Seno salvo e conservato

18 ottobre 2002

Seno salvo e conservato



"Il caso della chirurgia conservativa del seno è da considerarsi chiuso e i nostri sforzi si possono adesso concentrare sulla ricerca di nuove strategie di prevenzione e cura". L'editoriale del New England Journal of Medicine non lascia adito a dubbi e promuove in modo definitivo la tecnica chirurgica conservativa, di cui uno dei principali artefici è stato Umberto Veronesi, ex ministro della Sanità. Sull'ultimo numero della rivista compaiono, infatti, i risultati di due studi a lungo termine che concludono, in modo inequivocabile, che l'intervento di quadrantectomia garantisce un trattamento adeguato per la maggior parte delle donne con tumore al seno. Un risultato che conferma i dati degli anni '70 e '80 secondo i quali le mastectomie, cioè gli interventi demolitivi, sono spesso inutili. Dagli stessi studi emergeva però anche la possibilità di ricadute a lungo termine con l'intervento conservativo. Le ricerche condotte in parallelo presso l'Università di Pittsburgh e l'Istituto Europeo di Oncologia, presieduto da Veronesi, smentiscono definitivamente questa ipotesi.

Lo studio americano
Bernard Fisher, autore dello studio americano, e il suo team hanno preso in considerazione con un follow-up di vent'anni, 1851 donne con carcinoma invasivo della mammella di fase 1 e 2, sotto i 4 cm di diametro. Messe a confronto con donne mastectomizzate, le donne sottoposte a quadrantectomia senza radioterapia successiva hanno evidenziato un rischio relativo di mortalità pari a 1,05, un valore che scende ulteriormente a 0,97 se si aggiunge anche la radioterapia. Non esistono altre significative differenze nel tasso di sopravvivenza tra i due gruppi di donne sottoposte a chirurgia conservativa e anche la leggera variazione indotta dalla radioterapia è compensata da mortalità per altre cause. Risultati sufficienti a far dichiarare a Fisher che la quadrantectomia è un intervento ideale, tenuto conto per di più della possibilità di "conservare" il seno con un buon risultato estetico.

Glorie italiane
"Una grande notizia per il mondo femminile e un grande passo avanti per la scienza oncologica". Così si è espresso Veronesi intervistato da Repubblica. Ma anche un grande risultato per il mondo scientifico italiano. La pubblicazione dei risultati sul New England Journal of Medicine, autorevole rivista di settore, consacra il lavoro ventennale dell'oncologo milanese. La sua ricerca ha preso in considerazione 701 donne con tumori di diametro inferiore a 2 cm, in una fase quindi molto precoce, sottoposte a mastectomia o a quadrantectomia seguita da radioterapia. Dopo vent'anni di follow-up il tasso di sopravvivenza si è rivelato identico, come a dire efficacia analoga ma inevitabile scelta come trattamento d'elezione per l'intervento conservativo. Trenta donne sono andate incontro a recidiva nel gruppo conservativo contro otto in quello demolitivo, una differenza che non è statisticamente significativa. Stessa sovrapponibilità di risultati anche per quanto riguarda l'insorgere di carcinomi all'altra mammella o eventuali metastasi in altre zone. "Una notizia rassicurante per tutte le donne - sostiene Veronesi - che ora sono certe di avere a che fare con una malattia guaribile in oltre il 90% dei casi, con in più la possibilità di conservare la propria femminilità". 
Per concludere con le parole di Monica Morrow, editorialista del New England: "se non si applicasse alle pazienti che curiamo oggi ciò che abbiamo imparato dal lavoro pioneristico di Veronesi e di Fisher, significherebbe che non abbiamo afferrato il progresso occorso negli ultimi anni di trattamento del tumore al seno". Ora è necessario concentrarsi su nuove strategie per la prevenzione e la cura del tumore al seno, che rimane uno dei più diffusi. 

Marco Malagutti


Fonte
N Engl J Med 2002; "Rational Local Therapy for Breast Cancer",1227-1241,1270-1271.



 



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