Staminali starter

06 dicembre 2006

Staminali starter



I tumori sono caratterizzati da una proliferazione incontrollata di cellule e proprio questo loro punto di forza potrebbe trasformarsi nel punto debole per la messa a punto di nuove armi decisive. E il merito è delle cellule staminali. E' quanto fanno sperare due ricerche quasi contemporanee pubblicate su Nature, una italiana e una canadese, che hanno individuato un piccolo sottogruppo di cellule progenitrici responsabili dell'innesco e del mantenimento della neoplasia, che in teoria potrebbero diventare spie diagnostiche o bersagli terapeutici. Cellule ancora indifferenziate in grado di diventare oncogene erano già state trovate in altri tipi di cancro, un'ipotesi che si è andata rafforzando è quella di un'organizzazione gerarchica nei tumori per la quale soltanto una limitatissima popolazione di cellule staminali può avviare e far proseguire il processo. La tesi trova ora sostegno dalle acquisizioni relative al cancro del colon, che con le terapie disponibili guarisce nel 40-50% dei casi avanzati (80-90% di quelli precoci). Il fatto che ci siano cellule tumorali non eradicabili con i trattamenti attuali potrebbe legarsi appunto a un'ipotesi tipo quella delle staminali.

Soltanto il 2,5% delle staminali
Il lavoro italiano è stato coordinato da ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità, ISS, nell'ambito del Programma nazionale cellule staminali, e si è focalizzato sul marker tumorale CD133, un antigene che viene espresso da cellule progenitrici normali nervose, ematiche, epiteliali ed endoteliali. Analizzando tumori del colon umani, gli autori hanno trovato che era presente un numero molto ridotto di cellule, circa il 2,5%, altamente positive per il CD133, che è invece espresso raramente nel tessuto intestinale normale. Per stabilire se soltanto queste erano in grado di innescare il cancro, sono state isolate e poi iniettate sottocute in topi con grave immunodeficienza indotta: le cellule CD133+ hanno indotto rapidamente tumori, a differenza delle CD133-; non solo, trasferendo le cellule malate a successive generazioni di animali esse hanno mantenuto e addirittura aumentato la loro capacità oncogena, provocando tumori a sviluppo più rapido. Le stesse cellule indifferenziate coltivate in vitro ancora dopo un anno e mezzo continuavano a moltiplicarsi in modo esponenziale e senza perdere le caratteristiche morfologiche e antigeniche della neoplasia originaria, apparendo virtualmente a crescita illimitata. In base alla quantità di tali cellule presenti in un tumore si potrebbe forse capire se in quel caso lo sviluppo sarà più o meno lento, questo potrebbe quindi essere utile a fini diagnostici e prognostici, ma anche portare a terapie individualizzate ottimali.

Perché non tutte danno metastasi
Anche i ricercatori canadesi, dell'Università di Toronto, hanno preso in considerazione il marcatore CD133+, utilizzando come modello topi con immunodeficienza severa nei quali sono state impiantate cellule di tumori del colon umani, per identificare quelle iniziatrici di cancro (CC-IC). Hanno così appurato che tutte le cellule CC-IC erano anche CD133+, mentre le cellule CD133- che costituivano la grande maggioranza della massa tumorale (fino al 98%) erano incapaci di avviare il processo; quelle positive per il marker inoltre rimanevano in grado di autorigenerarsi e riprodurre la neoplasia dopo ripetuti trapianti. Il fatto che in un tumore non tutte le cellule riescano a innescare e mantenere il processo potrebbe tra l'altro spiegare, per gli autori, perché si possa trovare in circolo un piccolo numero di cellule cancerose disseminate che non daranno mai origine a metastasi. La scoperta delle IC-CC può aumentare le conoscenze anche sulla progressione e sulla metastasizzazione tumorale, concludono, e una volta caratterizzate le proprietà biologiche di queste cellule portare a realizzare trattamenti mirati più efficaci nel ridurre sia la malattia localizzata sia le recidive a distanza.

Elettra Vecchia

Fonti
De Maria R et al. Identification and expansion of human colon-cancer-initiating cells. Nature, doi:10.1038/nature05384.

Dick JE et al. A human colon cancer cell capable of initiating tumour growth in immunodeficient mice. Nature, doi:10.1038/nature05372.





 



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