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