Il cibo che previene la recidiva

19 dicembre 2008
Focus

Il cibo che previene la recidiva



Il rischio di sviluppare un tumore al seno dipende in minima parte dalla componente genetica e dalla familiarità con la malattia. Le stime indicano che solo il 5% di questi casi sono spiegabili con l'ereditarietà, in caso la genetica viene chiamata in gioco per stabilire il tipo di tumore e per prevedere come reagirà alle terapie. Nel resto dei casi è il danno al DNA che insorge nel corso della vita provocato da fattori ambientali, alla base dell'insorgenza della neoplasia. E il danno e la lesione al tessuto possono non essere vicini nel tempo. Per esempio l'esposizione a radiazioni nocive, a sostanze cancerogene possono rappresentare un fattore di rischio negli anni a venire.

Danni dall'interno
Ma esiste anche la possibilità accertata che il danno sia provocato da sostanze prodotte dal proprio metabolismo e lo stesso ambiente interno condizionerà un ulteriore sviluppo della malattia o un suo blocco e "risanamento". "Una cellula tumorale - spiega Franco Berrino, direttore del Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell'Istituto Nazionale dei Tumori (INT) - è come un seme che germoglierà solo in condizioni favorevoli che faranno crescere la pianta. Analogamente un tumore progredirà solo se troverà le condizioni per farlo". Condizioni create dalla presenza o meno di alcune molecole in circolazione nel sangue: è stato osservato, per esempio, che le donne con elevati livelli ematici di ormoni sessuali, in particolare androgeni, di insulina e di fattore di crescita insulinosimile di tipo 1 (IGF-I) si ammalano con una maggior frequenza o hanno ricadute della malattia se in passato hanno avuto un tumore al seno. Questa ipotesi trova le sue radici in osservazioni compiute negli anni '60 e '70, ed è stata poi confermata nelle decadi successive da studi europei e alla fine degli anni '90, presso l'INT è stato avviato lo studio DIANA per verificare se un intervento sulla dieta poteva modificare il profilo insulinico e quindi abbassare il tenore di androgeni e di fattori di crescita, in quanto la loro concentrazione nel sangue dipende dalla quantità di insulina. Il progetto si è articolato in più edizioni fino alla più recente, DIANA 5, ancora in fase di arruolamento, che prevede la partecipazione di 4000 donne che hanno avuto un tumore al seno nei cinque anni precedenti, per selezionarne 2000. Metà sarà randomizzato a un intervento di tipo informativo in cui le donne saranno messe al corrente delle raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WRCF) relative all'alimentazione e all'attività fisica e sui rischi associati all'obesità e al consumo di alcuni alimenti. Le altre 1000 saranno avviate a un intervento più intenso in cui varranno proposti corsi di cucina, gite in montagna, pranzi comuni corsi di ginnastica, gruppi di acquisto solidale.

Macrobiotica in aiuto
Il sostegno a queste donne sarà necessario, perchè sarà loro richiesto un cambiamento molto importante nelle abitudini di vita in particolare quelle alimentari. Infatti, l'obiettivo è di ridurre l'apporto calorico, i grassi saturi, i cibi che fanno aumentare la glicemia (come le farine e i cereali raffinati e gli zuccheri) e le proteine. Un obiettivo ambizioso dal momento che, ai menu più tradizionali ma composti da alimenti in più possibile integrali si affiancheranno elementi di cucina macrobiotica in cui dominano legumi e cereali integrali e loro derivati come il tofu (formaggio di soia), il tempeh (soia fermentata), il miso (soia, riso o orzo fermentati) e il seitan (glutine del frumento). Preparazioni culinarie le cui ricette prevedono l'uso di alghe, di sesamo per condire o di malto al posto dello zucchero. "Si tratta di introdurre cibi sazianti, ma buoni" conclude Ferrino. Non mancherà il supporto farmacologico qualora fosse necessario, ma l'ipotesi dei ricercatori è di ridurre, con l'intervento mirato, del 30% la quota di donne che dopo un tumore vanno incontro a recidive, una quota, il 20%, che è già di per sé contenuta. Ipotesi non così astratta alla luce delle molte ricerche che hanno associato il consumo di alimenti specifici, come le carni rosse, a un aumento del rischio di sviluppare tumore. Tra questi studi uno in particolare ha messo in relazione il rischio di sviluppare tumore al seno, nella forma sensibile a estrogeni e progesterone (ER+/PR+), al consumo di carne rosse. Un motivo in più per eliminarla. Sostituendola con qualcosa di nuovo.

Simona Zazzetta

Fonti
Conferenza stampa. Il progetto DIANA per la prevenzione delle recidive del cancro al seno. Milano, 3 settembre 2008

Eunyoung C et al. Red meat intake and risk of breast cancer among premenopausal women. Arch Intern Med. 2006 Nov 13;166(20):2253-9



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