Dopo l'intervento, le radiazioni

21 dicembre 2005

Dopo l'intervento, le radiazioni



Il tumore al seno è la neoplasia più frequente tra le donne. Nel mondo si registrano più di un milione di casi all'anno, circa 33 mila solo in Italia. Gli interventi terapeutici possibili, accanto a quello chirurgico, sono la radioterapia, la chemioterapia e la terapia ormonale. La scelta del trattamento (o dei trattamenti) dipende essenzialmente dallo stadio della patologia.

Dopo quello conservativo
Se il tumore si presenta di dimensioni ridotte, l'intervento chirurgico conservativo, non asporta la mammella, ma è in grado di rimuovere il nodulo e una parte del tessuto sano circostante. È possibile, però, che rimangano dei frammenti neoplastici, sia localmente (nel tessuto mammario, nella parete della cassa toracica o nei linfonodi regionali), sia in siti distanti che, se non trattati, possono evolvere in nuovi tumori. Per questo motivo le linee guida americane ed europee raccomandano la radioterapia dopo questo tipo di intervento, anche se sono molte le donne che preferiscono non sottoporvisi; tra i motivi, gli effetti collaterali, ma anche la mancanza, finora, di prove evidenti di efficacia. In realtà, uno studio condotto presso l'Università di Oxford e pubblicato su Lancet, ha rivelato che la radioterapia, dopo intervento chirurgico conservativo, non solo diminuisce le probabilità di ricadute, ma è anche in grado di aumentare la sopravvivenza a lungo termine. Lo studio ha preso in esame i dati provenienti da circa 40 mila donne in stadio precoce di tumore al seno e che si sono sottoposte a diversi tipi di trattamenti terapeutici. Gli effetti maggiori della radioterapia sulle ricadute si sono osservati durante i primi 5 anni dopo l'intervento, mentre gli effetti sulla mortalità sono più tardivi. In particolare l'incidenza di recidive, entro i 5 anni, passa al 7% con la radioterapia, contro il 26% senza, con una diminuzione del 19%, mentre la mortalità a 15 anni dall'intervento diminuisce del 5,4%, che è un valore statisticamente significativo.

E dopo la mastectomia
Anche nei casi in cui l'intervento chirurgico non sia di tipo conservativo, ma ci sia stata la rimozione completa del seno (mastectomia) la radioterapia è utile nello scongiurare il rischio che il tumore si ripresenti e nell'aumentare le prospettive di vita. Infatti, in donne nelle quali, nonostante la mastectomia, il tumore si era diffuso ai linfonodi ascellari, il rischio di ricadute a 5 anni diminuiva del 17% se in seguito all'operazione si erano sottoposte a radioterapia. Le aspettative di vita a 15 anni dall'intervento aumentano, anche in questo caso, del 5,4%. Invece, nel caso in cui ci sia stata l'asportazione del seno, ma non si siano formate metastasi nei linfonodi ascellari, il rischio di recidive in sedi locali è talmente piccolo che la radioterapia non è necessaria. Secondo gli autori questo studio fornisce la prova definitiva dell'importanza della radioterapia dopo qualsiasi intervento al seno, non solo in termini di ricadute, ma anche di prospettiva di vita. Infatti il miglioramento, anche se di piccola entità è definitivo e va a sommarsi alla sopravvivenza a lungo termine dovuta alla chemioterapia e all'ormonoterapia.

Ombretta Bandi

Fonte
Early Breast Cancer Trialists' Collaborative Group. Effects of radiotherapy and of differences in the extent of surgery for early breast cancer on local recurrence and 15-year survival: an overview of the randomised trials. Lancet 2005;366:2087-2106.








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